È il 12 agosto 1984 e New York Cosmos e Juventus e si sfidano in questa sfida amichevole in vista della stagione 1984-85. Il tutto si svolge nel 'Giants Stadium' di East Rutherford, New York (Stati Uniti d'America).
I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte dell'Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.
Dall'altra parte c'è la squadra statunitense che dopo i fasti degli anni settanta con varie leggende calcistiche tra le sue fila (Pelé, Beckenbauer, Chinaglia ecc.) adesso vive un momento di stanca che culminerà nel tracollo finanziario che decimerà la sua storia.
Buona Visione!
East Rutherford (New York) - Giants Stadium
domenica 12 agosto 1984 ore 19:00
NEW YORK COSMOS-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Moyers 8, Prandelli 51, Davis rigore 85
NEW YORK COSMOS: Birkenmeier, Zmuda, Di Bernardo (Brocic 84), Eskandarian, De Brito, Neeskens (Gray 72), Bogicevic, Davis, Damiani (Vujovic 57), Moyers (Cabanas 46), Terlecki (Borja 84)
Allenatore: Eddie Firmani
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Limido (Prandelli 46), Tardelli (Caricola 74), Rossi P. (Koetting 54), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Di Placido (Stati Uniti)
RIGORI FALLITI: Boniek 82 (Juventus)
ESPULSIONI: Prandelli 88 (Juventus); Borja 88 (New York Cosmos)
JUVENTUS/LA TOURNÉE AMERICANA
Vittoriosi a Toronto col Blizzard di Bettega, sconfitti sul turf di New York dai Cosmos di Chinaglia e Damiani, i campioni hanno fatto turismo e rodaggio.
Unico problema: Pablito è fermo e in ritardo di condizione
Semaforo RossiNEW YORK. Sempre rivedendolo, mi chiedo se è stato giusto. Il Canada è un paese nuovo, per noi italiani nuovissimo. Dà immensamente un italiano quaggiù, come operaio o in tutte le altre scale del vivere, ritrova la sua naturalità, e insopprimibile è, non dico la sua facondia, certamente l'operosità, come al truismo. Italiani brava gente. E Bobbigol Bettega, di lui sto parlando?! Gli giova questa permanenza in Nordamerica? Ha fatto bene ad estraniarsi dai fatti italiani, a mettere l'oceano tra la sua famiglia e il suo grande amore? Chi è stato Bettega per il nostro calcio e chi è oggi Bettega? Torinese del '50, nato in una casa della Michelin davanti alle Ferriere Fiat, Roberto Novello di Raimondo e Eleonora, dopo aver condotto Caccia al 13, ricordate?, parti per il Canada, missione di lavoro e di studio, per ragioni di vita, lui disse. 42 presenze in Nazionale, circa 200 gol segnati, alfiere della Juventus ricreata da Giampiero Boniperti secondo schemi di collettivo in campo e fuori, Roberto Bettega appartiene alla storia del paese non dico soltanto al suo sport. Sono nemici della civiltà e del progresso del popolo, quelli che relegano in seconda linea gli sportivi; ritenendosi la parte migliore o che conta, come politici o come letterati. Invece lo sport è cultura ed il calcio è il sale della vita del popolo. E ognuno sia degno del suo ruolo, sia la vocazione sia il senso della vita. Roberto Bettega a trentaquattro anni è l'allefiere della Juventus in Nord America, il professionista universale, civile nei costumi, discreto seppur geniale nella favella, dispensa come campione consolazione alle turbe. Nel Blizzard di Toronto gioca con lo stesso spirito dei suoi inobliabili anni torinesi. Lo lanciò Liedholm, ricordate? Nelle file del Varese, questo ragazzone cominciò subito a svettare sulle parabole, le sue testatone e le sue zampate fecero il vuoto. Così andò presto a svegliarsi torre del gioco di una Juventus alquanto nuova, quella dei Furino, Causio e poi di Zoff, Scirea e Cabrini. Gli scudetti cominciarono ad ornare la sua casa torinese. Cadde malato, tornò più forte di prima.
AMBASCIATORE. Abbiamo in Canada un ambasciatore di finezze, di comportamenti di virilità, di coraggio atletico, di classe allo stato puro. Bettega argentino fu tra i calciatori più grandi della leggenda azzurra. Come dimenticare le sue ruggenti partite a Mar del Plata contro Francia ed Ungheria? II suo tandem con Rossi fu insuperato. Questo pensavo vedendoli insieme, con maglie diverse, allineati sul prato verdissimo, prima di Toronto Blizzard-Juventus. Il tempo passa crudele, i nostri idoli di ieri sono già lontani... Riuscirà il calcio ad imporsi in Nordamerica? Il cronista se lo chiede, Bettega è ottimista. Smentisce che il pubblico non risponda, precisa che è soltanto questione di tempo. Bettega può avere ragione. Non ha mai sprecato parole, ha sempre saputo interpretare il calcio anche come fenomeno sociale. È forse nato con lui il calciatore non più pedatore, il professionista che si sa gestire, ineffabile addirittura per eloquio e ragionevolezza nei confronti della stampa.
