giovedì 27 marzo 2025

27 Marzo 1983: Torino - Juventus

É il 27 Marzo 1983 e Torino Juventus si sfidano nella decima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino. É il 'Derby della Mole' e tutto il capoluogo piemontesi si mobilita.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek.

A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i granata terminerá il proprio cammino in un anonima metá classifica.

Buona Visione!




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Campionato di Serie A 1982-1983 - 10 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 27 Marco 1983 TORINO-JUVENTUS 3-2 MARCATORI: Rossi P. 15, Platini 65, Dossena 71, Bonesso 72, Torrisi 74 TORINO: Terraneo, Van de Korput, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Torrisi (Corradini 78), Dossena, Selvaggi, Hernandez, Borghi (Bonesso 59) Allenatore: Eugenio Bersellini JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi. P., Platini, Boniek Allenatore: Giovanni Trapattoni  

ARBITRO: Lo Bello R. 




Le pagelle dei protagonisti del 184" derby

Torino - Dossena, cervello e gambe

Terraneo - Tranquillo e sicuro, ha superato bene lo choc per il gol di Rossi e si è difeso bene anche se non è bastato sul rigore di Platini. Due o tre uscite (una sino a tre quarti campo) hanno ribadito la sua sicurezza.
Van de Korput - Una buona partita, una continua spinta sulla fascia destra, sicuri interventi difensivi: meriterebbe un otto se non avesse sulla coscienza il gol di Rossi.
Beruatto - Alla sua seconda stagione granata, fa vedere progressi di gara in gara. Importante la spinta offensiva (non solo per il cross del secondo gol, a Bonesso),
Zaccarelli - Ancora una volta il capitano ha dato l'esempio ai compagni, mai perdendosi d'animo. Deciso nel tackle, pronto a capovolgere il gioco, attento alla copertura.
Danova - Ha faticato su Rossi, ma ha rispettato la consegna come di consueto. Nel finale in particolare ha fatto valere potenza e scatto.
Galbiati - Un'altra gara da leader del gioco granata, ottimo per la facilità con la quale si inserisce in avanti al momento giusto. Un fallo di mestiere su Bonini, poteva costare il rigore.
Torrisi - Ha dato a lungo l'impressione di non trovare spazio, preso com'era dalla necessitá di bloccare il corridoio di Cabrini. Nel secondo tempo, già prima del gol vincente, ottimo lavoro in appoggio all'attacco.
Corradini - Ha sostituito Torrisi nel finale, quando il Torino doveva difendere la vittoria. Ha fatto la sua parte, senza la minima emozione.
Dossena - Splendida prestazione in ogni situazione, in ogni fase di gioco. Sono le gambe che ora rispondono in pieno e consentono al regista granata di sfruttare a fondo le qualită tecniche, lo spirito vincente, il senso del gioco. Visto che è uno del Club Italia, Bearzot mentirà se stesso se non lo convocherà per la Romania.
Selvaggi - Ha cercato di rubare spazio a Gentile con un fitto movimento sul fronte offensivo: ha trovato poche volte via libera ma si è mosso con intelligenza, particolarmente nel tenere palla nel finale.
Hernandez - Molti palloni lavorati, ma ritmo spesso insufficiente per il tono della gara. Anche lui in crescendo nell'ultimo quarto d'ora, difendendo palloni con giudizio.
Borghi - Non è riuscito a trovare spazio, di fronte a Brio, malgrado il buon movimento. La sostituzione con Bonesso era per altro prevista.
Bonesso - Basterebbe il gol del pareggio per farlo protagonista. Ha cercato con caparbietá altre conclusioni.

