É il 24 Maggio 1981 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore.
Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee.
Sará una vittoria per i bianconeri che significa diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.
Buona Visione!
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 maggio 1981 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 26
JUVENTUS: (c) Zoff, Brio, Cabrini, Prandelli (Causio 72), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Verza, Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni
FIORENTINA: Galli G., Contratto, Ferroni, Orlandini (Novellino 80), Guerrini, Galbiati, Bertoni, Manzo, Fattori, Antognoni, Di Marzio
A disposizione: Pellicanò, Reali, Biasin, Desolati
Allenatore: Giancarlo De Sisti
ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Fattori, Bertoni (Fiorentina)
Il presidente bianconero ha fatto la doccia vestito dopo la vittoria
Boniperti: «Scudetto più sofferto»
TORINO —«Si soffre, ma questo scudetto ha davvero un sapore particolare».Cominciava cosi, per Giampiero Boniperti, l'intervista più lunga. Lo spogliatoio della Juventus era un mare di champagne e di folla. Ebbri di gioia, i giocatori, secondo tradizione, l'avevano trascinato, vestito, sotto la doccia: grondante acqua Boniperti sorrideva felice. Li aveva aspettati negli spogliatoi dov'era rimasto barricato per tutto il secondo tempo ascoltando la radio. Non era riuscito a resistere in tribuna d'onore anche se Cabrini, dopo 27minuti, aveva infilato Galli ipotecando il trionfo. Nell'intervallo era andato ad incitare la squadra e non si era più mosso dallo stanzone. Un'ora più tardi era tutto finito e poteva abbandonarsi anche lui all'esultanza.«Se avessi segnato di destro, sarebbe stato un capolavoro»,diceva a Cabrini abbracciandolo. Poi scherzava con Zoff, autore della parata decisiva su Bertoni, si complimentava con Brady, lo straniero che ha permesso alla Juventus un salto di qualità sul piano della classe, e con tutti gli altri protagonisti della bella avventura. Ieri Boniperti ha superato se stesso: come calciatore aveva vinto cinque titoli, come presidente sei ed ha così eguagliato l'ing. Edoardo Agnelli che realizzò la stessa impresa dal 1924 alla stagione '34-35 che chiuse lo storico quinquennio. Boniperti assunse la presidenza nel '71. un decennio esatto costellato di successi.«Gli scudetti sono tutti belli ma questo è diverso»,ripeteva Boniperti. Nello stesso istante, dalle docce i giocatori cantavano«Arrivederci Roma»e intonavano il coro«E nun ce vonno sta»e Boniperti s'affrettava a chiudere la porta:«E' meglio, altrimenti vengono fuori delle cose...».Sulla lavagna, una mano ignota, aveva scritto:«Roma scudetto uguale illusione».Fuori, su un gigantesco striscione, si leggeva:«Campioni contro tutto e contro tutti».Ma Boniperti non ne approfittava per polemizzare:«Sono i tifosi che tirano queste risultanze, noi no».A chi dedica lo scudetto?, chiedeva un cronista. Pronta la risposta di Boniperti:«L'abbiamo vinto per noi ed ha un significato particolare. E' un trofeo in più che si aggiunge alla nostra bella bandiera e che premia i nostri tifosi che ci hanno seguito con stile juventino. Li ringrazio. Ma il mio ringraziamento va soprattutto a Trapattoni, ai tecnici ed ai giocatori che sacrificandosi e mettendocela tutta in campo e fuori, si sono dimostrati professionisti eccezionali in un torneo difficile, combattuto. Complimenti al Napoli che con Krol e con una valida organizzazione societaria ha ottenuto un piazzamento bellissimo. E complimenti anche alla Roma di Liedholm che ha disputato un grosso campionato. Mi auguro che il prossimo sia altrettanto combattuto ma con meno odio, con meno astio».Boniperti ha vinto tutto meno la Coppa dei Campioni. Sarà la volta buona?«Godiamoci lo scudetto, poi se ne parlerà»,dribblava la domanda. Ed aggirava anche l'ostacolo quando gli chiedevano dei programmi avvenire:«E' presto, è presto. Adesso c'è la Coppa Italia».Un giornalista della Giordania lo avvicinava per dirgli che il suo paese sarebbe lieto d'invitare una squadra italiana e, in particolare, la Juventus ad un torneo. Boniperti lo ringraziava senza impegnarsi:«Parleremo anche di questo».Altri trovavano il modo di toccare l'argomento del calcio-scommesse. Senza arrabbiarsi, Boniperti ribatteva:«Sappiamo bene come nascono certe storie. L'Italia è fatta di queste cose».Il vestito di ricambio, che avevano dovuto andare a prendergli a casa, tardava ad arrivare e Boniperti, suo malgrado, era costretto a sostenere altri botta-riposta mentre attorno a lui regnava un'allegra confusione. Ai microfoni della radio, ripeteva quanto aveva già detto. C'era anche De Sisti. Lo abbracciava dicendogli:«Ti auguro, per la prossima stagione, di ripetere la bella serie che hai fatto, ma dopo averci incontrati».I due ridevano alla battuta mentre sullo stadio calavano le prime ombre della sera. Boniperti, finalmente rivestito, era fra gli ultimi ad andarsene. Anche a lui i tifosi riservavano una lunga ovazione per uno scudetto che ha davvero un sapore diverso. E sognano il ventesimo, la doppia stella, la Coppa Campioni.