PIVOT. Voglio che i lettori del Guerino ritrovino pure il Bettega calciatore. Contro la «sua» Juve ha giocato da pivot del gioco, ma s'è imbattuto in un tremendo Brio che ci ha rimesso un dente ma non ha mai mollato. La partita all'Arena Varsity fu vissuta dalla Juve con movenze gloriose, Platini giocò alla grande, ispirando la manovra dall'alto della sua classe camaleontica. Era tutto a funzionare, nessuno fuori posto, avvicendamenti, raddoppi, sequenze di gioco collettivo che suscitarono dai diciottomila spettatori applausi entusiastici. Visse la Juve una magica notte sotto il cielo di Toronto alto, ineffabile. Un clima mutevolissimo, prima sole e luce, poi penombra e quindi la sera, un altoparlante scandiva la vicenda, che i pedatori del Blizzard vivevano correndo per linee esterne, fuori da schemi e dentro sogni individuali di potenza agonistica. E capivo che Bettega funge da pioniere o profeta inascoltato, la sua semplicità che è classe riesce astrusa, più forti che tecnici i suoi compagni, anche quelli di colore, lo dimenticano, lo trascurano, lo ignorano. E Bettega vorrebbe addirittura, in attesa di rientrare in Canada per rispettare il contratto fino al termine, giocare anche il nostro campionato, essendo libero dal 6 settembre. Un'illusione? Secondo Boniperti sì.
CENTO CANALI. A proposito di Boniperti, la personalità fatta anche di grinta di questo presidente manager riluceva durante il trasferimento a New York. Raccontava a Tardelli dei suoi giorni calcistici, di come in campo si faceva rispettare. Stringeva la mascella e diceva a Marco:
«Tra me e Benetti sicuramente sarebbe uscito dal campo azzoppato lui».
Chi ha vissuto la straordinaria parabola di Boniperti calciatore, 444 partite e 177 gol, sa che non esagera affatto. Fu un calciatore demiurgo, prima goleador finissimo e straripante, poi regista e organizzatore. E dirigeva anche gli arbitri! Da Toronto a New York, che salto! Non soltanto geografico, di costumi, di mentalità, per tutto! New York è una delle capitali del mondo. Non è una città ma tante città e tanti stati. E un mare di negri dai denti più abbaglianti dei grattacieli. E un mare di italiani grassi e rosei che benedicono la 'Merica. New York è una metropoli che trasuda i vizi e le virtù del mondo. L'uomo di New York è acciottolato di frenesia, soltanto quando è dentro quelle sterminate automobili è placato. La televisione funziona su cento canali e trasmette tutto. Poi, allo Stadio dei giganti, tra tutte quelle poltroncine rosse spalancate nel cielo, capisci anche la grandezza sportiva di questo nostro paese.
«La Juve meriterebbe uno stadio così»,
diceva Boniperti, ammirato. La tournée nordamericana della Juventus ha avuto uno squisito successo. Già la seconda partita allo Stadio dei giganti tra Cosmos e Juventus era emblematica di una sfida mondiale. Il Cosmos, con i suoi De Brito, Eskanderian, Zmuda, Damiani, Neeskens, contro la Juventus di Platini, Rossi, Tardelli e Boniek. Però sul turf. Avvantaggiato nettamente il Cosmos. Io mi godevo l'avvenimento respirando aria pura. Non è che nel mio albergo, tipicamente ne-wyorckese, una stanza rumorosa gremita dal letto e dal televisore, sia stata bene. E qui che sto bene. Ma non divaghiamo. Cosmos-Juventus finì 2 a 1 per la pattuglia nordamericana cara a Giorgio Chinaglia, ma la Juventus condusse niente altro che un allenamento sul turf, con i suoi fuoriclasse, sia Platini che Boniek, onorevolmente impegnati, ed i veterani Scirea soprattutto, ma anche Cabrini, degni del loro blasone. Giocò in modo assai deludente Rossi, che Trapattoni sostituì dal 54' con Koetting, il quale Rossi aveva firmato per un anno il contratto con la Juve e pareva volesse dirci con la sua apatia che un anno passa presto. La formazione del Cosmos, abituata al turf, prevalse anche con la collaborazione dell'arbitro Di Placido, un tipino molto originale, che fischiò due assurdi rigori e comminò ammonizioni a destra e a manca. Però, giocatori come l'eterno Neeskens, il portiere Birkenmeyr (che esce, a differenza di Tacconi, in progresso rispetto a Toronto: ma perché contrariamente agli altri allenatori, Trapattoni lascia sempre inoperoso Bodini; ha paura di sciuparlo?), il regista Bogicevic che di nome fa Vladislav e gioca come un dio, al turf si sono adattati per tempo, come ci si deve adattare a tutto, quando si gioca per mestiere. La Juve di New York contraddisse quella di Toronto, ma succede ad inizio di stagione, quando non si è fatto carburante di fiato.
