mercoledì 18 giugno 2025

26 Ottobre 1980: Juventus - Torino

Si sa che 'Il Derby della Mole' non é una sempice partita e neanche un derby come tutti gli altri! Ed anche questo non fu differente!

Infatti il 26 Ottobre 1980 Juventus e Torino si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81. Tutto si svolge come di consueto in quegl'anni allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l' Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore.

Dall'altra parte c'é un Toro che dopo una stagione tribolata e sotto le aspettative riesce ad evitare la retrocessione in Serie B per un soffio.

Buona Visione!


juventus





Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 26 ottobre 1980 ore 14:30 
JUVENTUS-TORINO 1-2
MARCATORI: Causio 18, Graziani 60, Graziani 76

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino (Prandelli 77), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Brady, Fanna (Marocchino 77)
A disposizione: Carraro, Osti, Verza
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Terraneo, Volpati (D'Amico 14), Salvadori, Sala P., Van de Korput, Masi, Sclosa, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici (Mariani 90)
A disposizione: Copparoni, Davin, Spagnuolo
Allenatore: Ercole Rabitti

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Causio, Scirea, Bettega R., Zoff (Juventus); Graziani, Pecci (Torino)



Per il gol annullato a Tardelli, la seconda rete di Graziani ed alcune frasi in campo 
Accuse della Juve all'arbitraggio di Agnolin 
Trapattoni; «Se parlo mi squalificano per sei mesi» 
Dopo il pareggio granata intimidazione verbale ad un giocatore bianconero: è stato l'arbitro? 

TORINO — Non è una conferenza stampa, ma un discorso di accusa quello di Giovanni Trapattoni. Un discorso frammentario, dettato da uno stato d'animo particolarmente alterato dagli eventi. Il risultato non ha premiato il miglior gioco dei suoi uomini. Alcuni atteggiamenti arbitrali fanno avvampare addirittura d'ira il giovane trainer juventino. Le frasi sono lampi che spezzano il silenzio che si è creato attorno a lui. Amarezza e disappunto si mescolano in un quadro difficile da fissare. Riusciamo a raccogliere queste concitate parole. 

«Se parlo squalificano me per sei mesi e non qualcuno. Non sono in grado di interpretare la partita. Ma voi, signori, avete visto il derby come me. O comunque fatevela spiegare. Se lo spettacolo si è rovinato e se c'è stata contestazione è necessario e doveroso risalire ad alcune interpretazioni di qualcuno ed ai perché'." 

Improvvisamente, un nuovo silenzio. Trapattoni non sa nascondere la rabbia. Il suo tentativo di restare su canali legittimi riesce però perfettamente. Studia le risposte con una freddezza che stride con il suo stato d'animo, con le circostanze. Ma gli eventi non lo trascinano in un campo minato. 

"Meritavamo di vincere — riprende a dire appoggiandosi stancamente ad una parete del sottostadio — ma a che serve? Io allora tengo a riferirvi un episodio che è accaduto sul campo, proprio durante il derby. Sull'1 a 1 un mio giocatore si è sentito dire più volte da qualcuno: "Adesso vi faccio un e... cosi"». 

E Trapattoni, unendo gli indici e i pollici che disegnano un cerchio nell'aria (come faceva tempo fa l'omino sorridente della pubblicità di un cachet), non rivela chi sia l'autore del gesto né il destinatario. Facili deduzioni ci inducono a pensare che l'autore sia l'arbitro Agnolin. Se cosi fosse il direttore di gara si sarebbe reso autore di un episodio gravissimo. 

"Non è tutto — continua Trapattoni fuori di sé — ad un certo punto si è fatto male Sclosa e sono entrati in campo in otto; si è fatto successivamente male Scirea e lui (Agnolin n.d.r.) ha fatto continuare il gioco. Ed è venuto il gol. L'unica consolazione è che la squadra risponde ed avrebbe meritato di più. Il fatto è che che siamo vilipesi, subiamo di tutto e perdiamo match di questo tipo. Non so più cosa dire». 

