venerdì 10 luglio 2026

Stelle Bianconere: Angelo Di Livio

Attraverso il nostro blog JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi vi regaliamo questo filmato sulla leggenda bianconera Angelo Di Livio.

Alla Juventus, durante la gestione di Marcello Lippi, ha giocato come ala tornante o terzino, sia a destra che a sinistra, mentre nella Fiorentina ha ricoperto anche il ruolo di centrocampista centrale. Abile in fase difensiva nonché dotato di scatto e resistenza, era noto come «il soldatino», soprannome originariamente coniato da Roberto Baggio per sottolineare la sua particolare andatura nella corsa, ma che divenne poi, nell'immaginario collettivo, un riconoscimento del suo spirito di sacrificio.

Dopo questa lunga trafila nelle serie minori, arriva alla Juventus per volontà di Giovanni Trapattoni, acquistato per 4 miliardi di lire. Debutta così in Serie A all'età di ventisette anni, nella trasferta sul campo della Roma (2-1 per i padroni di casa) del 5 settembre 1993. Realizza il suo primo gol in bianconero il 27 ottobre seguente, nella partita di Coppa Italia persa per 4-3 contro il Venezia, mentre la prima marcatura in campionato arriva solo all'inizio della sua seconda stagione con la Vecchia Signora, il 25 settembre 1994, nell'1-0 ai danni della Sampdoria. È inoltre suo l'assist per il primo gol in bianconero di Alessandro Del Piero, già suo compagno di squadra a Padova. Segna anche una rete in Champions League, nel settembre del 1995 contro i rumeni della Steaua Bucarest, partita che vede i torinesi prevalere 3-0.

È stato uno dei titolari inamovibili nella plurivittoriosa Juventus di Marcello Lippi, con cui nella seconda metà degli anni 1990 ha conquistato in ambito nazionale 3 scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe di Lega, e in campo internazionale 1 Champions League, 1 Supercoppa UEFA e 1 Coppa Intercontinentale


Buona Visione!



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"[Su Zinedine Zidane] Ho un ricordo sempre positivo, è stato un grandissimo campione. La sua timidezza era evidente ma a volte si trasformava in furbizia e allora faceva scherzi o anche battute. A livello tecnico penso sia stato il più forte trequartista in assoluto dell'ultima generazione." - Angelo Di Livio



„Díaz si deve vergognare per le sue insinuazioni sulla vittoria della Juventus della Coppa Intercontinentale contro il River Plate del 1996. Abbiamo vinto quel trofeo e la Coppa dei Campioni qualche mese prima perché eravamo più forti e meglio allenati. Se avessimo fatto uso di sostanze illegali non avremmo vinto solamente ai rigori contro l'Ajax e con un gol di Del Piero su un mio calcio d'angolo nel finale contro gli argentini." - Angelo Di Livio


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„La maglia della Juve ha un effetto incredibile; quando qualcuno la indossa, diventa Superman. È magica, gloriosa, dona al singolo giocatore una forza che lui stesso non sa di avere. Dicono sia una maglia pesante: ma se la senti pesante, semplicemente, è perché non hai le qualità per vestirla.“ - Angelo Di Livio

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ANGELO DI LIVIO Quel soldatino sempre sull'attenti l'ideale per ogni,«generale» Angelo Di Livio è nato il 26 luglio 1966 a Roma. È un «soldatino» nel senso più nobile della parola, ligio al dovere, sempre pronto a farsi in quattro pur di onorare la maglia che indossa. 
Allevato nel vivaio romanista, fa strada nel Padova, in serie B, in coppia con Benarrivo e al servizio di un «certo» Alessandro Del Piero, per il quale diventerà una sorta di fratello maggiore. Di Livio e Del Piero passano alla Juventus nella stagione 1993-94. È l'ultimo anno di Boniperti e Trapattoni. Proprio il Trap lo trasforma in un'ala destra fra le più complete in circolazione, difesa : attacco, attacco e difesa. 
Con Lippi, la consacrazione. Di Livio si ritaglia uno spazio cruciale, forte di un'umiltà e di un eclettismo che lo portano a ricoprire i ruoli più svariati, terzino, tornante, centrale di metà campo. Ricapitolando: 187 presenze e 3 gol in campionato, tre scudetti (1995, 1997, 1998), una Coppa Italia (1995), due Supercoppe di Lega (1995, 1997), una Champions League (1996), una Supercoppa d'Europa (1996), una Coppa Intercontinentale (1996). Sfonda anche in Nazionale (40 presenze, 0 gol), partecipa agh sfortunati Mondiali del 1998 e all'edizione fallimentare del 2002. 
Dopo la Juve, la Fiorentina: una bandiera anche lì, nonostante gli storici livori. 

