venerdì 16 maggio 2025

1 Marzo 1978: Ajax - Juventus

É il 1 Marzo 1978 Ajax Juventus si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale di Coppa dei Campioni 1977-78 allo 'Stadion De Meer' di Amsterdam (Olanda).

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno puo starle dietro tant'e che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

In Europa peró il percorso é tortuoso e pieno di insidie. 

Dopo aver eliminato in questa doppia sfida i 'lancieri' olandesi, in semifinale si fanno eliminare da un avversario che non sembrava dei piú ostici - i belgi del Bruges

Continua così la maledizione oltre confine!

Buona Visione!

 



juventus





Stagione 1977-1978 - Coppa dei Campioni - Quarti, andata
Amsterdam - Stadio De Meer
mercoledì 1 marzo 1978 ore 20:15 
AJAX-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Van Dord 86, Causio 89

AJAX: Schrijvers, Van Dord, Erkens, Everse, Krol, Arnesen (Meijer 78), La Ling (Bouma 59), Geels, Zuidema, Tahamata, Schoenaker
A disposizione: Tervoort, Verkaik
Allenatore: Tomislav Ivic

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino (Cabrini 60), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Spinosi, Fanna, Francisca. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Prokop (Germania Est)
AMMONIZIONI: Furino 40, Tardelli 50, Cabrini 80 (Juventus)




Nella battaglia di Amsterdam i bianconeri hanno perso il gioco ma trovato il risultato 
CAUSIO SALVA IL CATENACCIO.

AMSTERDAM — La Juventus è a un passo dalla semifinale di Coppa dei Campioni. A Torino le basterà difendersi come ha fatto ieri sera e lo 0 a 0 gli è sufficiente, perché l'1-1 di Amsterdam, per la faccenda del gol che se segnati in trasferta, a parità di punteggio finale, valgono doppio, può consentirle di vivere di rendita, i duemila tifosi giunti dall'Italia, ai quali si sono aggiunti compatrioti residenti in Germania, Belgio, Svizzera, alla fine hanno fatto festa come non si vedeva da tempo, in onore d'una squadra italiana, all'estero. Il pareggio su un campo considerato come uno dei templi del calcio moderno sa di profanazione, sa di sigillo ad un'epoca, quella del grande Ajax. Tifosi che hanno esultato, dopo avere sofferto tanti minuti con Madama tutta racchiusa in se stéssa, acciaccata, bastonata anche, mai doma nonostante sembrasse dominata. Boniperti ha lasciato la tribuna a metà del secondo tempo per rientrare in albergo. Non reggeva oltre la sofferenza. 

Dopo che il presidente bianconero ha abbandonato lo stadio sono arrivati i gol, prima quello di Van Dord, figlio d'un vecchio barone, a quattro minuti dalla fine, giusto premio per il dominio territoriale degli olandesi, che ci dicevano fossero morti e invece sono ancora dei balordi, altro che storie. Poi, quando sembrava fatta per l'Ajax, un altro barone, di nome Causio, ha messo a frutto un giochetto che con Tardelli prova spesso in allenamento sulle rimesse laterali. Finta di qua, finta di là, Causio era già oltre Everse, aspettava Schriivers e lo batteva d'anticipo con una puntata di esterno destro. Uno a uno. 

Che colpo, signora! Però non vogliamo toglierci il cappello di fronte alla Juventus. Non è il caso. Voi che l'avete vista in televisione, e noi qui ad Amsterdam, non abbiamo ammirato una grande Juventus. Il gioco del calcio è un'altra cosa, ne converrete tutti. Sempre contratta in difesa, sempre preoccupata di rinviare la palla e poche volte di fare gioco, spazzando i palloni in tribuna, più impegnata a cercare l'avversario e la quadratura dei centrocampo, piuttosto che la palla, per qualche momento ha raccolto anche fischi. 