Resta la frase che avrebbe pronunciato Agnolin. Quale atteggiamento assumerà, la società bianconera al riguardo? A parlare è il general manager Pietro Giuliano. 

«Siamo sereni. Non meritavamo di perdere la partita. La squadra ha fatto ciò che doveva e poteva. Sulle presunte frasi non si può esprimere un giudizio a caldo. Vediamo in quale contesto queste frasi sono state pronunciate." 

Angelo Caroli


Zoff: «All'arbitro dovevo dare un cazzotto» 
Causio: «Sono prevenuti con noi» 
Gentile: «É il furto del secolo» 
Bettega: «Sono offeso per la gravità d'una frase che è stata detta. Ora valuteremo con i dirìgenti cosa si dovrà fare» 

TORINO — Spogliatoio della Juventus, una polveriera, il dolce pomeriggio cede ad una sera di rabbia infinita. Fuori i tifosi bianconeri imprecano, se avessero tra le mani Agnolin non sarebbe difficile immaginare la scena. Dentro non ci ricordiamo un camerone cosi acceso. Giovanni Trapattoni si tiene a stento, i suoi sono distrutti. 

Difficile appare subito l'intervista, anche se stavolta il materiale per i taccuini non manca. I volti dei giocatori sono alterati. Molti hanno voglia di piangere, molti scelgono la via del silenzio per evitare in seguito il peggio. 

«Non sono in condizioni di parlare — urla Furino stravolto —, andrei fuori dal seminato». 

«Non dico nulla» — replica Scirea alle insistenze dei cronisti 

«Scrivete quello che volete» — interviene Tardelli. 

«Se parlassi —spiega con voce che trema — verrebbero fuori delle cose gravissime ed oltre al danno avremmo anche le beffe». 

Le discussioni sono animatissime. Si sfiora addirittura il litigio in famiglia. Agnolin è sulla graticola. Franco Causio non riesce a non sfogarsi lui così attaccato alla professione. Dice prima di allontanarsi sbattendo la porta: 

«C'è una sola verità signori, una sola realtà. Purtroppo sono prevenuti nei nostri confronti, dobbiamo averlo ben chiaro in testa». 

Il general manager Giuliano lancia un invito: 

«Cerca di calmarti. Stasera c'è la moviola. Vedremo, valuteremo». 

Causio, in risposta, serrando i denti: 

«Chi se ne frega della moviola. Capirai che bella consolazione adesso che abbiamo perso la partita». 

E' una carrellata amarissima su protagonisti che credevano ormai d'avere in pugno la partita. Gentile ha gli occhi che sanno di tempesta. Ripete senza ombra di timore: 

«Autentico furto, furto del secolo. Scrivetelo a caratteri cubitali. Una vergogna». 

Sarebbe fuori luogo far domande, insistere. Basta ascoltare. Anche un uomo come Zoff, abituale espressione della serenità, cerca di scaricare la tensione in qualche modo. Si accende una sigaretta, le dita quasi tremano. Dino denuncia: 

«Trapattoni ha riferito un fatto e un gesto eloquenti dell'arbitro. Quando succedono certe cose non si può più parlare di episodi. A questo punto è la partita che va valutata nel complesso. Se un arbitro si permette di dire certe cose, ripeto, gli episodi non c'entrano. Ed io a Trapattoni credo, non è tipo che parla a vanvera. Pulici? Quando è "entrato" avevo già la palla in mano. La mia ammonizione? Lasciamo perdere. Altro che ammonizione. All'arbitro dovevo dare un cazzotto». 

Ancora gran rumore che scuote le mura dall'esterno. Per Liam Brady, l'irlandese dallo sguardo trasognato, soltanto tristezza e pensieri. Confida prima dell'antidoping sema alzare il capo: 

«Un pomeriggio bruttissimo. Tutto all'aria quando per noi sembrava fatta. Una sconfitta incredibile che ci mette nei guai in classifica. I tifosi? Succede anche in Inghilterra, di peggio. Brutte, brutte cose». 