tratto da: La Stampa 19 Gennaio 2004

 










giovedì 9 luglio 2026

19 Maggio 2021: Atalanta - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi facciamo riassaporare una delle migliori gare disputate dalla Juve nella stagione 2020-21. É il 19 Maggio 2021 ed Atalanta e Juventus si affrontano in questa gara valevole per la Finale (gara unica) della Coppa Italia TIM Vision Cup 2021

Il tutto si svolge al "Mapei Stadium - Cittá del Tricolore" di Reggio Emilia.

Mentre la squadra nerazzurra attraversa il suo periodo storico d'oro, la Juve combatte per non farsi travolgere dall'onda nuova che l'ha travolta. 

Nonostante le vittorie in Coppa Italia e Supercoppa Italiana la squadra non convince e l'allenatore Andrea Pirlo sarà esonerato a fine annata.

Buona Visione!



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Stagione 2020-2021 - Coppa Italia - Finale
Reggio Emilia, campo neutro 
Mapei Stadium - Città del Tricolore
mercoledì 19 maggio 2021 ore 21:00 
ATALANTA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kulusevski 31, Malinovskyi 41, Chiesa 73

ATALANTA: Gollini, (c) Toloi (Djimsiti 77), Romero, Palomino, Hateboer (Ilicic 76), De Roon, Freuler, Gosens (Miranchuk 83), Pessina (Pasalic 68), Malinovskyi (Muriel 68), Duvan Zapata
A disposizione: Rossi F., Sportiello, Maehle, Sutalo, Lammers, Caldara, Ruggeri
Allenatore: Giampiero Gasperini

JUVENTUS: Buffon, Cuadrado, De Ligt, (c) Chiellini, Danilo, McKennie, Bentancur, Rabiot, Chiesa (Dybala 74), Kulusevski (Bonucci 83), Ronaldo
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, Demiral, Frabotta, Arthur, Ramsey, Bernardeschi, Morata
Allenatore: Andrea Pirlo

ARBITRO: Massa D.
AMMONIZIONI: Chiellini 27, De Ligt 40 (Juventus); Malinovskyi 36, Romero 78, Freuler 85, De Roon 88, Ilicic 89 (Atalanta)
ESPULSIONI: Toloi 88 (Atalanta)



Davanti a un ritrovato pubblico (4300 spettatori) i bianconeri vincono a Reggio Emilia la 14esima coppa nazionale grazie a un'ottima ripresa. Nerazzurri sciuponi nel primo tempo, inconcludenti nella ripresa

REGGIO EMILIA - In attesa di capire se il prossimo anno giocherà in Champions, la Juventus conquista a Reggio Emilia il secondo trofeo stagionale: batte 2-1 l'Atalanta e, dopo la Supercoppa, alza la 14/a Coppa Italia davanti a un ritrovato pubblico (4300 spettatori). Curioso il destino di Pirlo: in discussione per la prossima stagione si toglie la soddisfazione, nel giorno del suo 42° compleanno, di fare di nuovo centro alla seconda finale in carriera. Il tecnico bianconero è stato bravo e fortunato stavolta: bravo per aver insistito ancora su Kulusevski (un gol e un assist), come partner di Ronaldo, fortunato nell'aver tenuto in campo 1' decisivo in più Chiesa che ha segnato proprio mentre stava per essere tolto dal campo per lasciar posto a Dybala.

Gasperini e la maledizione del primo titolo in carriera
Per Gasperini il primo titolo in carriera resta stregato. Beffato due anni fa dalla Lazio, il tecnico nerazzurro ancora una volta deve rimandare l'appuntamento con l'agognata prima importante vittoria. L'Atalanta ha perso perché è venuta meno nella ripresa: un po' per aver sprecato troppe energie nella sfortunata prima frazione, un po' perché non è riuscita a trovare, nella seconda parte di gara, le adeguate contromisure a una Juve che è stata brava a spezzargli ritmo con un pressing alto e continuo.

