É il 2 gennaio 1983 e Juventus e Cagliari si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
È una delle più forti Juventus della storia, composta dai 'reduci' di Spagna 82 (Campioni del Mondo guidati dal Vecio Enzo Bearzot) con in più due fuoriclasse dalla fama mondiale come Michel Platini e Zbigniew 'Zibi' Boniek. Alla fine della stagione sarà una mezza delusione : secondo posto in campionato (dietro la Roma di Nils Liedholm), sconfitta incredibile in finale di Coppa dei Campioni contro l'Amburgo. Ci 'salva' solo la Coppa Italia vinta in rimonta contro il Verona.
Dall'altra parte, il Cagliari che nonostante tutte le buone pretese non riesce a salvare il suo posto in Serie A e deve patire l'onta della retrocessione a fine campionato.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1982-1983 - 14 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 2 gennaio 1983
JUVENTUS-CAGLIARI 1-1
MARCATORI: Tardelli 18, Piras 57
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
CAGLIARI: Malizia, Lamagni, Azzali, Restelli, Bogoni, Vavassori, Quagliozzi (Rovellini 56), Uribe (Poli 44), Piras, Marchetti, Pileggi
Allenatore: Gustavo Giagnoni
ARBITRO: Menegali
Francese e polacco: «Non è colpa nostra»
Trapattoni: «Abbiamo fatto il regalo della Befana ai sardi»
Autocritica di Scirea e amarezza di Galderisi.TORINO - La presenza nell'intervallo dell'avvocato Agnelli nello spogliatolo della Juventus non ha portato fortuna come invece era accaduto contro il Catanzaro, nell'ultima esibizione interna del bianconeri. Nella seconda parte della gara, infatti, il punteggio è cambiato, ma a favore del Cagliari, che ha potuto rimontare con Piras il gol di Tardelli. Trapattoni, comunque, non chiama in causa il più importante tifoso Juventuno per spiegare il pareggio.
"Abbiamo fatto proprio un bel regalo al sardi, da Befana" è il suo esordio "un gol che è stato un autentico infortunto. E dopo, nonostante l'arrembaggio al quale abblamo sottoposto la porta cagliaritana, non siamo più riusciti a segnare. Certo è anche difficile giocare in spazi tanto stretti: la squadra di Giagnoni, infatti, si è chiusa molto bene distendendosi poi con efficacia nelle puntate offensive. Insomma una partita difficile nella quale abbiamo anche effettuato più conclusioni a rete che in altre occasioni, però con minore successo."A Trapattoni si fa notare che nella Juventus non tutti hanno dato l'impressione di dare il massimo, che qualcuno é sembrato impegnarsi solo a tratti sbagliando per di più un numero considerevole di passaggi.
"Può anche capitare di commettere errori. Se vi riferite a Platini," ha replicato il tecnico "non sono poi così d'accordo. A tutti può accadere di sbagliare, ripeto che la partita non era facile con i cagliaritani ammucchiati davanti alla loro area. Perché non ho fatto entrare Galderisi? Non c'erano i presupposti logici: Marocchino stava andando bene e di Bettega ci serviva la testa."Prima di altri sentiamo l due stranieri. La loro partita non è stata esente da pecche. Un gruppo di tifosi li ha contestati all'uscita dallo stadio in maniera per loro indubbiamente insolita.
"Non è facile giocare in nessuna parte del mondo" - si difende Platini - " ma attualmente abbiamo anche troppa sfortuna: al primo errore subiamo un gol mentre non riusciamo a captitalizzare le molte occasioni che creiamo."-La pubalgia come va?
"Sto meglio, se gioco male non é certo più colpa della pubalgia. Contro il Cagliari ho comunque sbagliato solo due o tre piccole cose: non è colpa mia se il compagno si allontana magari proprio nel momento in cui gli passo la palla."Da Platini a Bonick:
"Il match è cominciato davvero male" - afferma il polacco, "la partita è stata molto dura e noi abbiamo sbagliato le quattro occasioni che avrebbero potuto dare la vittoria. Peccato perché questo punto perso in casa è grave."Il discorso introdotto da Boniek sulla Roma, che ha aumentato di un punto il suo vantaggio in classifica, viene ripreso senza toni altrettanto preoccupati da Tardelli:
"Un punto è importante, ma mal determinante. E'grave invece avere sbagliato tante occasioni. Non si può parlare solo di sfortuna, evidentemente abbiamo dei problemi.""In effetti " - interviene Trapattoni " voglio un centrocampo molto più continuo e geometrico nel creare alternative alla manovra. E' quanto ci manca e stiamo ricercando ormai da tempo."Scirea mestamente ammette il proprio errore che ha favorito il gol del Cagliari.
