lunedì 10 agosto 2026

10 Agosto 1989: Nazionale USA - Juventus

È il 10 agosto 1989 e la Nazionale degli Stati Uniti d'America e la Juventus si sfidano in questa amichevole estiva Il tutto fa anche parte della competizione internazionale di inizio stagione denominata 'Marlboro Cup' di cui fanno anche parte la Nazionale messicana e quella della Corea del Sud

La gara della Juventus si gioca nel 'Memorial Coliseum Stadium' di Los Angeles (USA).

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Buona Visione!




usa


Stagione 1989-1990 - Marlboro Cup - Semifinale
Los Angeles - Stadio Memorial Coliseum
giovedì 10 agosto 1989 ore 19:00 
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Rui Barros 44, Schillaci 72

NAZIONALE STATI UNITI: Meola, Banks, Trittschuk, Windischmann, Bliss, Caligiuri, Eichmann, Harkes, Stollmeyer (Balboa 58), Murray (Hooker 81), Snow (Gabarra 60)
Allenatore: Bob Gansler

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella (Alessio 70), Marocchi, Rui Barros (Casiraghi 61), Zavarov, Fortunato D., Schillaci (Caverzan 82)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Brummitt (Canada)




 





La Juventus nel deserto degli USA.
Noia e indifferenza in attesa di giocare.

LOS ANGELES DAL NOSTRO INVIATO
Una serata a Beverly Hills, una mattinata di relax a Long Beach, ammirando la baia di San Pedro, mormorando sottovoce il ritornello di una famosa canzone di Madonna. Così i giocatori della Juventus hanno staccato dopo due intensi giorni di allenamento alla West High School Torrance, ingannando le ore di attesa per l'esordio contro il calcio Usa nel mitico stadio Coliseum.
"Di più non avrei potuto concedere alla squadra, in fin dei conti siamo in preparazione", dice Zoff.
Ma poi, a ben pensarci, che cosa si poteva fare di speciale tenendo conto delle distanze? Che cosa c'è di così catturante in questa estensione di freeway che unisce città tutte uguali, senza storia? L'hotel Marriott che ospita la Juventus fa parte della catena più importante d'America; l'omonimo proprietario ne possiede anche a Londra, Parigi e ora anche a Hong Kong. Torreggia con i suoi 18 piani nel piatto e malinconico agglomerato industriale di Torrance, pullulante di filiali automobilistiche di tutto il mondo, praticamente a metà strada tra l'aeroporto e Long Beach.
Francesco Morini non alza il morale del clan: 
«C'è delusione rispetto ai miei tempi americani, ci sarà il professionismo adesso, ma è finito l'entusiasmo attorno al soccer".
I giocatori si sono resi conto di cosa significa essere anonimi. Alle ore 12 di mercoledì, Zoff, Brio e Piero Bianco, responsabile delle relazioni esterne, rappresentano la Juventus alla conferenza stampa di presentazione della Marlboro Cup della Lega americana. Siamo nell'antistadio del Colosseo. Clive Toy, presidente della manifestazione, non c'è neppure un giornalista americano, nemmeno l'ombra di una telecamera. I coreani sono rimasti in albergo. Zoff e Velarde, tecnici della Juventus e del Messico, sono piuttosto imbarazzati. Pensano a quanto deve essere solo questo Bob Gansler, tecnico degli Stati Uniti…
Ore 20, sempre mercoledì, Beverly Hills. Dopo un'ora di pullman, la squadra bianconera al completo, in divisa sociale, partecipa al rinfresco in un esclusivo albergo della città simbolo della grande Los Angeles. I convenevoli durano parecchio, poi i bianconeri si mischiano ai messicani e agli americani per il banchetto. Si cena in piedi. C'è la pasta italiana, la carne cucinata alla messicana. È americano? In teoria tutto quanto dovrebbe fare spettacolo: la band nel giardino, le girls sorridenti, la limousine nera che scivola via con i suoi misteriosi occupanti. Ma la notte è a Hollywood o nei nuovi quartieri di West Wood o Century City. Per la Juve è tempo di tornare a Torrance, 45 miglia di pullman. Sì, ma dov'è finito l'autista? Oh, finalmente un contrattempo.
Più placida, serena, la mattinata di ieri a Long Beach. Nel porto troneggia la sagoma della Queen Mary, la grande nave da crociera trasformata in albergo ristorante. C'è tempo per una visita al museo aerospaziale, per ammirare lo Spruce Goose, il velivolo in legno costruito da Howard Hughes. Poi si fa l'ora di colazione: è bello scoprire che in albergo ci sono due tifosi venuti dall'Italia. Scambio di battute, autografi, la solita fotografia. Alle 17 altra mezz'ora di pullman verso il Coliseum. Ma sì, in fondo è meglio giocare.

Franco Badolato


 


Bellissima partita e vittoria per 2-0 (gol di Barros e Schillaci) dei bianconeri a Los Angeles. Zavarov (due pali e una traversa) è l'irresistibile protagonista. Domenica finale col Messico
La Juventus dà una lezione agli USA.