E parte per Parigi un modo per dimenticare con Francia-Eire. Arriva Roberto Bettega. Lo circonda uno stuolo di giornalisti. Pare che Bobby abbia riferito la frase di Agnolin a Trapattoni. Da Roberto ora si vuol sapere, si vuol capire tutto e subito. Ma lui lascia intuire, tenendosi ufficialmente nel vago: 

«Trapattoni non si inventa nulla, questo ve lo posso assicurare. Adesso la cosa verrà valutata con la società. Vedremo insieme quali passi compiere. Certo la cosa che più mi ha offeso è quella frase grave. La partita? Ogni commento mi sembra superfluo. Tutti avete visto come è andata a finire. Per giunta c'è questo gol del raddoppio che l'arbitro ha annullato in maniera discutibile. Fanna mi ha ricordato l'azione, mi ha detto di aver dribblato sulla linea di fondo Masi che è poi caduto a terra. A quel punto Pietro ha dato indietro e Tardelli ha poi segnato. Ora ditemi come può essere fuorigioco». 

Rimangono in pochi, Trapattoni non si dà pace. Tardelli gira con la guancia segnata da una tacchettata di Van de Korput, Cuccureddu sbraita nerissimo: 

«Se ci trattano cosi facciamo poca strada. Certo a noi non danno mai nulla, state pur tranquilli. Il secondo gol di Graziani era da annullare, non era la prima volta che Pulici saltava addosso a Zoff. Avevamo vinto, qualcuno ha voluto farci perdere. Tutto ciò è scandaloso». 

Da Cabrini un retroscena sul rientro: 

«Il mio impiego era stato deciso da tre giorni. Alla vigilia ho detto che non avrei giocato per fare pretattica». 

All'uscita il general manager Giuliano è l'unico che cerca di gettare un po' d'acqua sull'incendio: 

«La sconfitta in questi termini è pesante. Ma dobbiamo fare come quando cade il governo. Prendere 48 ore di tempo per fare un po' di luce per valutare tante cose». 

Ferruccio Cavaliere
brani tratti da: La Stampa 27 ottobre 1980




IL CASO DELLA SETTIMANA
Le porno-minacce di Agnolin (reo confesso) ai giocatori della Juventus nascondono un problema più delicato: fra calciatori e arbitri non si riescono a instaurare quel rapporti di collaborazione che potrebbero arginare il pericolo della violenza.
Perché non battere la strada della distensione?
Un mazzo... di fiori