"Ho sbagliato l'appoggio, volero passare la palla a Cabrini. E dopo, quando Marchetti avanzava, la palla mi è rimbalzata sulla coscia tornando sui piedi del cagliaritano. Comunque i sardi hanno saputo difendersi bene, in maniera ragionata."Infine Galderisi, e visibilmente triste:
"E' stata la più brutta esperienza da quando gioco al calcio. In settimana avevo sperato di giocare: al 75' ho capito che per me era un'altra domenica senza pallone, dopo che al gol di Tardelli avevo sperato fosse venuto davvero e subito il mio tanto atteso momento"Giorgio Barberis
tratto da: La Stampa 3 gennaio 1983
TERZO TEMPO/IL CASO JUVENTUS
Una campagna estiva troppo suggestionata dai «nomi» più che dalle reali necessità, un rispetto eccessivo per i monumenti, anche quando si trovano in cattiva forma, l'ostruzionismo ai giovani come Galderisi che potrebbero risolvere i problemi
La Signora snobLA SETTIMANA invernale senza calcio consente di ricorrere a un'altra divagazione (influisce la sosta sul rendimento dei calciatori?) che fa comodo ai giornali, ma non avvantaggia lo spettacolo sportivo in sé stesso. Potrà anche permettere qualche recupero da infortunio, ma il discorso cambia poco: al massimo altera certi equilibri in chi sta andando bene, ma non affretta certo il funzionamento di chi, quasi a metà campionato, ha ancora troppi problemi da risolvere. Problemi dettati, almeno da noi, da campagne estive sbagliate o dalla solita abitudine ad affidarsi più ai nomi che al valore del momento di taluni giocatori. Si guardi al Napoli, o alla Juventus, per un verso, alla Roma o al Verona, per un altro. In più, è stata proprio questa sosta a mettere allo scoperto la discutibile mania di chi, ancora in inverno, con il girone di andata non terminato, comincia già a parlare della prossima campagna acquisti. Lasciamo stare la proibizione del regolamento che non autorizza, fra le società, conversazioni del genere, ma c'è sempre da chiedersi quali guasti possono determinarsi nella mente di giocatori, non certo maturi, per non vedere in un eventuale trasferimento, una reale bocciatura del loro attuale comportamento Idem per i tecnici. Solo Giordano può essere allegro per quanto si scrive su di lui: lo vorrebbero (stando ai giornali, naturalmente) in cinque. All'ultimo momento si sarebbe fatto avanti anche il Milan che lo cederebbe alla Juventus per consentire a Farina di riavere Paolo Rossi. Mentre noi pensiamo che proprio Rossi, con Farina, stenterebbe molto a tornare dopo tutto quello che gli è accaduto da Perugia, alla squalifica per illecito, all'asta con la Juve e al resto.
LE PUNTE. Questo campionato, però, sarebbe quasi tutto nel giusto. (il Verona, quale sorpresa, la Fiorentina quale delusione, le solite in testa, la Roma che ci riprova, la Juventus che resiste) se si riuscisse a capire qualcosa di più su quanto sta accadendo a Torino, all'interno della squadra campione. È vero che un po' tutto il nostro campionato gioca più con i nomi che con le capacità del momento di quei nomi, ma a Torino, sotto questo profilo, si gioca troppo e si rischia tutto. Perché, per la Juve, il discorso è per metà vecchio e per metà nuovo. Vecchio quando si accenna a una campagna acquisti che ha portato in bianconero grossi assi, non quello che serviva; nuovo allorché si tarda a giungere alla conclusione che un paio di nomi vanno esclusi per far posto a chi è in grado di servire la squadra, non la propria immagine. Il punto base è soltanto uno: la Juventus dispone di due punte, Paolo Rossi e Galderisi, e di una sola ala, Магосchino. Quando c'è Rossi, non gioca Marocchino e se non c'è Rossi nessuno è inserito al centro a fare la punta. Contro il Cagliari le punte erano Marocchino e Bettega, cioè nessuno.