LOS ANGELES - La Juve ha dominato largamente gli Stati Uniti, tornati ai loro livelli abituali dopo la scorpacciata di gol di Saint-Vincent ai danni della Roma. La modestia globale degli americani è stata sottolineata dai bianconeri, che hanno costruito una decina di palle-gol, concretizzandone un paio e cogliendo ben quattro tra pali e traverse. Insomma, una vittoria chiarissima, persino più larga dell'eloquente 2-0 finale. C'erano, in tribuna, al «Coliseum» più di 20 mila persone. La partita è stata molto bella fin dalle prime battute. Ad illuminare la scena, come era già accaduto nelle precedenti uscite degli juventini, è stato Zavarov, il fuoriclasse che ha recuperato tutte le virtù che sembrava aver smarrito in un anno infelice. Zavarov ha centrato la traversa al 9' minuto con un destro fulminante da fuori area. È stato un segnale fin troppo evidente delle intenzioni della squadra di Zoff, decisa ad approfittare delle ripetute manchevolezze manifestate dagli avversari. C'è stato, per la verità, anche qualche brivido nelle retrovie; Bonetti ha sfiorato l'autorete al 10', ma nell'insieme lo stopper ha offerto una prova convincente. Purtroppo, nel finale, Tricella si è procurato la sospetta frattura del setto nasale e sarà visitato stamane in un ospedale di Los Angeles. La Juve, ben disposta a centrocampo, pungente in avanti con la coppia tascabile Barros-Schillaci, ha continuato a premere, attivando al tiro un po tutti i suoi giocatori, anche quelli deputati al controllo del campo, come Fortunato. Una conclusione dell'ex atalantino, al 16', è stata fortunosamente ribattuta. 
Tacconi è stato chiamato in causa in un paio di occasioni e se l'è cavata da par suo. Zavarov ha colpito un altro palo al 35', raggiunto da un cross di Marocchi. Il tiro del sovietico ha picchiato contro l'esterno e si è perduto sul fondo. Una vera disdetta. Anche gli Stati Uniti hanno sfiorato il gol, timbrando la parte superiore della traversa con Stollmeyer. Poi è toccato a Tricella, con un'incornata perentoria, sbucciare la parte alta della traversa. La Juve ha insistito, con caparbietà ed
al 44', finalmente, ha trovato il sospiratissimo gol del vantaggio. Da Marocchi a Schillaci, tiro fiacco, ribattuto in qualche modo dal portiere. Appena dentro l'area, Barros ha controllato ed infilato nella rete incustodita. 
La ripresa si è aperta con Zavarov in grande evidenza. Il russo ha seminato tre avversari al 52', ma la sua botta è stata ribattuta dal portiere. Servito ancora da Zavarov, Schillaci è stato anticipato di poco al 66'. Intanto, ora è uscito Barros, affaticato. Al suo posto è entrato il giovane Casiraghi, smanioso di confermare quanto di buono si dice sul suo conto. Al 72' il raddoppio della Juve: fuga e cross di Alessio, che aveva sostituito l'infortunato Tricella, dalla destra, velo di Casiraghi e bomba di Schillaci assolutamente imprendibile. Un gran bel gol, sottolineato da applausi scroscianti. Zavarov ha mancato di un soffio il 3 a 0 all'87' ed ha infine centrato l'ennesimo palo della serata proprio al 90', chiudendo con un destro fin troppo preciso una combinazione Fortunato-Alessio. È stato il suggello di un'ottima partita di tutta la squadra. La Juve ha così conquistato la finale, contro il Messico, della «Marlboro Cup». 

Mauro Foster
brani tratti da La Stampa dell'11 agosto 1989.









DOPO L'OTTIMO TEST A LOS ANGELES
LA JUVE HA SCOPERTO L'AMERICA

Alla terza Coppa Marlboro i bianconeri di Dino Zoff hanno portato l'espressione più autentica del calcio d'Italia con un gioco molto incisivo, affidato alla regia di un quartetto di centrocampisti molto ben affiatati, a cominciare da Alexander Zavarov, il Toscanini della situazione. Esisteva l'anno scorso una squadra molto sbilanciata, capace di sortite frenetiche focalizzate dal sorcetto portoghese Barros; non esisteva un gruppo omogeneo nel senso di una formazione capace di difendersi per come attaccava. La discussa (non da chi scrive) compagna acquisti bonipertiana ha dotato ora la squadra di un pendolo tattico umile e poderoso, Fortunato, e di uno stopper dinamico e convergente come Dario Bonetti. Sembra così avviato a soluzione il problema topico dell'assetto difensivo, mentre si assiste alla rinascita tecnica di Zavarov che ha espresso in questo torneo il talento e gli estri delle sue altissime partite in patria. Zavarov sul piano dell'impostazione e soprattutto della rifinitura ha un solo rivale in Italia: il divino artista Maradona. Ma lui, Zavarov, ora che ha un'intera squadra al suo servizio, sembra divertirsi in campo e, abbinato al connazionale Alejnikov, promette, in vista del Mundial italiano, una stagione straordinaria sotto l'aspetto del profitto, cioè del rendimento. C'è insomma una Juventus russa, nel senso che conta il collettivo, agisce il gruppo: il singolo, soltanto nel caso di Zavarov, può recitare a soggetto. Di Zavarov e del siciliano di Palermo Totò Schillaci, che esprime un plafond tecnico eccezionale e la grinta della sua razza. Se Schillaci gira come in Serie B, per questa Juve, questo ha detto il Coliseum, fiabesco stadio californiano, qualsiasi impresa sarà possibile.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.33





nazionale

juve

usa

juve

juve

daniele

juve

juve

juve
juve

sergej

sergej


juve

juve

juve

maglie