Nella serata in cui poteva rimediare una batosta, evitatale dalla sua difesa, che con la collaborazione dei centrocampisti e anche di Bettega rimane la più forte d'Europa, ha finito moralmente per vincere. In classifica, come nella Coppa dei Campioni, conta scrivere in tabella i punti, i gol. Scrivere «giocato bene» non rende, se non qualche applauso. D'altronde siamo alle solite.. Questa è una Juventus utilitaristica, fredda, determinata, non spettacolare. Una Juventus che ieri sera qualcuno in tribuna stampa paragonava malignamente al vecchio Padova, ma che se vogliamo possiamo paragonare invece alla vecchia Inter, quella di Helenio Herrera, che vinceva tutto in campionato e all'estero. 

Quando andava in trasferta, tranne eccezioni, l'Inter giocava come la Juventus di ieri. Cercava lo 0-0, lo otteneva e poi saldava il conto a Milano. Eppure l'abbiamo esaltata per tanto tempo, questa Inter, quindi non facciamo i moralisti a sproposito. Gira e rigira, dopo avere invocato il calcio olandese, alla polacca, alla brasiliana, ci accorgiamo che il più redditizio, alla fin fine, per noi, si capisce, è ancora quello all'italiana. Catenaccio e vai, tra fischi e pernacchi. 

Ma se i conti tornano, fischi e pernacchi si dimenticano. Quindi non ci togliamo il cappello, ma neppure togliamo il saluto a Madama, che fra sbadigli generali va avanti in Coppa Campioni e campionato. 

Quella di Amsterdam, com'era facile prevedere, è stata una battaglia, dalla quale molti bianconeri sono usciti malconci. 

Dice Morini: 

«Questa gente non ti lascia giocare, perché ti aggredisce sempre, perché non ti dà il tempo di ragionare quando hai la palla al piede e se una volta vai via in dribbling o in corsa ti tirano calci sui denti. Fanno delle entrate che se non trattieni il fiato ti portano via il fegato...». 

Vediamo che cosa dice il bollettino sanitario: Zoff: distrazione muscolare all'adduttore della coscia destra. Fortemente in dubbio per domenica prossima. Come è successo? Racconta il portiere: 

«In una uscita ho sentito un colpo. All'uscita successiva ho avvertito una fitta e ho capito che si trattava di qualcosa di grosso». 

Morini: botta al quadricipite sinistro con ematoma. Recuperabile per domenica. Furino, che è uscito sostituito da Cabrini nel secondo tempo: distrazione femorale alla coscia destra. Fortemente in dubbio per domenica. Gentile: ipertensione al gomito destro in seguito alla caduta dopo una rovesciata che a Parola riusciva meglio. Oggi le radiografie. Bettega: botta al basso ventre, da k.o. Domenica sarà pronto. Non gli manca niente. Abbiamo chiesto ieri sera a Trapattoni, subito dopo la partita, il perché di questa Juventus che oltre a difendersi non è mai riuscita a fare gioco, tranne in quattro occasioni, una delle quali ha fruttato il gol del pareggio. Ha risposto: 

«L'Ajax, che non è morto, come molti osservatori volevano farci credere, è ancora una grossa squadra, pur con qualche limite. Non ci ha fatto muovere dalla nostra metà campo e in compenso noi quando avevamo la palla non riuscivamo a giocarla. Ci siamo organizzati bene a centrocampo, nonostante tutti i loro spostamenti, nonostante avessero rinunciato al libero per piazzare in attacco Zuidema, che ho affidato a Cuccureddu. Un continuo cambiamento di marcature. Forse un po' ci hanno frastornato, ma noi, più che fare gioco, qui ad Amsterdam dovevamo impedire che ne facessero loro. E se hanno dominato fuori della nostra area, bisogna anche sottolineare che nei sedici metri sono entrati poche volte con i toni della pericolosità. Non posso muovere appunti. In quanto a determinazione la Juventus mi è parsa ancora una volta impeccabile». 

— Allora siete in semifinale? abbiamo chiesto. 