IL VELENO CHE SEMPRE si annida nelle pieghe di un derby, a Torino è esploso nel dopopartita. Sul campo c'erano state le rituali contestazioni, qualche cianchettata robusta (ma ricordiamo derby assai più violenti) e anche l'estemporaneo fuoriprogramma di una mini-invasione stroncata da Furino a pedate nel sedere (poi il ragazzo si è lamentato, mostranto le terga piene di lividi: 
«Era un mio idolo, guardate cosa mi ha fatto...». 
Ma che si attendeva, un mazzo di rose, per la sua bravata?). Il veleno, dicevamo, veniva servito freddo, a palla ferma. Trapattoni, livido, tirato in volto, con acrobazie dialettiche tese a minimizzare le conseguenze disciplinari, denunciava: 
«Quel signore ha detto a un mio giocatore: adesso vi faccio un mazzo così. Eravamo sull'1-1 e avete visto cosa è successo, dopo». 
Come dire: l'arbitro se l'è legata al dito, ha dato corpo alla minaccia e convalidato il secondo gol, irregolare, del Torino, ci ha fatto
perdere la partita. 
TRIBUNA PERSONALE. Il giorno dopo, Bettega rincarava la dose. Disponendo di una tribuna personale, cioè di una rubrica di successo presso una TV privata, con diffusione quasi nazionale, il giocatore dedicava all'arbitro in questione, Agnolin, il servizio d'apertura della trasmissione. Anch'egli invocando, ovviamente, inchieste e interventi dall'alto, ma soprattutto ponendo un interrogativo interessante: 
«Cosa sarebbe successo a ruoli invertiti, cioè se uno di noi avesse rivolto all'arbitro la stessa frase? ». 
La risposta era ovvia: espulsione e lunga squalifica. Implicitamente Bettega suggeriva che ad Agnolin andava riservato il medesimo trattamento. Campana prendeva tempo, Campanati proclamava che il silenzio è d'oro, frase che sospettiamo di avere già sentito pronunciare qualche altra volta dal potente capo delle giacchette nere. 
IL SILENZIO. Allo stesso, rigorosissimo silenzio veniva ufficialmente ancorato pure Agnolin, il protagonista attivo della vicenda. Agnolin è un tipo che a star zitto non si diverte, per questo la sua carriera è costellata di episodi, diciamo cosi, movimentati. L'ultima volta che se l'è presa con qualcuno, è accaduto al raduno arbitrale pre-campionato, il bersaglio della sua polemica è stato nientemeno che il fresco presidente federale avvocato Sordillo. Questo per dire che Agnolin non è un soggetto remissivo, di natura. Ma l'arbitro deve tacere, anche quando il suo interlocutore dispone dei potenti mezzi della TV (sia pure privata). E questo, francamente, non è sportivo. Il duello deve essere ad armi pari. Altrimenti, a forza di sentire una versione sola, la gente si fa una certa idea (favorita anche dal fatto che il giocatore è sempre più simpatico dell'arbitro, nel cuore degli sportivi) ed è dura, poi, fargliela cambiare. Così Bettega poteva tranquillamente sparare le sue bordate, senza che Agnolin fosse in grado di suonare le sue campane.
CAMPANATI. In mancanza di campane, ci pensava Campanati (o chi altro?) facendo filtrare alla solita destinazione prediletta il contenuto di una telefonata riservatissima, nel corso della quale Agnolin ammetteva le sue colpe. E' il farisaico sistema degli organi arbitrali, che si impongono un ufficiale riserbo, per poi far conoscere ugualmente, attraverso canali amici e fidati, il proprio pensiero. Con questa indiscrezione, Agnolin veniva chiaramente mandato al macello presso l'opinione pubblica (sospetto maligno: che il giovane e spregiudicato arbitro veneto sia venuto in uggia ai grandi capi?): lo si faceva confessare per... procura, senza però concedergli di spiegare l'antefatto della sua infelice battuta. E, di rinforzo, ecco qualche granata che, forse mosso da uno spirito di solidarietà azzurra, rivelava: 
«Anche a me, durante il derby, l'arbitro ha rivolto la stessa frase». 
Di qui il dubbio: ma, preso com'era a minacciare tutti i giocatori che gli passavano a tiro di pratiche sessuali non precisamente ammesse dal Concistoro, il furente Agnolin avrà trovato anche il tempo di arbitrare, a Torino?
AMAREZZA. A questo punto, Agnolin si riteneva parzialmente sciolto dall'obbligo al silenzio. E forniva a sua volta la propria versione dell accaduto. Dicendo, pressappoco: 
