sabato 1 marzo 2025

1 Marzo 1981: Bologna - Juventus

É il 1 Marzo 1981 e BolognaJuventus si sfidano nella quarta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Renato Dall'Ara' di Bologna.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'é un Bologna che guidato in panchina da Gigi Radice, e partiti da un handicap di -5 punti ad inizio campionato, ottengono un mirabile settimo posto finale.

Buona Visione!

 

bologna



Campionato di Serie A 1980-1981 - 4 ritorno
Bologna - Stadio Comunale
Domenica 1 marzo 1981 ore 15.00
BOLOGNA-JUVENTUS 1-5
MARCATORI: Bettega 15, Brady 24, Brady 42, Cabrini 59, Fanna 70, Fiorini rigore 88

BOLOGNA: Boschin, Zuccheri, Vullo, Paris, Bachlechner, Fabbri, Pileggi, Dossena, Garritano (Eneas 46), Fiorini, Colomba
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Osti, Scirea, Marocchino (Verza 75), Tardelli, Bettega, Brady (Prandelli 66), Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco
RIGORI FALLITI: Bettega 35 (Juventus)



Le pagelle dei bianconeri a Bologna
Bettega specialista in cose complicate

ZOFF battuto solo dal dischetio, ma nonostante il trionfale successo deve sbrigare tre parate impegnative (una volta lo salva il palo) a conferma che, a 39 anni appena suonati, i riflessi e la classe restano intatti

CUCCUREDDU - Si avvicina alle 300 partite in serie A ma non le dimostra. Ne sanno qualcosa Garritano e poi Eneas, ai quali concede niente o quasi.

CABRINI-Ha in Colomba un avversario di valore che solo sul 5-0 (e non per colpa sua) si rende pericoloso facendo tremare I legni della porta di Zoff. Il terzino bianconero è impeccabile e firma anche una bella rete, la terza in campionato.

FURINO Presidia II centrocampo con consumata esperienza e grande senso tattico, aspettando Dossena e contrando chi capita nella sua zona. Solo nel finale, per eccesso di... generosità, consente a Colomba di impensierire Zoff e provoca il rigore. Due episodi che non intaccano la sua ottima gara.

OSTI Comincia con qualche affanno (ricordi dell'andata?), poi acquista sicurezza ed imbriglia bene Fiorini che continua a lottare con accanimento anche quando il passivo indurrebbe alla totale rassegnazione.

SCIREA Perfetto in chiave difensiva, sempre pronto a scattare in avanti. Sfiora anche il punto personale.

MAROCCHINO-Produce, con il suo movimento ad ampio raggio, le premesse per il micidiale contropiede vincente. Si prodiga anche nei recuperl. Insomma, una lodevole partita in funzione della squadra.

VERZA-Subentra a Marocchino (76), In tempo per partecipare allo storico successo.

TARDELLI- Rinvigorisce la fama di cannoniere sfiorando subito il gol, ma producendosi una leggera distorsione. Nonostante l'infortunio è tra i più attivi, stronca Pileggi e propizia il quarto punto di Fanna.

BETTEGA Segna un gran gol e fallisce (parato) il rigore, a conferma che, in questa stagione, gli riescono le cose difficili e quelle facili le sbaglia. Al di là del gol disputa una delle sue migliori gare esterne del campionato.

BRADY-Due settimane di riposo forzato, per uno stiramento, gli hanno restituito smalto. Umilia e frastorna Paris, sigla due reti col suo sinistro felpato ed offre scampoli di autentica classe con un gioco semplice ed essenziale. Quando esce (66) il pubblico gli dedica una meritatissima ovazione.

PRANDELLI - Sostituisce Brady senza problemi anche se fallisce un gol.

FANNA - Gioca bene e combatte mettendo in crisi Vullo. Si toglie pure la voglia di gol con uno spunto ricco di determinazione.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 2 marzo 1981




La caduta dell'Inter al San Paolo lancia in orbita il Napoli ma giova soprattutto alla Roma e alla Juventus che dopo aver sbancato Torino e Bologna sognano di giocarsi lo scudetto nel confronto diretto