MONUMENTO. Né va dimenticato che quando manca un giocatore titolare, si deve ricorrere ad uno che gli assomigli, non al grande nome che non sa fare quello che si chiede al titolare assente. Fra i bianconeri soltanto Galderisi assomiglia a Rossi, ma Trapattoni non lo richiama in squadra dando quasi l'impressione di tirare un sospiro di sollievo per l'assenza dello stesso Rossi che gli consente di non lasciare fuori squadra i mostri sacri Bettega, Boniek e Platini. Il solo Tardelli, in quell'attacco, non va discusso, in questa Juventus monumento alla prevedibilità. Nelle partite in casa, con Bettega al centro, Marocchino a destra o al centro e gli altri dietro, la Juventus non può andare lontano: a centro area occorrono rapidità di esecuzione, scatto in tre metri, opportunismo, doti che nessuno juventino possiede ad eccezione, appunto di Rossi e di Galderisi. Né vale ricordare che proprio Galderisi ottenne miracoli, non molto tempo fa e che se non gli si consente di sbagliare qualche partita prima di riacquistare abitudine al calcio vero, del tutto differente da quello mimato degli allenamenti, la Juventus non farà in tempo ad avvalersi di lui. La partita col Cagliari doveva considerarsi l'ideale: al massimo sarebbe finita in pareggio, come poi è stato, ma senza Galderisi che al cinquanta per cento può già considerarsi perduto per questo torneo. Figurarsi poi in trasferta, quando alla porta avversaria si dovrà approdare in velocità: chi ha lo scatto da venti metri fra i bianconeri? Boniek e Platini partono da troppo lontano, Bettega, alla lunga rincorsa, ha già rinunciato da molti anni, e a Tardelli non si può chiedere di fare sempre tutto. Anche i gol. Se la Juventus, per non smentire completamente la sua politica di mercato dell'estate scorsa, ha deciso di conservare in squadra i suoi assi, magari perdendo sempre più terreno, sono affari suoi, ma è certo che vedendo quanto ha in panchina, non si può essere d'accordo. C'è qualcosa che non funziona in seno alla Juve, per quanto riguarda l'impiego eccessivo di troppi giocatori e la scarsa attenzione di altri. E non è a dire che col ritorno di Rossi tutto potrà considerarsi sistemato: perché Rossi, come già fu notato, è immenso contro le difese straniere che non sanno marcarlo, ma è carente in Italia, dove le misure gliele prendono in molti. Certo Rossi è titolare, ma non giureremmo sul buon diritto di giocare permanentemente ai Boniek o Platini o Bettega. Tutta gente... snob da Coppacampioni, se proprio si vuole, non da campionato. Rossi è assente dai primi di dicembre: è passato un mese e Galderisi, l'unico suo naturale sostituto, non è ancora stato stabilmente impiegato.
I NOMI. Si ripete la storia di un anno fa, eppure la Juventus trascorre molta parte delle sue partite casalinghe in lunghe mischie dinanzi al portiere avversario pur senza disporre di un elemento dalla schiena lesta che anticipi il difensore, o meglio l'elemento c'è e sta in panchina. Eresia: adesso come adesso, in attesa che i famosi assi si ridimo-strino tali, l'attacco della Juve può essere solo Marocchino, Tardelli, Rossi (Galderisi), Platini, Galderisi (Bettega) con Boniek a sostituire gli infortunati o i meno in forma, in attesa di tornare lui stesso in forma. Il resto è solo politica interna societaria che, dalla tribuna, non possiamo pretendere di capire. Bagnoll, il polacco Zmuda lo tiene accanto a sé, in panchina, e lo allena facendo-gli disputare qualche scampolo di partita quando si tratta di difendere un risultato. Eppure era ritenuto il suo miglior acquisto, lui stesso lo aveva voluto. O forse le prossime squalifiche salveranno la Juventus, che ogni domenica si vede caricata di due o tre ammonizioni da bravi arbitri romani posti continuamente in imbarazzo allorché vengono designati a dirigere la squadra campione.
Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.1