Pirlo rinuncia a Dybala, Gasperini rilancia Pessina
Costretto a rinunciare allo squalificato Alex Sandro, Pirlo ha deciso di dirottare Danilo a sinistra, arretrando a destra in difesa Cuadrado con McKennie piazzato davanti a lui. Poi ha preferito Buffon a Szczesny tra i pali e ha confermato Kulusevski come partner di Ronaldo in attacco. Gasperini ha risposto cambiando due pedine nella squadra che ha battuto il Genoa: in difesa ha preferito Palomino a Djimsiti mentre sulla trequarti ha riproposto Pessina rispedendo in panchina Miranchuk.

Malinovskyi risponde a Kulusevski
Per mezz'ora la Juve ha sofferto gli alti ritmi dell'Atalanta che si è affidata soprattutto a un ispirato Zapata, capace di mettere in costante difficoltà de Ligt, per rendersi pericolosa. I nerazzurri hanno sfiorato più volte il vantaggio, senza riuscire a centrare l'obiettivo con Palomino, lo stesso Zapata (2), Freuler e Malinovskyi su punizione. La Juve ha stretto i denti e, cinicamente, al primo tiro in porta è passata (31'): Kulusevski si è ritrovato tra i piedi un pallone rinviato corto da Palomino dopo un rimpallo in area e con uno splendido sinistro a giro lo ha insaccato a fil di palo alla destra di un esterrefatto Gollini. L'Atalanta non si è disunita e, dopo aver ancora impegnato Buffon con un colpo di testa di Hateboer, ha meritatamente pareggiato (41'): Malinovskyi ha raccolto un centro dalla destra di Hateboer e con un forte sinistro dal limite ha infilato Buffon.

Chiesa, palo e gol prima di uscire
La Juve ha iniziato la ripresa pressando più alta e la contromossa ha dato immediatamente ottimi frutti: i bianconeri hanno allertato Gollini con McKennie e Kulusevski e poi hanno preso un clamoroso palo con Chiesa, smarcato davanti alla porta con un pregevole colpo di tacco da Ronaldo. Gasperini, vedendo i suoi in difficoltà, ha provato a cambiare qualcosa inserendo Pasalic e Muriel per Pessina e Malinovskyi ma l'Atalanta non ha avuto neppure tempo di risistemarsi che ha incassato il gol del 2-1 (73′): Chiesa è rientrato dalla sinistra, ha chiesto e ottenuto triangolo al limite da Kulusevski e con un preciso sinistro sul primo palo ha battuto Gollini.

I cambi di Gasperini non scuotono l'Atalanta, rosso a Toloi
Gasperini ha tentato il tutto per tutto varando il 4-2-3-1 con l'innesto di Ilicic, Djimsiti e, infine, Miranchuk ma la Juve, con Bonucci lanciato stoicamente nella mischia per chiudere con la difesa a 3, ha resistito chiudendo alla perfezione tutti gli spazi. L'Atalanta si è innervosita (4 gialli e un rosso, a Toloi in panchina, negli ultimi minuti) e ha perso in lucidità consegnandosi, di fatto, agli avversari. Festeggia Buffon, che diventa primatista assoluto di Coppa Italia con 6 trofei, raggiungendo Roberto Mancini, festeggia, per qualche ora, la Juve prima di ritrovare la concentrazione in vista della delicata trasferta di Bologna. Per un curioso disegno del destino domenica, però, avrà bisogno di un favore proprio dall'Atalanta se vorrà rimettere piede in Champions.

Jacopo Manfredi






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mercoledì 8 luglio 2026

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. È il 14 maggio 2003 e Juventus Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



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Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceição (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raúl
A disposizione: César, Morientes, Portillo, Solari, Pavón
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceição 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di pallone sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva super Buffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perché spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabéu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione, il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabéu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese è un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale. 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di sé stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perché la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet, prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che la partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEIÇÃO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perché i compagni lo assistono poco, cerca più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa.) Si procura un rigore. 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontano, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un mese fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. È chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione pro Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




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venerdì 26 giugno 2026

1 Ottobre 1989: Lazio - Juventus

É il 1 Ottobre 1989 e Lazio e Juventus si sfidano nella Settima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Flaminio' di Roma.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 7 andata
Roma - Stadio Flaminio
Domenica 1 ottobre 1989 ore 15:00
LAZIO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Di Canio 38, De Agostini rigore 53

LAZIO: Fiori, Monti, Sergio, Pin G. (Bergodi 79), Gregucci, Soldà, Di Canio, Icardi, Bertoni, Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Alessio 79), Marocchi, Casiraghi
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Agnolin L.



