mercoledì 6 maggio 2026

6 Maggio 2012: Cagliari - Juventus

È il 6 maggio 2012 e Cagliari e Juventus si sfidano nella diciottesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Serie A 2011-12  allo Stadio 'Nereo Roccodi Trieste.

È il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno si può sognare quale sarà l'epilogo di questa stagione. Alla fine sarà una marcia trionfale lunga trentotto partite, tutte senza l'onta della sconfitta. 

Dall'altra parte c'è il Cagliari che vince il suo personalissimo scudetto ed evita una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 2011-2012 - Campionato di Serie A - 18 ritorno
Trieste - Stadio Nereo Rocco
domenica 6 maggio 2012 ore 20:45 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Vucinic 6, Canini autorete 74

CAGLIARI (4-3-3): Agazzi, Pisano, Canini, Astori, Ariaudo, Ekdal, Conti D., Nainggolan, Ibarbo (Larrivey 62), Pinilla, Thiago Ribeiro (Cossu 49)
A disposizione: Avramov, Perico, Gozzi, Dessena, Nenè
Allenatore: Massimo Ficcadenti

JUVENTUS (4-3-3): (c) Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Caceres 25), Vidal (Giaccherini 53), Pirlo, Marchisio C., Pepe, Matri (Borriello 70), Vucinic 
A disposizione: Storari, Estigarribia, Del Piero, Quagliarella 
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Orsato
AMMONIZIONI: Vidal 9, Chiellini 48, Pepe 54 (Juventus); Nainggolan 17, Pisano 40, Cossu 52 (Cagliari)



La squadra di Conte vince per due a zero con le reti di Vucinic e l'autorete di Canini che liquidano la pratica del Cagliari. Da Milano l'Inter vince il derby e dà il là alla festa bianconera allo stadio Nereo Rocco

Nella gara della 37esima giornata di campionato la Juventus vince per 2 a 0 contro il Cagliari e, complice la sconfitta del Milan nel derby contro l'Inter, si laurea campione d'Italia per la stagione 2011-2012. Allo stadio Nereo Rocco la squadra di Conte vince con un gol per tempo firmato da Mirko Vucinic e dall'autogol di Michele Canini, il tutto condito dalle belle notizie provenienti da San Siro. La Juve è campione!

IL MATCH - La squadra di Antonio Conte gioca dunque la partita più importante della stagione nello stadio dedicato al più carismatico tecnico della storia del Milan, il grande ''Paron'' Nereo Rocco. 
Al 6' subito Juventus in vantaggio: lancio di Bonucci per Vucinic, che in posizione sospetta scappa verso Agazzi e lo batte con un tocco di destro. Non molla il Cagliari, che pressa la Juventus e cerca di fare la partita, ma è aggressivo anche l'atteggiamento degli uomini di Conte; per questo motivo, dieci minuti di gioco non certo spettacolari, nonostante la rete di Vucinic. Boato sugli spalti, a Milano Inter in vantaggio. Juventus scatenata: Pirlo per Pepe, che da sinistra entra in area e scaglia un siluro che Agazzi respinge di pugni. Al 22' durissimo scontro di testa tra Pinilla e Lichsteiner, giocatori a terra. Imprudente lo stacco aereo del giocatore del Cagliari, Lichsteiner era in vantaggio sulla palla. Lo svizzero non ce la fa, esce con la barella e al suo posto entra Caceres. Al 32' fallo di Nainggolan su Vidal. Certamente non sportivo il comportamento dei giocatori della Juventus che attorniano l'arbitro chiedendo con veemenza il secondo giallo per Nainggolan, che peraltro sarebbe stato meritato. Al 36' conclusione di destro di Pinilla da trenta metri, pallone che sfiora il palo alla destra di Buffon e termina fuori: che brividi per la Juve. Finisce il primo tempo, ora la Juventus sarebbe campione d'Italia. 

Inizia il secondo tempo con gli stessi effettivi ma con il Milan che ora è in vantaggio contro l'Inter. Al 7' contropiede del Cagliari, Pinilla per Cossu, contatto con Chiellini e il sardo va giù. Per l'arbitro è simulazione, giallo per Cossu. Pareggia l'Inter a San Siro, boato a Trieste. Fuori un nervoso Vidal, sentro Giaccherini. La Juve gestisce la palla ma non riesce a raddoppiare. Al 25' spunto di Cossu da sinistra, salta due avversari, destro in diagonale e palla fuori non di molto alla sinistra di Buffon. Conte gestisce i suoi attaccanti: fuori Matri e dentro Borriello. Destro a giro di Vucinic da posizione defilata, si allunga Agazzi e devia il pallone in corner. Al 28' ancora vicina al raddoppio la Juve, ma il colpo di testa di Caceres su cross di Marchisio finisce a lato di niente. Palla in mezzo a Caceres, è goffo e maldestro Canini, con un intervento di piedi, ad infilare la sfera nella propria porta alle spalle di Agazzi, 2 a 0 Juve al 29'. Partita virtualmente finita, ora si attende solo il risultato di San Siro con l'Inter in vantaggio. La Juve è campione d'Italia!