"E' vero, ho sbagliato. E quindi debbo pagare. Io insegno educazione fisica, in senso lato sono un educatore, che potrei mai dire ai miei allievi se non fornissi l'esempio che chi sbaglia deve pagare? Ciò premesso, vorrei precisare: 1) che la frase non è stata rivolta a un giocatore in particolare, ma collettivamente, dopo reiterate e stucchevoli proteste; 2) che la frase, istintiva e in dialetto veneto, era al condizionale: ossia, mi avete stufato, ve faria un sesto così...; 3) che la strumentalizzazione di questo mio errore, che ammetto e per il quale sono pronto a pagare, mi riempie di amarezza. In campo i giocatori non mi hanno mai aiutato a dissolvere il clima di tensione. C'è stato un tentativo di invasione e neppure quello ha consigliato di tenere un comportamento diverso. Nessuno che si sia posto il problema: e se qui vengono in campo in duecento, anziché un solo ragazzino inoffensivo? Insomma, i famosi rapporti di collaborazione fra giocatori e arbitro sono di là da venire. Questa non vuol essere la giustificazione della mia colpa, ma soltanto un' amara constatazione».
IL TOUR DE FORCE. Per avere le idee un tantino più chiare, ci siamo rivolti (dietro ripetute promesse di riserbo, che ovviamente rispettiamo) a un autorevole esponente del mondo arbitrale. E dal colloquio abbiamo ricevuto conferma che nell'incresciosa vicenda sono stati commessi errori, anche grossolani, da tutte le parti in causa. Andiamo a esemplificare. 
1) la designazione di Agnolin per il derby di Torino è stata una topica madornale. Non per i burrascosi precedenti che l'arbitro aveva con la Juventus, ma perché Agnolin veniva da un "tour de force" massacrante, che non poteva non incidere sulle sue condizioni fisiche e psicologiche. Agnolin aveva arbitrato, la domenica precedente, Brescia-Catanzaro; il mercoledi aveva diretto a Monaco la partita più importante della Coppa dei Campioni, Bayern-Ajax; appena rientrato era stato spedito a gestire un derby delicatissimo, fra due squadre in crisi, attestate sull'ultima spiaggia. Tre partite in una settimana, con in mezzo un trasferimento all'estero; e la tensione di impegni tutti esasperati. E' più facile, in queste condizioni, che un arbitro perda la calma e si lasci andare a un'espressione che è sempre da evitare, per motivi di educazione prima ancora che di opportunità. C'è stata provocazione? L'arbitro ha altri mezzi per rintuzzarla, non per altro viene fornito di cartellini gialli e rossi; 2) la grave mancanza dell'arbitro è stata strumentalizzata oltre il lecito da un allenatore e da giocatori esasperati per una sconfitta immeritata. Secondo il nostro autorevole interlocutore, negli episodi decisivi della partita non c'erano stati errori di Agnolin. Nel gol annullato a Tardelli, l'arbitro aveva seguito l'indicazione del guardalinee, perfettamente in linea con l'azione e quindi in grado di giudicare meglio di ogni altro. Né la moviola aveva potuto dimostrarne in modo inconfutabile l'errore. Per quanto riguarda il gol della vittoria granata, fra Zoff e Pulici c'era stato un normale contatto di spalla, senza alcuna intenzionalità di fallo da parte dell'attaccante. 
«Se al portiere, che ha già il vantaggio di poter usare le mani, diamo anche quello di non poter essere sfiorato, diventa imbattibile».
3) proprio perché sa che i giocatori, in caso di sconfitta, si attaccano a tutto, l'arbitro deve assolutamente evitare di procurare lorо motivi di polemica. In questo senso, Agnolin ha sbagliato due volte. 
CONCLUSIONI. Quindi, siamo tutti colpevoli, anche se uno soltanto pagherà, Ma, al di là del polverone, ci sembra che il fatto più grave della vicenda risieda in questa continua, proterva mancanza di collaborazione fra attori del medesimo spettacolo. Giocatori e arbitro navigano sullo stesso, vacillante, barcone, ma pare non se ne rendano conto. E intorno ricomincia a montare la violenza, il vero, micidiale nemico del calcio. Quello che provoca la fuga degli spettatori (assai più che il non-gioco: alla mancanza di gol si fa il callo, alle sprangate meno); quello che ispira massicce campagne denigratorie; quello che sospinge a vigorose spallate il football-made-in-Italy nel calderone delle imprese in dissesto, E' grave che dagli addetti ai lavori non si avverta il pericolo: e ci si industri ad attizzare il fuoco, anziché a isolarlo. Agnolin è giustamente all'indice: ma quanti, in questa esemplare vicenda, sono stati migliori di lui, a cominciare dai suoi capi?

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1980 nr.45



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Franco Causio e Roberto Bettega esultano per il momentaneo vantaggio bianconero.

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Il gol annullato a Marco Tardelli


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Michel Van de Korput in marcatura su Roberto Bettega.

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