«Faccio gli scongiuri. Ma a questo punto sarebbe un delitto non arrivarci». 

Krol, il capitano dell'Ajax, ultimo superstite, e si è visto facendo la differenza con gli altri compagni di squadra, del grande Ajax, dice al Trap: 

«Niente da dire. Siete furbi, esperti, vi siete difesi bene. In Coppa dei Campioni quésta è la legge, e voi l'avete rispettata. Siete assolti. La semifinale Mostra» 

Molto entusiasmo negli spogliatoi bianconeri, e a chi fa osservare che in Italia a vedere questa Juventus non devono essersi divertiti molto, Furino, con la borsa del ghiaccio sotto la coscia infortunata, dice: 

«Lo so, ma la Coppa dei Campioni non ammette la poesia. Queste partite in trasferta bisogna giocarle così». 

Furino ieri sera è stato ammonito e per una precedente ammonizione sarà squalificato. Non giocherà quindi la partita di ritorno in programma a Torino il 15 marzo. Molto felice il «barone», che ha segnato il suo primo gol in Coppa dei Campioni contro una grande squadra in campo internazionale. Sulla prova della Juventus trova anche adeguate attenuanti. 

«Non eravamo freschissimi. Il viaggio del giorno precedente alla resa dei conti ci ha snervato e stancato. Non si poteva pretendere il massimo. E poi, con tutto quello che abbiamo ancora davanti, volete che adesso ci preoccupiamo di dare spettacolo tutte le volte?». 

Che cosa è rimasto dell'Ajax? La volontà, l'orgoglio, il solito gioco. Non è una squadretta, perché cinque di questi giocatori sono titolari di una Nazionale accreditata come la quarta potenza ai mondiali in Argentina. Tahamata s'è spostato su tutte le parti del campo, prima s'è trovato contro Furino, poi contro Cuccureddu, quindi contro Tardelli, poi ancora contro Furino, e quando quest'ultimo è uscito ha terminato la partita opposto a Tardetti. Ha fatto dette buone cose, ma non delle cose determinanti. Il 'cine' dal 1870 La Ling è stato cancellato da Gentile. Geels, il cannoniere, è sfuggito due volte a Morini in tutta la partita e a lui si è opposto con bravura Zoff. Cuccureddu ha voluto dimostrare a Zuidema che i gol alla Juventus una volta poteva anche farli, ma adesso se li sogna. La «zona» dei bianconeri non è stata impeccabile, la prestazione di qualcuno affannosa e confusa, però la rabbia, la determinazione vanno poste in primo piano, assente il gioco. E poi come si può essere spietati con una squadra che sta per cancellare dal tabellone della Coppa dei Campioni un nome prestigioso come l'Ajax? La partita sembrava destinata a finire sullo 0-0, ma dopo il gol degli olandesi mille fucili erano pronti per sparare contro il catenaccio della Juventus. Così va in Italia. Fortuna che la prodezza finale di Causio ha salvato la Juventus e il... catenaccio.

Franco Costa


Le Pagelle di Bruno Bernardi
CI PENSA SAN DINO 

ZOFF - San Dino, dopo aver compiuto una serie di brillanti parate (devia in angolo un insidioso tiro di Tahamata, ne corregge un altro-di La Ling contro la traversa) e aver salvato due volte, prima di piede e poi in respinta di pugno su palle-gol di Geels, nulla può sul violentissimo destro di Van Dord, uno stopper che ha una certa confidenza con il gol. 

CUCCUREDDU — Comincia su Tahamata che, ben presto, si muove a tutto campo, e il sardo si trova a fronteggiare il cattivo e litigioso Zuidema, sua vecchia conoscenza di tre anni fa in Coppa Uefa. Questa volta Cuccureddu riesce a imbavagliare l'avversario neutralizzando così la mossa a sorpresa di Ivic. 