Lorenzo Nicolini







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martedì 5 maggio 2026

5 Maggio 2015: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 5 maggio2015 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di andata della Semifinale della UEFA Champions League 2014-15 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

Buona Visione!


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Stagione 2014-2015 - Champions League - Semifinali, andata
Torino - Juventus Stadium
martedì 5 maggio 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 2-1
MARCATORI: Morata 8, Ronaldo C. 27, Tevez rigore 57

JUVENTUS: (c) Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio C., Pirlo, Sturaro (Barzagli 64), Vidal, Tevez (Pereyra 86), Morata (Llorente 78)
A disposizione: Storari, Padoin, Matri, Pepe
Allenatore: Massimiliano Allegri

REAL MADRID: Casillas, Carvajal, Pepe, Varane, Marcelo, James Rodriguez, Sergio Ramos, Kroos, Isco (Hernandez J. 63), Bale (Jesé 86), Ronaldo C. 
A disposizione: Keylor Navas, Fabio Coentrao, Lucas Silva, Arbeloa, Llarramendi
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Atkinson (Inghilterra)
AMMONIZIONI: Bonucci 5, Tevez 46, Vidal 56, Chiellini 90+3 (Juventus); Marcelo 57, Carvajal 75, James Rodríguez 85 (Real Madrid)





Ancelotti pareggia con Cristiano Ronaldo ma si arrende al rigore dell'argentino: secondo tempo sottotono per i suoi. Super Sturaro, Llorente manca il 3-1

Allo Stadium è la grande notte di Juventus-Real Madrid, semifinale di andata di Champions

Non sappiamo quale sarà il conto della cena bianconera a fine serata. Ma questa Juventus, che batte 2-1 il Real Madrid allo Stadium, in tasca ha molto di più dei 10 euro di cui l’accreditava Antonio Conte. Non c’è ancora la finale di Berlino nella capiente saccoccia juventina, ma il hashtag #finoallafinale non è solo una suggestione. Perché i blancos non danno mai l’impressione di essere una categoria sopra. Si gioca alla pari, e per alcuni tratti la Juve si dimostra persino superiore, aggredendo un Real molto poco galactico. Di una qualità illegale nella singola giocata, ma battibile. Di certo le assenze di Modric e Benzema sono due macigni, tanto più se le alternative sono un Ramos impresentabile a centrocampo e un Bale fuori ruolo in attacco. Il francese ci sarà, nel ritorno di mercoledì prossimo, a differenza del regista croato.

GRANDE INIZIO — Allegri, come gli sta capitando quasi sempre da quando è alla Juve, azzecca la mossa Sturaro, con Pereyra in panchina e Vidal trequartista a tutto campo. A destra c’è quel satanasso di James, allora meglio mettere Marchisio dall’altra parte e opporgli la corsa dell’ex genoano, tanto più che Carvajal di solito non è timido nelle sovrapposizioni. Ancelotti sceglie Marcelo a sinistra e Bale centravanti, coi 48 milioni spesi per Illarramendi lasciati in panchina e Ramos a evidenziare tutto il suo disagio a centrocampo. Parte male il Real. Soprattutto in quello che dovrebbe fare meglio della Juve, le giocate di qualità. Ramos è scolastico quando va bene, altrimenti la passa agli avversari, Kroos, ben soffocato da Morata e Vidal, non riesce a dettare il gioco. La Juve, che aggredisce alta, tira 4 volte in porta nei primi 8. L’ultima è quella buona: Casillas respinge come può il diagonale avvelenato di Tevez, sul tap-in Morata non può sbagliare. Terzo gol in questa Champions per il grande ex, che conferma di avere la stoffa del campione. “Vediamo di che pasta è fatto contro quelli veri”, si diceva. Risposta servita: oltre al gol, mettiamo a bilancio che Varane lo soffre quasi sempre e che l’aiuto in fase di non possesso è fondamentale.