Arrivederci a maggio

LA JUVENTUS mette le ali, ripudiando gli scaltri mimetismi con i quali aveva condotto la sua lunga rincorsa. Nella goleada di Bologna, la Signora ritrova il gusto del suo ruolo di protagonista, il fascino di uno strapotere tecnico che non è mai arrogante, per quanto perentorio e inflessibile. La dissennata propensione al suicidio di un avversa-rio presuntuoso risveglia estri sopiti: il rientrante Brady mulina il sinistro come una micidiale Durlindana, Bettega vola ad angeliche conclusioni aeree e scarica la sua sapienza tattica in tutta una serie di finissimi appoggi. Insieme, i due confezionano i gol che prostrano un Bologna già condannato al momento in cui si è convinto di poter affrontare la partita su un piano di parità: seppure a senso unico, la recita non scade mai a cattivo gusto, proprio per l'abilità della Juve di rispettare l'avversario pur senza nulla risparmiargli. Ma intanto la Roma tranquillamente scavalca l'ostacolo di un Torino furente, caricato da una vigilia velenosa, che trova poi il doloroso e immancabile codicillo di gravi incidenti. E' così grande la bravura di Liedholm da preservare la sua squadra dai nefasti influssi di un ambiente sovreccitato. I giallorossi procedono alla esecuzione sommaria delle restanti ambizioni granata con la pacata consapevolezza del proprio destino vittorioso. E se il primo gol affida alla storia fieri dubbi di regolarità, il raddoppio di Di Bartolomei (ragazzo di casa miracolato dall'impagabile svedese) è di una bellezza cristallina e definitiva, degno di chiudere il discorso. Juve e Roma escono dal fuoco incrociato degli scon-tri diretti di questa mirabolante giornata con le stimmate delle predestinate all'ultima sfida, II Napoli è un prodigioso terzo incomodo, ma il suo scudetto sembra averlo già vinto con questo comportamento esemplare, nel contesto di contraccolpi crudeli: chiedergli di più parrebbe inumano, persino. E proprio il Napoli consiglia l'Inter a sintonizzarsi sulla Coppa dei Campioni, che non può in alcun modo essere considerata traguardo di ripiego.

E' chiaro che si tratta di sensazioni, non di verdetti tecnici: perché secondo la matematica e tutto il resto, Inter e Napoli sono ancora in corsa, eccome. Eppure la domenica lancia nell'aria questo istintivo messaggio: l'ultimo sprint lo disputeranno, gomito a gomito, la Juventus, eterna realtà del nostro calcio e la Roma, stimolante novità di una stagione che per l'arrivo degli stranieri, sissignori promette di risultare memorabile.

UOMO E ZONA. E' anche un affascinante dilemma tattico. La Juve gioca calcio italiano classico, sia pure con i sontuosi adattamenti che gli consente un parco giocatori di eccezionale livello collettivo. La Roma ha introdotto una variante inedita per i nostri schermi: la manovra a zona, che poi Liedholm è venuto gradualmente correggendo anche secondo le caratteristiche degli uomini che ha introdotto di volta in volta nela formazione base e secondo la scheda tattica dell'avversario domenicale. In realtà, non esiste mai modulo cosí rigido da non piegarsi alle circostanze. Prendiamo la Juventus. E' fatto risaputo che non possiede uno sfondatore centrale, una volta che Bettega ha imboccato la strada di una irreversibile trasformazione. Deve perciò arrivare al risultato attraverso due punti fermi: 1) la solidità di una retroguardia che è la migliore d'Italia, per tasso tecnico individuale (e non per niente Zoff, Gentile, Cabrini e Scirea giocano stabilmente in Nazionale, mentre Cuccureddu è un marcatore di impagabile puntualità); 2) il ricorso a una manovra elaborata che porti in zona-tiro il più ampio numero di uomini possibile. I cinque gol di Tardelli e i quattro di Brady, per arrivare ai due di Scirea, il libero, dicono che non c'è lacuna organica, per grave che sia, che non si possa superare con un accorto sfruttamento degli uomini, sempre che siano di buona classe (e quelli della Juve lo sono). Così la Juventus gioca sicuramente a uomo, sol che si pensi alle rigide marcature che applica in difesa. Ma la mobilità dei suoi elementi di centrocampo, la straordinaria vigoria del vecchio Furino che è il migliore in assoluto nei raddoppi di marcatura in assistenza al compagno in difficoltà, gli interscambi continui fra Bettega che retrocede e Tardelli che avanza a concludere, tutto questo fa sì che dalla metà campo in su il suo gioco abbia l'ariosità e i vantaggi della manovra a zona. Il che ovviamente non avverrebbe se la presenza di un Boninsegna (per esemplificare) in prima linea consentisse un modulo più lineare e meno faticoso. Rovesciato, lo stesso discorso è applicabile per la Roma. Se Liedholm avesse disposto sin dall'inizio di implacabili marcatori in di-fesa, avrebbe probabilmente rinviato il suo rivoluzionario esperimento. Ma proprio la disposizione a zona gli ha consentito di recuperare ed è stato forse il suo capolavoro ai più alti livelli un giocatore che pareva già finito. come Spinosi, attualmente decisivo sia in fase di interdizione, che di impostazione (anche a Torino il primo gol ha preso le mosse da una sua iniziativa). Davanti a questa difesa ha piazzato Di Bartolomei, rivitalizzandolo con precise responsabilità; il resto lo ha fatto Falcao, che ha due qualità essenziali: è un fuoriclasse ed è brasiliano, cioè con l'istinto della manovra a zona nel sangue. Ecco perché radicalizzare la sfida nel confronto fra il vecchio gioco all'italiana e la «zona» del futuro può essere affascinante ma è, quanto meno, approssimativo. Sono sempre gli uomini che fanno i moduli e non viceversa. Fosse vero il contrario, le partite si giocherebbero a tavolino e non sul campo.