AGNELLI E DAMIANI. Umberto Agnelli che assisteva al match disse cose abbastanza intelligenti, com'è suo costume anche se non fa personaggio come il fratello, il quale, appena apre bocca, subito il giornale chiede da 80 a 100 righe. Tra le altre cose Umberto elogiò Boniperti come
«il più grande presidente della storia juventina».
Per me Boniperti rappresenta la giovinezza, ma amo il mio mestiere più di tutto; a 52 anni non mi fa più ombra il sentimento. La grinta di Boniperti è indispensabile perché la squadra non dimentichi di crescere ogni giorno. V'erano 36 mila spettatori tutti italiani e qualcuno lasciò deluso lo stadio dei giganti, meraviglioso impianto, dove avevamo vissuto un avvenimento irripetibile. Pensate, tra due televisori laterali che ci trasmettevano contemporaneamente la stessa partita che avevamo il piacere di vedere dietro scranni comodissimi; ed in cui, ala destra del Cosmos, giocava anche Oscar Flipper Damiani, ormai deciso a chiudere col calcio italiano. Caro Oscar, gli ho detto stringendogli la mano, quanti ricordi di lavoro comune se ne vanno in America con te. New York guadagna un altro tipo umano prezioso per il futuro del calcio, io dico. Anche se il Damiani visto contro la Juve, per un'ora autore di spunti vertiginosi, fosse potuto venir comodo ancora al Milan. Ma Liedholm non ce l'ha voluto e speriamo che non debba rimpiangerlo. Io rimpiangerò per certo, girellando tutte le domeniche per i vecchi, decrepiti stadi italiani, il Giants Stadium. Ma non rimpiangerò il turf ovvero il terreno sintetico che il vero calcio riduce in soccer.
Un'americanata.
Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.34
CHINAGLIA RISUSCITA IL COSMOS
San GiorgioNEW YORK.
«Ma allora questo Cosmos è veramente poderoso?»
Han chiesto i colleghi americani al presidente Chinaglia, presente alla partita Cosmos-Juventus, in un impeccabile completo blu e cravatta rossa.
"Volevamo cominciare la gestione in tono positivo e ci siamo riusciti - afferma Giorgio. - La squadra c'è e presto darà ottimi risultati. Certo che battere la Signora del calcio è stato un exploit da annali e questo aiuterà a spingere il calcio verso sfere migliori".
Di questo è convinto anche il New York Times che scrive tra l'altro:
"Piegare la "più grande" del calcio europeo significa avere elementi che non possono essere sottovalutati".
GLI ORIUNDI. Ci son rimasti male gli oriundi venuti in massa alla superpartita dell'anno. Avevano fatto un gran tifo per la Juve, per Rossi, Tardelli, Platini, i cui nomi venivano scanditi sino alla noia, mentre la rete dei bianco-neri era stata salutata da un'interminabile ovazione. Poi la doccia fredda per il rigore mancato da Boniek e la rete di Rick Davis a pochi minuti dalla conclusione.
«Questo Cosmos - mi diceva Trapattoni - mi sembra una legione straniera, e amalgamarla è un lavoro improbo, ma conoscendo la personalità di Chinaglia credo nel Cosmos».
L'innesto di Damiani e del polacco Zmuda è stato felice, anche perché è stato appunto l'ex milanista a «concedere» a Steve Moyers il pallone della prima rete, oltre a creare un gioco veloce, largo, coordinato. Il Cosmos vuole Damiani e Zmuda e Beppe Pinton, vicepresidente del Cosmos, precisa:
«La Nasl potrà dire quel che vuole, ma a noi interessa il futuro della squadra e non quello che dicono nel Minnesota».
Appena sbrigate le pratiche, questi due elementi (che costeranno pochissimo al Cosmos n.d.r.) entreranno nelle file, mentre per Dirceu, che ha problemi in sospeso col Napoli, se riuscirà a risolverli verrà subito preso in considerazione dal presidente. Il quale, aggiungiamo noi, sta facendo il braccio di ferro con la Nasl, e sicuramente scuoterà le acque stagnanti che i dirigenti hanno creato, rischiando di affondare il piroscafo del calcio. Intanto il Cosmos questo inverno parteciperà al torneo indoor della Misl, la federazione rivale, e questo è già un passo positivo. Poi, come diceva Morini, per lanciare il calcio in USA dovranno disputare questo torneo indoor che veramente piace alla massa, poi dovranno puntare su incontri internazionali ad alto livello, quindi dovranno curare i giovani numerosissimi nelle università che rappresentano la linfa del futuro. Dunque comincia con la Juventus il «nuovo corso» dei Cosmos di Chinaglia. Oltre 45 mila fan in gran parte italiani ne sono una conferma, e altri 50 mila unità di varie nazionalità saranno in tribuna se Chinaglia saprà ripulire la crosta accumulatasi dopo anni di inerzia dovuta a incapacità e apatia.
l.m.
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.34