Il Real, dopo 20’ oggettivamente brutti, risale la china appena riesce ad allargare il campo, coinvolgendo James e Isco. CR7 manda fuori al 24’, poi 3’ dopo segna uno dei gol più facili della sua carriera, liberato da una piuma di destro del colombiano che scavalca Buffon. Il finale di primo tempo è più equilibrato, perché il Real, a cui continua a mancare Modric come l’acqua nel deserto, commette meno errori e la Juve non recupera mai palla alta. L’azione al 36’ vale il biglietto, roba da fenomeni: Carvajal ruba palla a Evra sulla linea di fondo, poi da Kroos la manovra si sviluppa fino al cross di Isco per James. Colpo di testa del colombiano sulla traversa a Buffon battuto. Palla gol clamorosa: quel legno avrà bisogno di un timbro da discoteca alla base, ché ballerà tutta la notte.
micidiali — La ripresa, che parte molto bloccata, si accende con la giocata che Ancelotti non vorrebbe mai subire. Dall'azione susseguente a corner, il tiro di Marcelo viene ribattuto e lancia il contropiede Juve con Tevez e Morata in semi-parità numerica. La situazione che Allegri vorrebbe sempre giocare. Marcelo prova a falciare Morata (giallo), ma Tevez si fa comunque metà campo palla al piede e viene steso da Carvajal. Rigore netto, con l’Apache che non tradisce. Ancelotti capisce che far giocare Bale senza campo davanti è come guidare la Ferrari a 100 all’ora: dentro il Chicarito con Bale esterno destro. Allegri risponde al volo con Barzagli e il 3-5-2, mentre Sturaro esce prendendosi l’ovazione di uno Stadium da brividi. La Juve si raccoglie davanti a Buffon, che non deve mai fare parate vere. Perché a questo Real, liberissimi di non crederci, manca qualità. CR7 non salta l’uomo, Bale e il Chicharito non cambiano l’inerzia. E Ramos continua a crossare per i piccioni. Quindi non stupisce che sia la Juventus ad andare più vicina al 3-1 con Llorente, entrato subito bene in partita per Morata. Finisce 2-1. E adesso tutti al Bernabéu per prendersi Berlino. I 10 euro? La mancia per il parcheggiatore. Ché questa Juve è da tavolo al privé anche in uno dei templi del calcio mondiale.

Jacopo Gerna











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5 Maggio 2002: Udinese - Juventus

È il 5 maggio 2002 ed Udinese e Juventus si sfidano nella diciassettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio Friuli di Udine

È una data ed un pomeriggio che MAI dimenticheremo!

Tutto il resto è storia! Dall'altra parte c'è la squadra friulana che vince il suo 'scudetto' personale. Riuscirà infatti ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 5 maggio 2002 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Trezeguet 2, Del Piero 11

UDINESE (3-4-3): De Sanctis, Kroldrup, Zamboni, Manfredini, Pinzi, Helguera (Almiron 80), Marcos Paulo, Pieri (Scarlato 65), Muzzi (Jorgensen 73), Sosa, Di Michele 
A disposizione: Turci, Alberto, Caballero, Iaquinta
Allenatore: Giampiero Ventura

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano (Birindelli 83), Montero P., Conte A., Tudor (Zambrotta 67), Davids (Paramatti 80), Nedved, Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Tacchinardi, Amoruso, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rodomonti



LA FELICITÀ DEL PRIMO TIFOSO: 
«È STATO BUFFON A FARE LA DIFFERENZA» 
AGNELLI «La Juve campione del calcio pulito» 