Sulla scena c'è una Signora che recita un brutto copione 

ROMA - Questo servizio dovrebbe essere dedicato ad un personaggio della Juve. In teoria, quindi, potrebbe anche finire qui. Perché il guaio della Juve vista ieri al «Flaminio» è stato proprio quello di non avere personaggi. Rimediamo alla disperata con Gigi De Agostini, il meno peggio della comitiva, se non altro perché ha trasformato il rigore del pareggio e ha corso come un matto sulla corsia (la parola «fascia» è terribilmente abusata e ridicola, non trovate?) sinistra del fronte juventino, ignorato con scientifica pervicacia dai suoi compagni.

Ecco, De Agostini ha avuto per 10 meno il merito di non scoraggiarsi, continuando il suo lavoro senza mandare tutti al diavolo. Qualora invece lo avesse fatto, avrebbe avuto, crediamo, il plauso di tutti i tifosi bianconeri, che non possono trarre dalla partita disputata ieri dai loro beniamini auspici troppo favorevoli per il prosieguo della stagione. Primo tempo inguardabile, con gente che sbaglia gli stop e passa il pallone agli avversari, vero Gigi? 

«Beh, come negarlo? Non c'eravamo proprio: abbiamo subito la loro iniziativa, il loro pressing. Stavamo tutti indietro, senza mai far respirare mi po'la nostra difesa». 

Che in effetti boccheggiava mica poco. 

«Sì, cioè no. Boccheggiava la difesa come il resto della squadra. Era la Juve nel suo complesso ad essere incapace di esprimersi». 

Dopo la vittoria risicata contro il Bari, ecco un'altra brutta partita finita nel modo migliore, con un pareggio che è grasso che cola. Non è forse così che si vincono gli scudetti? 

«Anche se si trattasse di un paio di risultati, immeritati, ritengo che si possa considerarlo un indennizzo per quanto abbiamo perso ingiustamente nelle prime giornate. Penso al pareggio casalingo con il Bologna, che avrebbe potuto e dovuto essere una vittoria». 

Quello di ieri è il settimo sigillo su rigore del De Agostini bianconero, il primo di questo campionato. 

«Il fallo di Monti era netto. Non credo che si possano nutrire dubbi al riguardo. Ho visto con i miei occhi la maglietta di Barros allungarsi por l'effetto della strattonatura. Poi Rui è finito a terra, più rigore di così!». 

Sempre De Agostini aveva effettuato, qualche minuto prima, l'altra conclusione della Juve nello specchio della porta: un calcio di punizione, a conferma che, su azione manovrata, i ra-. gazzi di Zoff fanno sempre più fatica a trovare sbocchi. De Agostini spende complimenti di rito per l'avversario e avalla l'ipotesi di una Juve più europea che italiana, più a suo agio cioè nelle notti di Coppa che nei pomeriggi del campionato nazionale. L'impressione è che nemmeno lui si aspettasse una Juve così brutta. Né ha un senso invocare l'assenza di Schillaci, quasi che il piccolo messinese, fino a due mesi fa considerato uno qualunque, possa già essersi issato a ruolo di salvatore della patria. E poi i problemi dei bianconeri non stanno in attacco o, meglio, non soltanto lì. E' il gioco a latitare, gli schemi. Ha un bel dire Marocchi che 

«l'unica tattica esistente è quella di passare la palla al compagno meglio smarcato finché, di passaggio in passaggio, si arriva a quello che tira in porta e fa gol». 

Se gli insegnamenti di Zoff sono tutti qui,la faccenda si fa davvero davvero grave. Il Gigi rigorista è troppo diplomatico (e compaesano di Zoff) per dire la sua su argomenti così scottanti. Continuerà quindi a svolgere il suo diligente compitino, a battere punizioni e rigori e a sfiatarsi i polmoni sulla «corsia» (mi raccomando!) sinistra, in attesa che qualcuno si degni di lanciargli un pallone. E magari, attingendo alla scaramanzia, troverà modo di trarre presagi positivi dalla partitacela del Flaminio: che se la Juve non ha perso ieri, viene il sospetto che possa anche non perdere più. 

Massimo Gramellini
tratto da: La Stampa 2 Ottobre 1989







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