domenica 29 marzo 2026

29 Marzo 1992: Juventus - Lazio

É il 29 Marzo 1992 Juventus e Lazio si sfidano nella nona giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1991-1992 - 9 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Riedle 83, Schillaci 90+1

JUVENTUS: Tacconi, Reuter, De Agostini, Conte A. (Di Canio 54), Carrera M., Julio Cesar, Alessio (Corini 72), Galia, Schillaci, Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin G., Gregucci, Soldà, Neri, Bacci, Riedle, Sclosa (Melchiori 67), Ruben Sosa
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Collina



«Un calcio alle speranze» 
Trap: senza carattere non si vince 

«Nel calcio chi sbaglia paga, c'è poco da fare. Un dato positivo, comunque, è venuto dal fatto che la Juve non ha mai mollato e questo fa ben sperare, per il futuro. Il Milan continua a reggere il passo ma la speranza è l'ultima a morire». 

Conoscendo il tipo, realista e talora ipercritico, c'è da stupire: eppure Tacconi si dice ancora ottimista. 

«La Juve ha acciuffato un punto d'oro, alla faccia di quanti ci davano per spacciati. E adesso, ve lo garantisco, il campionato è ancora tutto da giocare. Nei confronti diretti abbiamo dimostrato di essere sostanzialmente alla pari con il Milan e martedì ce la vedremo direttamente. Credo proprio che adesso siano loro a temere noi». 

Tesi piuttosto ardita, ma quando vien voglia di recriminare Tacconi è già lontano. La conclusione a due «panchinari» semicontestatori che si vuole con la valigia pronta. 

Di Canio: 

«Sapevamo che la Lazio è una squadra tosta ed equilibrata, noi avremmo dovuto chiudere la gara quando ne avevamo la possibilità». 

Pronto a rivestire la maglia biancoceleste? L'attaccante allarga le braccia e si rifugia nella solita deviazione in corner: 

«Il mio contratto scade fra due stagioni, pertanto è meglio attendere. Non sono più un ragazzino, però, e il prossimo anno - a Torino o altrove - voglio giocare». 

Un preciso messaggio per Boniperti, qualora ne avesse bisogno. Ed ecco Corini, al quale vien chiesto se senta effettivamente la voglia di cambiare aria. 

«Più che altro sento il bisogno di giocare - dice il bianconero -, ma preferisco fermarmi qui perché altrimenti ne escono altre polemiche», 

Quella di oggi sarà una brutta giornata per la Juve. E' stato facile dedurlo ascoltando il rituale commento che Trapattoni ha fatto subito dopo la conclusione della partita. L'allenatore ha praticamente messo sotto accusa la propria squadra. 

«Domani mattina parlerò con i ragazzi - ha dunque annunciato con aria tirata perché voglio capire che cosa è passato nella loro mente. Desidero sapere se sono stati condizionati dal fatto che il Milan stava vincendo a Roma oppure se altri motivi hanno turbato il loro rendimento». 

Trapattoni parla con aria sicura e viso torvo, si capisce che in testa ha concetti molto chiari, evidente che nutre la seria intenzione di strigliare i suoi non appena li rivedrà. E aggiunge: 

«Quando si è saputo che la Roma aveva raggiunto il Milan, hanno avuto una reazione violenta, e allora mi chiedo perché non hanno spinto per tutta la partita con la stessa convinzione. Ovvio che non accetterò recriminazioni, tantomeno scusanti. Non basta creare opportunità per segnare e poi sbagliarle in quel modo. Talvolta il risultato bisogna strapparlo con i denti». 

L'occasione è persa, il vantaggio del Milan resta immutato e Trapattoni non si fa illusioni: 

«Lo scudetto possiamo scordarcelo, per altro abbiamo perso per la terza volta l'occasione di farci sotto. La Juve ha tenuto un ritmo invidiabile, ma era stata staccata all'inizio e per riprendere i milanisti avrebbe dovuto far meglio di loro». 