GENTILE — Dà vita a un duello tra oriundi con il mezzo «cinese» La Ling. Lo segue lungo l'out e sul centro senza difficoltà e rimane stoicamente in campo malgrado si produca una lussazione al gomito sinistro dopo una rovesciata. E' l'inesistente La Ling che guadagna la via degli spogliatoi, a mezz'ora dalla fine, per ... manifesta inferiorità. Anche con Bouma, Gentile non ha problemi. 

FURINO — E' tra i bianconeri più vivaci, anche se, dopo averne conquistati parecchi, va sotto misura su alcuni palloni. Si alterna su Arnesen e Schoemaker, poi prende stabilmente in consegna Tahamata e viene ammonito (40') per un fallo sul piccolo sudmolucchese. Nella ripresa (67') Trapattoni ritiene opportuno sostituirlo con Cabrini, a seguito di una contrattura muscolare. 

CABRINI — Subentra a Furino e si piazza sul settore sinistro dove agisce il danese Arnesen: entra subito nel clima agonistico, con entrate decise e con tentativi di sganciamento senza esito. Si busca anche lui (85') una ammonizione per gioco scorretto. 

MORINI — Geels è la punta più avanzata, ma Morini lo segue come un'ombra. Malgrado la attenta marcatura dello stopper bianconero, Geels riesce a minacciare seriamente Zoff in un paio di occasioni, una per tempo, ma il portiere vigila. Nonostante le due palle-gol, la prova di Morini, che con l'uscita di Furino assume i gradi di capitano, è più che positiva. 

SCIREA — Disputa un ottimo primo tempo tamponando, chiudendo i varchi. Non si concede sortite anche perché, specialmente nella ripresa, la Juventus è sotto pressione e il «libero» deve spazzare - talvolta l'area con dei campanili forse poco graditi dai buongustai come gli olandesi, ma efficaci. 

CAUSIO —Realizza un gol, al 90', con un tocco di esterno destro di gran classe, che consente alla Juventus di pareggiare e di ipotecare la qualificazione alle semifinali. E' un gol estremamente importante che riscatta una prova in cui, solo sporadicamente, Causio ha potuto far valere il suo estro. 

TARDELLI — E' suo l'assist che consente a Causio di filare in gol allo scadere. Non è stato esaltante, tuttavia «Schizzo», che ha dovuto cambiare parecchi avversari, da Arnesen a Tahamata a Meyer. conserva la lucidità per l'importantissimo contropiede finale. 

BONINSEGNA — E' stretto nella morsa Van DordKrol, riceve pochi rifornimenti e fa un po' tenerezza, cosi solo in avanti. Nella ripresa, su bel lancio di Benetti, ha la opportunità di puntare a rete, ma questa volta è l'arbitro che lo ferma fischiando un fuorigioco inesistente. 

BENETTI — Erkens, Arnesen e poi Schoemaker sono gli avversari che capitano nella sua zona e che Romeo controlla con molta attenzione, lottando generosamente. Il grande impegno gli impedisce a volte di essere preciso, ma è fra i migliori. 

BETTEGA — Ripiega quasi subito in appoggio al centrocampo per coprire gli inserimenti di Zuidema che poi si trasferisce in avanti come punta fissa, e Bettega deve contrastare gli sganciamenti dei difensori avversari. Non è in serata di vena, pur sbrigando un oscuro lavoro che gli consente soltanto in due o tre occasioni di lavorare palloni utili. 


brani tratti da: La Stampa 2 marzo 1978



La grande impresa dell'Innsbruck (3-1 al Borussia) in Coppa dei Campioni e del Bastia (7-2 allo Jena) in Coppa Uefa hanno nobilitato il mercoledì internazionale. Ma tutta Europa ha ammirato in tivù gli irriducibili bianconeri che hanno beffato l'Ajax e i Campioni in carica che sono andati a vincere sul difficile campo del Benfica