AL novantunesimo minuto l'Avvocato è in giardino. A respirare. Ma fino al novantesimo Gianni Agnelli, presidente d'onore della Fiat considerato dai tifosi della Juve il loro numero 1, era davanti al video: 
«Ho cominciato con Udinese-Juventus. Quando il nostro vantaggio s'è consolidato con il secondo goal, son passato all'Olimpico, con Lazio-Inter. E sono rimasto molto soddisfatto. Davvero contento. 
S'era parlato di risultati aggiustati, di accordi taciti, di intese sottobanco. Invece l'Inter si è suicidata. 
«Era molto difficile che l'Inter non vincesse a Roma. Credevo alla fine sarebbe riuscita a portare a casa i tre punti. Invece s'è perduta davanti a se stessa». 
Come spiega la debacle dei neroazzurri di Massimo Moratti? 
«Perché non sono una squadra. La squadra non c'è, hanno fatto tutti poco, giocando sempre molto male. I risultati che hanno permesso loro di stare avanti per quasi tutto il campionato sono stati frutto di giocate dei singoli. Un gol di fino di Alvaro Recoba, una grande giocata del brasiliano, Ronaldo. ma niente collettivo. E senza squadra non si vince il campionato italiano. Mai».
Domenica mattina cosa aveva nel cuore? Che risultato pronosticava? 
«Nel mio cuore riflettevo. L'impegno dell'Inter contro la Lazio era più ostico del nostro a Udine. Ma era difficile pensare che l'Inter avrebbe rinunciato a giocare. 
A che punto della stagione ha ricominciato a sperare? 
«Quando la Juventus ha battuto il Piacenza per uno a zero. Mettersi in tasca tre punti anziché uno è stato decisivo. Non tutti sanno ancora ragionare sui tre punti, che sono stati una rivoluzione e permettono le rimonte con più facilità che nel passato, quando alla vittoria andavano solo i due punti. Il goal di Nedved nel finale è stato importante». 
E quando invece le è sembrato che la stagione si mettesse male? 
«Nel derby di Torino. Vincevamo per tre a zero e il Toro ci ha rimontato fino al 3 a 3. E Salas ha scagliato un penalty sopra la traversa. I torinisti si sarebbero vantati per tutto l'anno di averci fatto perdere lo scudetto». 
Cosa ha detto all'allenatore Marcello Lippi? 
«Non sono ancora riuscito a parlargli, sono tutti blindati tra viaggio di ritorno e feste. Gli dirò bravo. Ho sempre avuto fiducia in Lippi. Anche se, dopo la parentesi di Milano allenando l'Inter e l'esonero, è un uomo diverso. È diventato più morbido. Ascolta di più chi gli sta intorno, ne valuta le idee, i pareri». 
Un bene o un male? 
«Lippi della prima Juventus era più deciso, più determinato. È ritornato più politico, più duttile. Una volta non ascoltava nessuno e andava diritto, con forza, per la sua strada. Adesso si confronta di più». 
Ha parlato con suo fratello Umberto? Con Girando, Moggi e Bettega, i dirigenti? 
«Non ancora. Saranno occupati con le interviste. Ma appena li raggiungo dirò bravi. Bravi a tutti, la squadra e lo staff di dirigenza. 
Quale giocatore bianconero è risultato, secondo lei, determinante per questo XXVI scudetto? 
«Il portiere, Gianluigi Buffon. Quando l'abbiamo preso ho chiesto un parere a Dino Zoff, anche in confronto con Francesco Toldo che dalla Fiorentina andava all'Inter. "Buffon è il più forte, mi ha detto - non ha uguali per i riflessi." 
È un naturale. Zoff aveva ragione. Buffon ci ha consentito, con le sue parate decisive, di vincere quelle partite della rimonta, magari giocate non benissimo, ma senza le quali non saremmo arrivati al titolo. Le dico di più: se la Juventus avesse preso Buffon qualche anno prima, almeno due scudetti in più li avremmo vinti. Ci avrebbe dato i punti mancanti nelle ultime quattro stagioni». 
Chi mette sul podio con Buffon? 
«Tudor e Montero. Hanno incardinato la miglior difesa del campionato. La difesa conta sempre. E con loro Trezeguet, uomo di area, uomo da rete. Non fa gioco, non contribuisce magari direttamente all'azione, ma non sbaglia mai». 
E Del Piero? 
«È riapparso solo nell'ultimo mese, mese e mezzo. Quando è riapparso ha fatto la sua parte». 
Da oggi siamo in campagna acquisti. Cominciamo dalle rivali di volata, Roma e Internazionale. Chi sceglie? 
«Nella Roma quel difensore, Samuel, è proprio forte no? Se lo mette nella nostra difesa, ne fa un muro impenetrabile. Nell'Inter Vieri. Non l'avrei mai mandato via dalla Juve e mi dispiace ancora che se ne sia andato. Moratti ha dimostrato la scorsa estate che, insistendo, Vieri si può trattenere». 
Alla fine niente scudetto dei veleni, come tanti temevano. 
«In Italia il football è corretto. Scorretti sono certi tifosi e, qualche volta, i cronisti che mettono in giro polemiche inutili. La Lazio ha giocato una grande partita, anche se il pubblico non era il solito. I tifosi non volevano vincere, i giocatori sì». 
Adesso è pronto per il Mondiale di Giappone e Corea? 
«Lo guarderò, certo. La nazionale italiana è molto forte, come l'Argentina e la Francia. Ma occhio ai tedeschi. Nel calcio la Germania è come in economia. Magari sembra stentare e alla fine te la ritrovi sempre davanti». 
Portare o no Roby Baggio? 
«Baggio è il più grande dei giocatorini che io abbia visto al mondo. Matthäus, Platini, sono su un altro pianeta. 
Una bella domenica allora? 
«Sì, una bella domenica. Abbiamo vinto. Ora dobbiamo vincere anche gli altri giorni, dal lunedì al sabato. Non solo nelle sfide del calcio, ma in tutto il resto. Insieme. 

[g.r.]
tratto da: La Stampa 6 maggio 2002





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