GLI SCONTRI DIRETTI. Poiché, a gioco lungo, il campionato ha fatto giustizia di un fatto casuale ed episodico, legato alle sue continue interruzioni (cioè il supposto grande equilibrio fra le sedici squadre) e ha invece cominciato a stabilire una precisa e netta gerarchia, è chiaro che il destino dello scudetto si giocherà nei confronti diretti. Escludendo il Torino (che potrà avere una grande importanza indiretta, ospitando sul proprio campo tutte le aspiranti al titolo, meno la Roma che vi ha appena vinto) questo è il calendario degli scontri al vertice: 8 marzo: Roma-Napoli: 15 marzo: Roma-Inter: 29 marzo: Inter-Juventus: 10 maggio: Juventus-Roma: 17 maggio: Napoli-Juventus. La Roma, dei tre in programma, ne giocherà due (consecutivamente) in casa, dovendo far visita alla sola Juventus. Quest'ultima, ospiterà si la Roma, ma dovrà scendere a San Siro e a Napoli. Dei due che ancora gli spettano, Inter e Napoli ne giocheranno uno in casa e uno fuori. Va però ricordato che, sin qui, il fattore campo non ha recitato un ruolo fondamentale: la Roma ha vinto in casa dell'Inter e si è fatta impattare dalla Juventus all'Olimpico; la stessa Juventus ha pareggiato in casa col Napoli. In particolare, le due più serie candidate al titolo, Roma e Juventus, hanno te-nuto ultimamente un ritmo impressionante in trasferta, balbettando semmai qualche battuta a vuoto sul terreno di casa. Sia Juventus che Roma vantano infatti tre vit-torie esterne consecutive: i bianconeri sono passati a Firenze, a Como e a Bologna; i giallorossi a Pistoia, a Brescia e a Torino. Ecco che le differenze tattiche sfumano proprio alla luce delle considerazioni sta-tistiche. Uomo o zona non importa, sia la Roma sia la Juve prediligo-no gli spazi aperti, che trovano pre-feribilmente in trasferta, contro avversari con l'uzzolo della grande impresa. Entrambe sono invece de-stinate a soffrire se chiamate all'arrembaggio da rivali chiusi a riccio e non interessati ad assumere iniziative.

COSI' DIVERSE, COSI' UGUALI. Conclusione abbastanza controcorrente. Disposte tatticamente in modo molto difforme, opposte addirittura per caratteristiche dei singoli (la Roma ha la fortuna di possedere quello che è forse rimasto l'ultimo centravanti tradizionale, Pruzzo, che le ha infatti segnato il cinquanta per cento dei gol: la Juventus gioca senza punte canoniche e ripartisce il proprio bottino su una larghissima rosa di giocatori), le due protagoniste di questo finale col botto, manifestano singolari analogie di comportamento. Tanto è vero che nel primo, attesissimo testa-a-testa si sono completamente annullate a vicenda, in uno zero a zero frutto dell'incrocio di due forze uguali e contrarie. E se questo equilibrio, faticosamente raggiunto dopo la disastrosa partenza juventina, si prolungasse oltre il termine rituale del campionato? A dieci giornate dal termine pensare a uno spareggio (a livello di 41-42 punti) è tutt'altro che folle. Semmai, tremendamente stimolante.

Adalberto Bortolotti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.10 



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