Verso Juve-Liverpool

I SEGNI dicono che questo è l'anno della Juventus in Coppa dei Campioni. Facciamo gli "aruspici" tra le viscere dei sorteggi: nel primo turno, i bianconeri si sono trovati di fronte l'Omonia Nicosia, la fragile compagine cipriota liquidata 3-0, 2-0. Nel secondo, le difficoltà non sono aumentate e i... noti irlandesi del Glentoran hanno subito identica sorte con un 1-0 e 5-0. Nei quarti, ecco l'Ajax e al momento del sorteggio diversi juventini si erano lamentati: sarebbe stato meglio si diceva incontrare l'Innsbruck. Con l'Ajax, i precedenti non erano dei migliori: i bianconeri avevano sì eliminato i biancorossi, ma restava quella bruciante sconfitta della finale del '73. Gli olandesi, poi, arrivavano con tutto un alone di prestigio, nonostante stessero disputando un campionato assai modesto e gli assi si contassero sulla punta delle dita: il portiere Schrijvers, il libero Krol, il cannoniere Geels. Per dare un po' di colore, i presentatori puntavano sui personaggi esotici come il « cinese» (si fa per dire) La Ling e l'indonesiano Tahamata. I tempi di Cruijff, Neeskens, Rep, Blankenburg, Suurbier sembrano lontani quanto la

e di che preistoria stoffa sia vestito il nuovo Ajax gli juventini l'hanno capito presto. Con una buona concentrazione difensiva si poteva mettere Zoff al riparo dai guai, perchè a centrocampo non c'era nessuno capace dell'inventiva geniale, e smarcante mentre all'attacco le punte non riuscivano a districarsi dalla ferrea marcatura dei difensori juventini. Così, nonostante gli italiani fossero stranamente imprecisi e impacciati nel proporre il contropiede, si sarebbe potuti giungere ad un tranquillo zero a zero se a tre minuti dalla fine il difensore Van Dord, approfittando di un'indecisione di Tardelli, non fosse riuscito a battere Zoff. Non era una catastrofe, ma lo zero a uno avrebbe imposto ai bianconeri a Torino una vittoria con due gol di scarto. Un due a uno avrebbe permesso ai tu-lipani di passare il turno. Invece capita che allo scadere Tardelli, rifacendosi dell'ingenuità precedente, dà una rimessa laterale geniale a Causio che, smarcato, va a battere a rete con implacabile sicurezza. L'uno a uno apre così a Bettega e soci l'autostrada verso le semifinali.

NELLA STESSA serata, l'Innsbruck, la "squadretta" auspicata da molti juventini, infliggeva un sonoro 3-1 al Borussia, campione della Germania Occidentale e vice-campione d'Europa. Alla fine del primo tempo i tirolesi conducevano già con tre gol di vantaggio messi in fila da Peter Koncilia, il fratello del più celebre portiere, Kriess e Schwartz. Negli spogliatoi l'allenatore Udo Latteck ha fatto una sonora romanzina ai bianconeri che, tornati in campo, si sono battuti come leoni per rimontare. Solo Heynckes, a un quarto d'ora dal termine, è riuscito a ridurre il il distacco cosicchè il re d'Europa Simonsen e gli altri sono attesi a Dortmund da un compito assai arduo. Quando gli juventini hanno conosciuto il risultato, hanno ringraziato ancora una volta la dea-sorteggio. Questi austriaci stanno dimostrando che la promozione alla finalissima dei mondiali non è un fatto casuale.

Regolare il successo del Bruges su un Atletico Madrid che non riesce ad ingranare quest'anno nemmeno in campionato, nonostante la presenza nelle sue file di assi come il centravanti Ruben Cano e i brasiliani Pereira e Levinha. I belgi, nelle ultime cinque stagioni, si sono assicurati tre titoli nazionali e lo scorso anno hanno fatto l'en plein con la Coppa. Nei tornei europei, tuttavia, sembra che il loro cammino debba arrestarsi alle semifinali, ad eccezione del '76 allorchè in Coppa Uefa guadagnarono la finale, dove vennero sconfitti dal Liverpool. Attualmente, appaiono avviati verso la conquista di un nuovo scudetto e con i madrileni hanno risolto la questione in dieci minuti, dal 43' al 52', grazie a Courant e De Cubber.