Juventus - Boniek, altri progressi

Zoff - Tre gol sono tanti, ma solo sul primo i riflessi di Dino non sono parsi pronti sulla schiacciata di Dossena. Angolatissimo il pareggio di Bonesso, e inutile la prodezza di Dino sulla violenta staffilata di Torrisi (pallone toccato, ma era un bolide).
Gentile - Uno del soliti all'altezza, per un derby, in fatto di grinta e spirito vincente. Ha controllato bene Selvaggi, anche se non ha potuto spingersi in avanti con la consueta efficacia.
Cabrini - Anche lui non ha trovato molta strada libera: Torrisi gli ha bloccato il corridoio, e qualche volta l'ha sorpreso con affondi improvvisi.
Bonini - Ha lavorato molto, è andato a cercare il gol trovando solo... Galbiati e un rigore non concesso. Dinamico, deciso, ma il centrocampo granata ha palleggiatori che creano problemi.
Brio - Non doveva neppure giocare, non era certo al meglio della condizione. Si è limitato allo stretto necessario, fedele alle consegne, ma evidentemente frenato nello scatto breve.
Scirea - Buoni momenti, ma in altri è parso svagato, quasi assente. E' parso più sicuro di altri sul 2 a 0, anche se non è nel suo carattere snobbare l'avversario.
Bettega - Ha lavorato moltissimo, a centrocampo e soprattutto in difesa, ma senza fortuna. E' arrivato tardi a chiudere su Dossena (primo gol granata; ma toccava a lui questa copertura?) e dopo su Torrisi (terza rete).
Tardelli - Una partita ordinata, puntigliosa, ma senza squilli particolari. Malgrado non voglia essere compianto, è evidente che la sciatica lo perseguita e non gli consente di rendere al massimo.
Rossi - Si è riproposto a livello Mundial per l'astuzia, la rapidità con le quali ha segnato la prima rete, subito è tornato normale, fallendo il gol del possibile raddoppio. Ha impegnato a fondo Danova, ma ha trovato il solito marcatore che non da spazio. 
Platini - Si è divertito meno del solito, la zona del Torino e Zaccarelli gli hanno offerto poco spazio e in fase di filtro non è stato molto utile alla squadra.
Boniek - E' in sicuro crescendo di condizione, se non è bastato per il Torino sarà determinante per la Coppa. Deciso, caparbio, combattivo, ha fallito un gol ma ha provocato il rigore del 2-0 con un affondo bellissimo.

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 28 marzo 1983



SCUDETTO/LA JUVE PERDE IL PASSO
Improvvisa e clamorosa resa degli juventini in vantaggio di due reti nella partitissima contro il Torino e poi travolti in soli quattro minuti dai tre gol della rimonta granata sotto la regia di un grande Dossena
Derby al tritoro

IL TORINO ha scritto una pagina storica nel romanzo avvincente dei derby della Mole. Sicuramente, la squadra granata ha onorato il suo nuovo presidente Sergio Rossi, ma soprattutto ha testimoniato di possedere risorse originali all'altezza della sua tradizione che è quella di una squadra assai dotata sotto l'aspetto tecnico e con la scossa irresistibile. Non paragonerò, come fanno certi velleitari del calcio, Giuseppe Dossena a quell'impareggiabile campione poliedrico che era Valentino Mazzola, Mazzola, ma sottoscrivo senza indugio che Dossena è un giocatore unico nel panorama del nostro pallone metropolitano, il «seguito», sul piano tattico, di un Gianni Rivera, per far capire come lo intendo io. Il Torino ha nobilitato il suo campionato ed ha dato alla Juventus una lezione di umiltà. E, la Juve di questa stagione, squadra dalle mille sfaccettature. Sa alzare le tirature dei giornali, ma alla fine denuncia di avere più risorse tecniche che agonistiche, ha più lingua che cuore, ha più stile che carattere. E la Juve di Platini dopo essere stata la Juve Furino. Si siede all'improvviso come sazia di applausi e di gloria.