Molto più rapida l'analisi della partita, che riveste un interesse relativo. 

«Dall'eventualità di una vittoria siamo passati a quella di una sconfitta e alla fine ne è venuto fuori un pareggio, anche giusto se si considera che pure la Lazio ha avuto opportunità per segnare». 

Perché una Juve così frenata al momento di concludere? Forse se lo sta chiedendo anche il Trap, che desolato risponde: 

«Siamo ricaduti negli errori d'inizio stagione, d altra parte avevo previsto che qualche punto in casa avremmo finito per perderlo anche noi». 

Dopo la rabbia, le promesse. Ovviamente all'indirizzo del Milan. 

«Martedì a San Siro avremo un confronto importantissimo, di alto prestigio. In Coppa Italia non possiamo fermarci e dovremo farlo capire con chiarezza ai rossoneri». 

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 30 marzo 1992




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La Stampa 30 marzo 1992

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sabato 28 marzo 2026

28 Marzo 2004: Juventus - Modena

È il 28 marzo 2004 e Juventus Modena si sfidano nella Decima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2003-04 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus Campione d'Italia in carica affronta un Modena che alla fine della stagione non riuscirà nel suo scopo di evitare la retrocessione in Serie B

I bianconeri invece si dovranno accontentare di un terzo posto che per la storia della Juventus è sempre una mezza delusione.

Buona Visione!



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Stagione 2003-2004 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 marzo 2004 ore 15:00 
JUVENTUS-MODENA 3-1
MARCATORI: Maresca 57, Trezeguet 64, Marazzina 67, Trezeguet 84

JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Birindelli, Thuram, Ferrara C. (Tudor 24), Zambrotta, Camoranesi, Tacchinardi, Maresca (Pessotto G. 73), Nedved, Trezeguet, Di Vaio (Appiah 53)
A disposizione: Mirante, Conte A., Miccoli, Chiumiento
Allenatore: Marcello Lippi

MODENA: Zancopè, Mayer, Grandoni, Pavan, Ponzo (Campedelli 67), Marasco, Vignaroli, Domizzi (Scoponi 88), Balestri, Kamara, Makinwa (Marazzina 65)
A disposizione: Sentimenti, Mensah, Limbersky, Music
Allenatore: Bellotto

ARBITRO: Pellegrino
AMMONIZIONI: Ferrara C. 16, Birindelli 37 (Juventus); Campedelli 84 (Modena)





SORPASSATA LA ROMA (CHE DEVE RECUPERARE IL DERBY)
Maresca e Trezeguet fanno salire la Juve. 
Dopo un primo tempo fiacco i bianconeri sprintano e mettono in difficoltà il Modena che poi torna in gioco con Marazzina. 
Un guizzo del francese chiude il match. 
Appiah mossa chiave.