I campioni d'Europa del Liverpool per mantenere fede al rango che loro compete, sono andati a far bottino in Portogallo sul campo del Benfica, facendo chiaramente intendere a tutti quali sono le loro intenzioni riguardo al titolo continentale. I portoghesi erano andati ben presto in vantaggio con Nenè, ma al 36' erano stati raggiunti dal potente Case. Nella ripresa è stato il libero Hughes, veterano di tante battaglie anche della nazionale, a segnare la rete della vittoria.

Pier Paolo Mendogni



All'Olimpico di Amsterdam tutti aspettavano di conoscere La Ling il "cinese" dell'Ajax e invece sono rimasti affascinati dal piccolo molucchese che ha fatto impazzire mezza Juve
Tahamata: bagliori d'Oriente

"HO SPOSATO la sorella di Tahamata: speriamo che lui non giochi troppo male, altrimenti domani, in fabbrica, mi menano tutti per il naso».

Cosi, più o meno, mi ha detto, poco prima dell'inizio della gara, un giovanotto italiano avvolto in un gran manto bianconero. Non gli

pare pero' che il coloniale olandese si è dissolto, nei Paesi Bassi sono arrivati a frotte negri delle Antille e del Suriname, orientali dell'Indonesia, indiani di Goa. L'impatto di questa varia e spesso disperata umanità con i sussiegosi sudditi di Giuliana non è stato dei più felici: i molucchesi, ho dato quasi retta, per quella specie di stolta alterigia che tanto spesso usiamo verso i nostri connazionali all'estero. Alla fine della gara ho cercato invano di rintracciare quell'ometto discreto e timido: avrei voluto sapere qualcosa di più sul suo conto del piccolo molucchese che, nello spettacolo piuttosto modesto offerto all'Olimpico di Amsterdam da Ajax e Juventus, era stato una specie di folletto incontenibile. Nulla di speciale, sia chiaro, ma una gran vitalità, passo breve e veloce, sculettamenti plateali, ma anche efficaci. Il dilemma tattico proposto da Ivic a Trapattoni con l'avanzamento di Zuidema a terza punta fissa, ha comportato un autentico carosello di marcature sul nerissimo Tahamata: prima Cuccureddu, poi Furino, quindi Tardelli, alla fine Cabrini. E il minuscolo molucchese se l'è sempre cavata egregiamente, tanto da risultare forse il migliore dei suoi. Certo, per il pubblico di Amsterdam, abituato a ben altri spettacoli, i virtuosismi del nanerottolo orientale costituiscono semplice motivo di curiosità o di occasionale divertimento.

TAHAMATA non è un beniamino, è solo una specie di mascotte. Tra l'altro la sua origine molucchese non gli giova certo: da quando l'impero coloniale olandese si è dissolto, nei Paesi Bassi sono arrivati a frotte negri delle Antille e del Suriname, orientali dell'Indonesia, in-diani di Goa. L'impatto di questa varia e spesso disperata umanità con i sussiegosi sudditi di Giuliana non è stato dei più felici: i molucchesi, poi, sono particolarmente invisi per la clamorosa operazione di quei loro due commandos che qualche tempo fa bloccarono un treno e una scuola tenendo in ostaggio passeggeri e scolari. Tahamata, dunque, deve ogni volta far dimenticare agli olandesi di essere un intruso venuto dall'oriente. Ma forse il compito più ingrato è quello di dover accontentare sotto il profilo tecnico gli appassionati dell'Ajax, il cui palato era diventato raffinatissimo negli anni belli in cui Kovacs e Michels avevano costruito la più sontuosa squadra d'Europa. Per Tahamata e i suoi compagni è impresa disperata: ce la mettono tutta, sono anche lodevoli sul piano agonistico, ma tra loro e i vari Cruijff, Neeskens, Haan, Keizer, Surbier e via discorrendo ce ne corre. Piccolo, nero, bruttino e molucchese, Tahamata comunque è tra i meno peggio dell'attuale Ajax e perfino gli olandesi purosangue sono costretti ad ammetterlo avesse anche due piedi meno spigolosi (ha sballato indecorosamente un paio di cross elementari) potrebbe addirittura esser considerato un giocatore all'altezza delle tradizioni dell'Ajax. Comunque suo cognato avrà sicuramente potuto timbrare il cartellino all'ingresso della fabbrica senza particolari ti-mori. E' già una consolazione, anche per noi italiani che ora ci sentiamo un po' imparentati con questa specie di Calimero delle Molucche.