CATTIVERIA. È il derby più cattivo d'Italia, mi disse un giorno Fabio Capello, il sagace goriziano. E vero. Non c'è derby, più di questo, contrassegnato dalla rabbia dei poveri, dalla voglia di riscatto di chi sta indietro a guardare chi è glorioso e vince sempre. Il Torino è la squadra «seconda» per destinazione. Viene a Torino dopo la Juve dei venti scudetti, della famiglia Agnelli, dello stile confermato anche nella circostanza del lutto al braccio per la morte dell'ex re Umberto: la Juve vive dentro la storia e fuori dalle situazioni politiche contingenti, all'insegna dello sport e del caro ideale. La Juve vinceva 2 a 0 prima dei quattro minuti folgoranti e forsennati in cui il Torino diventava padrone del mondo; la curva Maratona si trasferiva nei muscoli dei suoi giocatori; Giuseppe Dossena, milanese cresciuto in maglia granata con puntate a Pistoia e Bologna, si catapultava di testa a segnare il primo gol ed esaltava la squadra col suo smisurato talento tattico. Il Torino di Dossena è squadra nuova alla ribalta del campionato perché Dossena è campione nuovo. Aveva smarrito i suoi umori creativi. Aveva perso però la cadenza trascinante del suo passaggio verticale. In Spagna era finita la riserva e pareva sfiorire, appassiva il suo talento costruttivo. Ora Bearzot dichiara che è merito suo averlo ricucito quel talento addosso al giocatore. Io penso che non sia merito di nessuno e che il giocatore sia tanto batte più valido perché ha mostrato di sapersi battere contro forze più grandi di lui, amarezze, umiliazioni, farneticazioni giornalistiche, incomprensioni di colleghi.

CAMPIONE. Superficiale e spietata, una certa parte di stampa corre dietro al divo, dimentica il campione appena ha un momento difficile. Il suo talento Dossena se lo è ricucito addosso lavorando nel Torino del campo Filadelfia, respirando quell'aria, sentendo palpitare attorno a sé gli spiriti di un passato ineguagliabile. Si è rassegnato a perdere il posto in Nazionale e rispondendo, a Bergamo, alla consegna del Premio Turani, a quei dirigenti, testimoniava di avere un fondo di autentica umiltà. Diceva infatti: 

«Questo premio che hanno già ottenuto calciatori assai più bravi di me mi spronerà a fare meglio. Sono uno che ha tanta voglia di imparare». 

Dossena era stato dipinto come un presuntuoso. E nel suo apparire nella Nazionale, alcuni capataz di grande nome lo avevano definito troppo freddo come temperamento per avere un avvenire azzurro. Si era esagerato in occasione della partita con la Grecia a Torino salutandolo come il Messia e si è esagerato in seguito cancellandolo dalla lista. Ma tutto è servito al giocatore per un esame di coscienza che gli ha consentito di ritrovare quegli stimoli che esaltano il campione.

CUORE. Il Torino ha dimostrato lo spirito con cui si deve battere contro questa Juve interplanetaria. Occorre grinta, tanta grinta. Bisogna mettere nel gioco le risorse del cuore. Il calcio non è soltanto tecnica, può essere tattica a seconda delle situazioni e soprattutto strategia, la strategia del Torino. Il suo attacco sanguigno lo ha portato ad interpretare l'amore per la maglia granata della curva Maratona e a risalire dallo 0 a 2 fino a vincere per 3 a 2. La vittoria del Torino nel 184esimo derby è strategicamente meritata. Un'impresa che si è consumata in pochi attimi volanti ma che nasce da situazioni tecniche e tattiche precise perché si può ribaltare uno squadrone come la Juve soltanto possedendo una superiorità morale. E un bellissimo Torino, diciamocelo pure, questo che Sergio Rossi ha affidato alle cure del buono e timido sergente plebeo, grandi occhi celesti, origini contadine, Eugenio Bersellini.

QUATTRO MINUTI. Ci fu un grandissimo Torino con Radice. Aveva una carica belluina, faceva pressing e vinceva in bellezza partite che sembravano perdute. Il Torino, con Bersellini, ha recuperato quei valori. Ha perciò un sapore antico la sua vittoria nel derby. Significa che, oggi come ieri, nel calcio gli assi non bastano per vincere. È fondamentale avere cuore per i grandi traguardi. La Juve «carrozzata Platini» è chiamata a meditare sui quattro minuti di fuoco, minuti tutti granata, minuti di storia avvincente, che le hanno soffiato il derby sotto il naso. In quei quattro minuti è nato un grande Torino.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.13





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Il 2-2 di Bonesso

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Dossena esulta mentre entra il pallone del pareggio granata



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La Stampa 28 marzo 1983

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La Stampa 28 marzo 1983

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La Stampa 28 marzo 1983


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