TORINO. Insieme alla demolizione del Delle Alpi, a giugno bisognerebbe smontare e ricostruire anche la Juventus come fosse il Lego. Un pezzo qui, un altro là, con buona pace di Moggi che sostiene l'inutilità di una profonda trasformazione di questa squadra così balzana, a tratti autolesionista, a tratti capace di ritrovare risorse che chissà perché nasconde anche a se stessa complicandosi la vita. Serve una svolta: il 3-1 sul Modena, il sorpasso sulla Roma non cancellano i problemi, alimentano, è vero, la speranza di evitare i preliminari di Champions League, ma lasciano la sensazione che ci sia molto da modificare se l'obiettivo è quello di essere in futuro una squadra di primissimo piano com'è sempre stato nel Dna dei bianconeri. Non è possibile che la Juve debba tanto soffrire e poi affannosamente rimettersi in carreggiata. 
A parte nella prima fase, la stagione dei bianconeri è sempre stata caratterizzata dall'inseguimento. Ci sono meccanismi che scattano a singhiozzo e non è soltanto questione di appagamento da vittoria. Ormai i primi tempi della Juve sono diventati proverbiali: inizio fiacco, squadra schierata per aggredire, ma all'atto pratico incapace di costruire gioco e affermare una superiorità che in condizioni normali sarebbe stata schiacciante nei confronti del Modena. Lippi ha voluto osare e forse proprio questa voglia di avere una squadra votata all'offensiva si è trasformata in zavorra, ha fatto perdere l'equilibrio fra i reparti senza peraltro correre rischi eccessivi. 
Il Modena ha controllato, ha provato a ripartire, se avesse avuto due attaccanti meno confusionari di Kamara e Makinwa avrebbe anche potuto mettere in crisi i bianconeri, piuttosto propensi a distrarsi in difesa. Una lagna il primo tempo. A parte un'acrobazia di Di Vaio che resterà l'unico squillo dell'attaccante, per il resto la pericolosità della squadra di Lippi era ai minimi termini. Maresca, Nedved, Trezeguet e Di Vaio tutti insieme erano più dannosi che pratici, in zona gol si arrivava con pachidermica pesantezza e la gente fischiava. Ripresa totalmente diversa, anche perché dopo 8 minuti Lippi inseriva Appiah al posto di un quasi inutile Di Vaio. Il ghanese era determinante: Maresca si piazzava sulla trequarti, Nedved avanzava al fianco di Trezeguet. Era la Juve che saliva, non il Modena che cedeva. 
Nel giro di sette minuti cambiava tutto con due azioni in fotocopia che evidenziavano le responsabilità degli emiliani in difesa. Corner di Camoranesi e capocciata vincente di Maresca; altro corner di Camoranesi, deviazione impercettibile ma decisiva di Tacchinardi e giocata aerea di Trezeguet. Tutto sistemato? Non proprio perché la Juve pativa la reazione del Modena che affondava i colpi in contropiede. Tre minuti dopo il raddoppio la partita si riapriva grazie a una punizione pennellata da Vignaroli e perfetta girata di testa di Marazzina, subentrato a Makinwa, che metteva la palla dove Buffon non poteva arrivare. 
Da quel momento era un continuo capovolgimento di fronte, con il Modena più volte vicino al pareggio: una volta provvedeva Buffon con una parata super su Kamara, per il resto c'erano affannosi recuperi dei difensori bianconeri e una serie di errori assortiti del Modena che denunciava i problemi che l'hanno relegato nella zona burrascosa della classifica, pur dimostrandosi squadra molto viva e mai disposta a firmare la resa. La Juve (senza vittorie da tre giornate) soffriva, ma riusciva anche a ripartire grazie agli strappi di Nedved e alla lucidità di Appiah. Era il momento migliore degli uomini di Lippi che al 35' sfioravano il terzo, ma venivano bloccati da Zancopè con un balzo che impediva a Trezeguet di raccogliere un colpo di testa di Camoranesi. L'assalto continuava, gli echi della sconfitta romanista mettevano altra benzina nel motore. 
Così la Juve chiudeva in crescendo e al 39' chiudeva definitivamente la partita con una gran galoppata di Nedved che metteva Trezeguet solo davanti a Zancopè per il terzo gol. Fin troppo solo il francese nella circostanza, infatti non sono sembrate ingiustificate le proteste del Modena che chiedeva l'annullamento della rete per fuorigioco di Trezegol. 