HA INVECE completamente deluso un altro personaggio molto atteso alla ribalta dell'Olimpico di Amsterdam: il "cinese" Tscheu La Ling. Che fosse un tipo bislacco, capace anche di scender in campo per fare da semplice comparsa lo si sapeva: contro la Juve, evidentemente, deve essere incappato in uno di queste sue classiche serate-no. In compenso quando Ivic l'ha sbattuto fuori dalla disperazione, il serafico Tscheu s'è fatto rivedere in tribuna. in compagnia di una strepitosa bionda. E poi dicono che tutto il mondo è paese: vi immaginate cosa succederebbe in uno stadio italiano se uno dei nostri eroi della pedata, dopo una esibizione sciagurata come quella di La Ling, avesse l'impudenza di immergersi in mezzo ai tifosi con una "pinup" mai vista? Il ventunenne cinese de l'Aja può comunque fregarsene delle reazioni del pubblico e della critica: papà La Ling ha un mucchio di fiorini.

L'UOMO PIU' odiato dalla tifoseria ajacide (l'aggettivo mi par più adatto all'epica greca che al calcio, ma lo usano tutti) è il presidente Van Praag. Emulo dei mercanti che, assieme ai navigatori e ai bucanieri, hanno cercato nel passato la ricchezza dell'Olanda, Van Praag ha venduto tutto quel che c'era da vendere e ha smantellato una squadra formidabile. Dell'Ajax pigliatutto d'un tempo è rimasto il solo Ruud Krol. E si vede. Alcune battute lunghe e millimetriche dell'attuale capitano hanno immediatamente fatto capire quale e quanta differenza corra tra l'Ajax di oggi e quello dei trionfi europei e intercontinentali. Ho incontrato il padre di Krol in un barettino a due passi dalla celebre casa di Rembrant: vi si riuniscono i nostalgici del football, capeggiati appunto da papà Krol. Sono signori distinti e un po' attempati che hanno nominato Van Praag nemico pubblico numero uno. Si consolano al pensiero che l'odiato presidente-mercante se ne andrà a fine stagione e sognano che, dopo di lui, l'Ajax possa ridiventar grande. Basterebbe, dicono, che tornasse Kovacs o almeno Michels e che la società pensasse più allo spettacolo che a far soldi. Come sempre avviene in simili casi, questi "laudatores temporis acti" appaiono un po' patetici. Si, d'accordo, Kovacs e Michels avranno avuto i loro bravi meriti, ma la fortuna del calcio ajacide (ridalli!) e olandese fu originata dalla incredibile contemporaneo fioritura di grandi giocatori. Personaggi come Cruijff, Neeskens, Keizer, Haan e tutti gli altri di quella indimenticabile brigata. Per ora i tifosi dell'Ajax devono accontentarsi degli sculettamenti di Tahamata, sperare che La Ling si ricordi di essere un calciatore, affidarsi alla gagliardia talora carognesca dei possenti Everse, Erkens e Van Dord. La loro squadra, certo e tutt'altra cosa rispetto a quella d'un tempo, ma non è poi neanche da buttar via, in assoluto. Fa bene il cautissimo Trapattoni a sostenere che la Juve non è ancora semifinalista di Coppa Campioni.

Bruno Pizzul
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.10




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