IN COPERTINA/LO SCUDETTO
E' un trionfo in bianco e nero: si salvano Ascoli e Udinese mentre la Signora si appunta il suo diciannovesimo scudetto. Malgrado la fiera opposizione della Roma, un formidabile girone di ritorno (ventisei punti sui trenta disponibili) legittima la conquista della squadra che ha segnato più gol e ne ha subiti meno
Juve. E così sia
TORINO. Sventolano sul campionato i vessilli bianconeri. A Udine e ad Ascoli, per celebrare una salvezza targata Rocambole; a Torino, per salutare il diciannovesimo scudetto di Madama Juventus. E' il settimo gol di Cabrini a cingere del lauro tricolore la fronte della Signora, ma non è un miracolo di Sant' Antonio. La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata, arroccando sotto i colpi di una Fiorentina trascinata dal miglior Bertoni della stagione. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci.
RIMPIANTI. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte (46 gol contro i 43 della Roma e 31 del Napoli) e subito meno di ogni altra (15 gol, contro i 19 delle sue due più fiere oppositrici). Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti (due con la Roma, tre col Napoli) contro i quattro del Napoli (tre con la Roma, uno con la Juve) e i tre della Roma (due con la Juve, uno col Napoli). Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire le retrocessioni (la famosa classifica avulsa) il risultato non sarebbe cambiato.
CARATTERE. In realtà, la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti (sette gol Cabrini e Tardelli, otto Brady) e della preparazione atletica davvero eccezionale del complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacità di tenere in perfetto ordine la sua panchina lunga. Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo, per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli, Prandelli ha surrogato un po' tutti, a turno, con esemplare costanza di rendimento.
LA CONCORRENZA. Eppure la concorrenza è risultata davvero formidabile. La Roma, portando sulla scena un calcio nuovo, coraggioso e furbesco insieme, ha giocato le sue carte con estrema determinazione. Sul vantaggio iniziale ha sapientemente dosato le inevitabili pause. L'impressione di un suo appannamento alla distanza è errata. Liedholm ha conquistato venti punti nel girone di andata e ventidue in quello di ritorno, quindi incrementando la propria velocità di crociera. E' stata la Juve, con i ventisei punti conquistati nella fase discendente, a determinare il sorpasso. Fermiamoci un momento su questo dato: ventisei punti in quindici partite equivalgono a dodici vittorie, due pareggi (entrambi in casa, con Cagliari e Roma) e una sola sconfitta (a Milano con l'Inter). Anche il Napoli, malgrado le due sconfitte consecutive nelle due ultime giornate, è andato più forte nel girone di ritorno che in quello di andata: venti punti contro diciotto.
Insomma, la Juventus non ha raccolto, lungo la strada, i cocci di avversari scoppiati, ma ha superato rivali che andavano a loro volta sprintando. A parte, poi, lo sfortunato esito la Roma ha aperto strade nuove al calcio italiano. Il suo gioco a zona appare destinato, fortunatamente, a trovare imitatori. Già la stessa Juventus, contro la Fiorentina, ha in pratica giocato senza riferimenti fissi, controllondo gli avversari a seconda della posizione di volta in volta occupata sul terreno. Così Bertoni, assegnato a Cabrini, si è trovato opposto a Prandelli, quando retrocedeva a impostare l'azione da centrocampo, o a Brio, quando tentava lo sfondamento frontale. Se il football italiano va lentamente evolvendosi sotto l'aspetto strategico (e nel senso di una maggior concessione allo spettacolo) i meriti pioneristici della Roma non vanno dimenticati.
Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.22
.png)

