Fabio Vergnano



LE PAGELLE 
Riecco Zambrotta Camoranesi super 

JUVENTUS 
BUFFON 6.5. Poco lavoro nel primo tempo, decisivo nella ripresa con una paratone su Kamara. 
BIRINDELLI 5. La prima da titolare in partenza non resterà un ricordo indelebile. Parecchie incertezze, errori banali. 
THURAM 6. Da centrale fa vedere le cose migliori nel secondo tempo, si sgancia e nel finale salva su Kamara. 
FERRARA sv. Messo ko da un affaticamento muscolare 
(dal 25' pt Tudor 6: qualche sbandamento nel secondo tempo, ma fa la sua parte.) 
ZAMBROTTA 6. Al rientro dopo un mese, governa la fascia provando ad avanzare senza la consueta efficacia. 
CAMORANESI 7. Ancora una volta molto brillante, scattante, una perenne insidia per il Modena. I primi due gol scaturiscono dal suo piede, cerca di andare a rete senza fortuna. 
MARESCA 7. Primo tempo in sordina, non riesce a dare qualità. Nella ripresa dà il via alla vittoria con un colpo di testa in mischia dopo aver sfiorato il gol con una splendida punizione che il portiere respinge con l'aiuto del palo 
(dal 28' st Pessotto sv). 
TACCHINARDI 5,5. Confuso, perde troppi palloni, altri li consegna agli avversari. Così alla Juve non serve. 
NEDVED 6. Entra in partita soltanto nella ripresa, ed è determinante con l'assist per la terza rete. 
TREZEGUET 7. Primo tempo inutile perché non gli arriva un pallone giocabile. Nel secondo si scatena con una doppietta confermando di essere un killer d'area implacabile. 
DI VAIO 5. Purtroppo per lui un'altra partita di scarso valore. Una giocata in acrobazia nel primo tempo è quanto resta nella memoria della sua prestazione 
(dall'8' st Appiah 6,5: entra e cambia volto alla partita con grandi accelerazioni). 

MODENA 
ZANCOPÈ 6,5. Una paratone su Maresca, un'altra per bloccare Trezeguet. Senza cui lui sarebbe stato una clamorosa Caporetto. 
MAYER 5,5. Imbalsamato sui due gol che scaturiscono da calcio d'angolo. 
GRANDONI 5,5. Regge un tempo la difesa modenese, poi anche lui partecipa al crollo della ripresa 
PAVAN 5. Trezeguet si scatena, non riesce a contenerlo. 
BALESTRI 5,5. Difensore e incursore. Questo sulla carta, in campo ha vacillato più volte ubriacato da Camoranesi. 
PONZO 5,5. Ha limiti evidenti, non gli basta correre come un indemoniato 
(dal 22' st Campedelli 5: un puntello per il centrocampo, si fa travolgere come gli altri). 
MARASCO 5,5. Non aiuta i compagni di reparto. 
DOMIZZI 6. Non arriva mai al tiro, la sua specialità migliore 
(dal 43° Scoponi sv.) 
VIGNAROLI 6,5. Utilizzato come trequartista, ha il merito di offrire a Marazzina la palla che riaccende la partita. 
MAKINWA 5. Non si procura neppure un'occasione 
(dal 19' st Marazzina 6,5: capocciata vincente, forse sarebbe stato meglio pensare a lui prima). 
KAMARA 5. Si divora nella ripresa un numero di occasioni da gol impressionante. 

Arbitro: PELLEGRINO 5. Fa infuriare il Modena per un possibile rigore di Camoranesi su Kamara e per la posizione di fuorigioco di Trezeguet sul terzo gol.

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 29 marzo 2004







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venerdì 27 marzo 2026

27 Marzo 1977: Juventus - Cesena

È il 27 marzo 1977 e Juventus e Cesena si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1976-77 allo stadio ‘Comunale‘ di Torino.

È un campionato dominato dalle squadre piemontesi, questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.

Dall'altra parte c'è un Cesena ormai condannato alla retrocessione dopo che la stagione prima era stata protagonista di una cavalcata spettacolare.

Buona Visione!




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Campionato di Serie A 1976-1977 - 7 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 27 marzo 1977 ore 15.00 JUVENTUS-CESENA 3-2 MARCATORI: Benetti 14, Morini autorete 48, Bettega 68, Benetti 75, Palese 88 JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino (Gori S. 42), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega Allenatore : Giovanni Trapattoni CESENA: Boranga, Benedetti, Ceccarelli, Piangerelli, Oddi, Zaniboni, