Attraverso Youtube vi offriamo un altro gustoso ricordo di questa odierna.
É il 22 Maggio 1977 e Sampdoria e Juventus si sfidano in questa gara valevole per la quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo 'Stadio Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.
É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.
Dall'altra parte c'é una Samp che nonostante lotti fino all'ultimo dovrá salutare la Serie A a malincuore.
Buona Visione!
Stagione 1976-1977 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 22 maggio 1977 ore 16:00
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Bettega R. 61, Boninsegna 84
SAMPDORIA: Cacciatori, Callioni, Valente, Bedin, Ferroni, Lippi, Saltutti, Orlandi (Chiorri 63), Bresciani, Savoldi, Tuttino
A disposizione: Di Vincenzo, Arecco
Allenatore: Eugenio Bersellini
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini (Cabrini 31), Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti R., Bettega R.
A disposizione: Alessandrelli, Gori S.
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Lattanzi R.
AMMONIZIONI: Bettega R., Gentile (Juventus); Callioni, Bedin, Valente (Sampdoria)
ESPULSIONI: Valente 84, Bresciani 84 (Sampdoria)
Le PagelleZOFF: La stampa sportiva non sa più a quali aggettivi ricorrere per celebrare questo campione. Sempre all'altezza della sua fama, in Italia ed in Europa ha lasciato di sé ricordi stupendi. Sicurezza, attenzione, senso posizionale, presa, coraggio, stile, bravura sui palloni alti e bassi: un bagagliaio completo in un campione completo.CUCCUREDDU: é maturato mentalmente, nel senso che riesce a dosare la propria esuberanza a seconda del tipo dell'avversario che gli viene affidato. Ha bloccato uomini come Tueart (Manchester City) Hill (United) Keegan e tutte le migliori punte italiane. Trasformatosi soprattutto in francobollo, raramente si sgancia per aiutare l'attacco. Quando lo fa va a segno.GENTILE: E' stato il suo anno di grazia. Ha disciplinato i propri sganciamenti operandosi dopo aver fiaccato la resistenza del diretto avversario. E' migliorato tecnicamente, i suoi traversoni dalla sinistra e in corsa oggi sono perfetti. E' il difensore duttile più pratico d'Italia. Ed anche come stopper (vedasi Marassi e Italia-Inghilterra) se l'è cavata egregiamente.FURINO: il piccolo grande uomo, ieri grandissimo, va valutato nell'arco dell'anno. Non è in decadenza, ha risposto con i fatti a chỉ lo voleva sulle soglie della pensione. La sua azione si è fatta più composta e saggia. Quando però la squadra ha avuto bisogno del suo ingobbirsi galvanizzante su ogni palla, è venuto fuori con la veemenza e il carattere del grossi campioni.MORINI: alto rendimento, dicono i critici. Alto gradimento, aggiungono le donne. A noi interessa il primo punto, il biondo stopper non ha quasi mai fallito un obbiettivo, bloccando avversari pericolosi da Royle (Manchester City) a Bresciani. Un pilastro, un giocatore essenziale e redditizio.SCIREA: altro elemento duttile, preciso, misurato, perno intelligente del reparto. Dotatissimo sul piano tecnico, spesso ha rinnegato se stesso per conferire maggior forza d'urto al suoi interventi. Un libero da nazionale. Niente altro da aggiungere.CAUSIO: ha bandito leziosismi inutili, ha ridotto le sue invenzioni all'essenziale, risultando un maestro negli assists sacrificandosi spesso in un oscuro lavoro di sutura a centrocampo. Il barone può comunque dare di più.BONINSEGNA: seconda giovinezza calcistica a 34 anni. Duro, ostinato, cattivo, pericoloso in area di rigore, è la spalla ideale di Bettega, in campionato ed in Coppa. Dodici gol in torneo e cinque in Coppa. Cosa si può pretendere di più da questo vecchio pistolero?BENETTI: Il suo acquisto è risultato molto importante. Ostacolo invalicabile per chiunque, freddo distributore di palloni, bravo in fase di interdizione e di realizzazione, ha costituito insieme con Furino, Tardelli l'ossatura juventina. Bravo Romeo!TARDELLI elettrico, generoso, dotatissimo sul piano dinamico e su quello tecnico si è ben amalgamato con Furino e Benetti. Ha realizzato gol decisivi, ha risolto delicato problema del terzo centrocampista. Ricordiamo, infatti, che Tardelli è terzino d'origine. Un elemento così è manna anche per il cit. azzurro Enzo Bearzot.BETTEGA: l'uomo chiave della Juventus, i suoi 17 gol lo testimoniano, ma non dicono tutto. Bettega è l'uomo di attacco, di rifinitura ed anche di copertura. Gioca come leggesse il manuale del football moderno.Angelo Carolitratto da: La Stampa 23 maggio 1977
E vualà, i giochi son fatti: c'è chi ride, c'è chi piange. La Samp medita di consolarsi con Bernardini, il Cesena con la frutta.Antognoni festeggia il terzo posto con il matrimonio, Pesaola si dispera a fare lo scaldaposto di Vinicio (e intanto al Napoli arriva Corso),Rivera cerca di recuperare un anno perduto mentre Duina rifiuta... l'amore di gruppo, Liedholm saluta i mercanti romani, il Bologna mette in frigo il "Piccolo Cesare"e l'Inter cerca di rilanciare Bersellini per rilanciare se stessa.La giostra continua, si pensa già al futuro: e mentre Radice fa mille complimenti a Trapattoni e Trap ricambia felicissimo, Boniperti ha già un programma per la Juve '77-'78Adesso ci vuole la Coppa dei Campioni!
IL COMPUTER de "La Stampa" ha sbagliato. Il giornale di Agnelli aveva previsto lo scudetto al Torino, invece ha vinto la Juventus. Solo Erminio Macario, il comico, si era detto sicuro del successo finale della Juventus. Poi aveva confidato a Mario De Angelis:"Guardi, caro, voglio essere sincero. Una volta prima della tragedia dì Superga, ero per i giocatori del Torino. Li frequentavo, andavamo allo stesso bar, eravamo amici. Poi c'è stata la disgrazia, sono passati tanti anni... E oggi mi entusiasma la Juventus, anche se, devo ammetterlo, sono brave tutte e due".Per sembrare imparziale, «La Stampa» aveva distribuito 25 mila bandiere bianconere e 25 mila granata. E Giovanni Arpino aveva invocato in prima pagina:«A bianconeri e granata un ideale brindisi che li accomuna, li saluta e li elogia. A tutti noi, in una festa di bandiere, la gioia di applaudire i migliori. Torino capitale del football è anche una Torino che sente il dovere e il fascino di credere in sé, nel futuro, nella bellezza dell'opera».Gli elogi sono risultati unanimi:"17, Sissignora"è stato il titolo di "Tuttosport". E a Roma il "Corriere dello sport" ha invitato alla riverenza:"In piedi, passa la Juve".Da Bologna, «Stadio»:"Juve: fantastico scudetto".E anche i milanesi hanno applaudito:"Complimenti, vecchia Signora"ha scritto a tutta pagina il «Corriere della sera». E la "Gazzetta dello sport":"Alla Juve lo scudetto, al Torino un grazie".E questo è stato anche il tema di "Stampa sera":"Il campionato più bello per Torino: Juve scudetto! E il Toro resta grande".Sicuro: il Torino è stato grande: ha conquistato 50 punti, ha finito a +5 in media inglese. Ma che dire allora della Juventus? Il Torino ha stabilito un solo primato: quello del minor numero di sconfitte (una) ma la Juventus dei record ne ha conquistati cinque: 1) massimo punteggio in classifica (51 punti); 2) maggior numero di partite vinte (23); 3) massimo punteggio nel girone di ritorno (26 punti); 4) primato delle vittorie in trasferta (10); 5) record dei punti conquistati in trasferta (24). E' facile dunque concludere che se il Torino è stato grande, la Juventus è stata grandissima. Una Juventus da favola, che resterà nella leggenda del calcio italiano. Dopo la Coppa UEFA è arrivato lo scudetto, ma non è finita. Anche se Boniperti non lo dice, e anche se Trapattoni sarà costretto a far giocare i rincalzi, la Juventus vuole pure la Coppa Italia per fare un tris che rappresenterebbe un traguardo insuperabile.
La vittoria della Coppa UEFA assume un valore particolare se si considera che la Juventus è la prima squadra italiana ad aver conquistato una coppa interna-zionale senza far ricorso agli stranieri. Non solo: chi aveva fatto rilevare che a Bilbao la Juventus ha vinto la Coppa con una sconfitta contro una squadra che in fondo aveva corso il rischio di essere eliminata dal Milan, non è stato onesto. Ha volutamente ignorato che l'Athletic Bilbao da tempo in campionato faceva giocare le riserve per puntare tutto sulla Coppa, mentre la Juventus ha dovuto combattere su due fronti. Inoltre se è vero che l'Athletic Bilbao non è sembrata squadra di valore internazionale, non si può ignorare che in precedenza la Juventus aveva eliminato quel Manchester United che ha vinto la Coppa d'Inghilterra sconfiggendo addirittura il Liverpool che ha rivinto il titolo inglese ed è finalista in Coppa dei Campioni. Insomma, la Juventus di Bettega è matura per vincere anche la Coppa dei Campioni. Dopodiché Boniperti potrà dire di aver vinto tutto.SAMPDORIA-JUVENTUS 0-2Le profezie di Giovanni XVIILA SAMPDORIA ha cercato in tutti i modi di far vincere lo scudetto al Torino, ma non c'è riuscita. Mai vista una Samp così scatenata, ma la colpa è tutta di Heriberto, non certo di Bersellini. Ormai Bersellini, essendo la Sampdoria retrocessa a Bologna, pensava già all'Inter (in settimana era pure andato a San Pellegrino a visitare gli impianti per dare il suo benestare!) e siccome tanto per cambiare era squalificato, aveva mandato in panchina il suo fedele gregario Armando Onesti, celebre sarto con atelier a Fidenza. Mancavano pure Zecchini e Arnuzzo, Bedin era sceso in campo con trentanove di febbre, si pensava quindi a una Sampdoria rassegnata. Invece non s'erano mai visti i blucerchiati così scatenati: avessero giocato così per tutto il campionato, non sarebbero finiti certo in serie B. Stavolta avevano però da saldare un vecchio conto.
In passato la Juventus aveva spedito in serie B prima la Liguria e poi la Sampdoria. L'ultima volta c'era in panchina Bernardini (1965): Heriberto Herrera volle vincere a tutti i costi una partita che alla Juventus non interessava minimamente. Mentre invece si era comportato in maniera ben diversa il Torino, all'epoca di Cadè. Pur, essendo imbattuto sul proprio campo, all'ultima giornata si era lasciato docilmente battere con un gol di Boni, che aveva fatto gridare allo scandalo. I giornali economici hanno scritto pure che in Sardegna Lolli Ghetti e Pianelli sono legati da rapporti di affari e quindi tutto servirebbe a spiegare questo agonismo che francamente nessuno si aspettava.I critici, semmai, prevedevano una partita incerta per la stanchezza della Juventus non per l'agonismo della Sampdoria. Sul "Giornale nuovo" il vecchio saggio Annibale Frossi aveva ammonito:"Trapattoni che ha osservato la Sampdoria a Bologna parla di scudetto fin da stasera. Certo, sente di avere tra le mani uomini euforici per la spinta ricevuta con il successo in Coppa. Personalmente non sarei, tuttavia, altrettanto tranquillo. II motivo importante l'ho già detto: la Juventus o almeno molti dei suoi giocatori, sono sulla dannatissima soglia del sovrallenamento (a nessuno può essere sfuggito, per esempio, che la mancanza di fiato ha "tagliato le gambe" a Morini e che a Bilbao Tardelli ha accusato cedimenti di natura prevalentemente organica)".E su «Il Giorno» Gianni Brera aveva aggiunto:"Nelle dichiarazioni palabratiche della vigilia Roberto Bettega ha reso un cattivo servizio alla Vecchia Signora affermando che non di stanchezza si trattava a Bilbao, bensì di umana paura. L'ultimo dilettante di psicologia può giusto sorridere della sua ingenuità. Non fosse stata così vicina all'asfissia, forse che squadra come la Juventus avrebbe potuto arrabattarsi a quel modo barbino? Proprio la greve stanchezza psicofisica è la matrice di ogni atteggiamento sbagliato, dai palloni buttati via secondo orgasmo paesano ai raptus frankensteiniani di Benetti, che salta sull'astragalo dell'avversario battendo i tacchi bullonati, quasi per accentuare l'enormità del fallo volutamente commesso... dalla belva che è in lui, inconscio portatore della medesima".Ma a Genova, nella ripresa, la Juventus ha sconfitto anche gli scettici. E Giovanni Trapattoni, che in omaggio al papa e allo scudetto Roberto Milazzo ha simpaticamente definito Giovanni XVII, parlando "ex cathedra" con l'infallibilità dei pontefici ha annunciato al popolo:"Di una Juventus così si parlerà nei secoli".E' una Juventus da paradiso. La Sampdoria invece scende all'inferno e Fulvio Bernardini, presente in tribuna, ha confermato ufficialmente al "Secolo XIX" che sarebbe lieto di lasciare la Nazionale per tornare ai blucerchiati. Ma nessuno l'ha più interpellato e teme che l'operazione non vada in porto. Ha raccontato:"Ci siamo sentiti un po' di tempo fa: Montefiori mi ha fatto una proposta, ma da quel giorno nonostante mi sia dichiarato dispostissimo a trattare, non ho più saputo nulla. Per quel che mi risulta, potrebbero anche aver cambiato idea".E siccome il cronista, Franco Tomati, gli ha chiesto meravigliato:«Ma lei lascerebbe davvero il suo posto di guida della Nazionale per la Sampdoria?».Fuffo nostro ha risposto testualmente:«E perchè no? Io sono molto legato alla Samp. Vivo a Genova e i tifosi blucerchiati mi vogliono ancora bene. E oltre tutto il mio impegno con la Federcalcio termina a giugno. E' un impegno prestigioso, ma alla guida della Sampdoria potrei anche divertirmi di più. Nel calcio ho già fatto di tutto. Prima di morire, e tocco ferro, mi piacerebbe provare anche questo. Però devono decidersi in fretta».А questo punto è facile dedurre che Bernardini non ha nessuna intenzione di restare alla Nazionale a far da balio asciutto a Bearzot. Se rinnoverà l'impegno con la Federcalcio significherà che i dirigenti della Sampdoria non si sono più fatti vivi. Ma a Lolli Ghetti conviene, per risparmiare qualche milione, rinunciare a un uomo del calibro di Bernardini?Elio Domeniconitratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.21




















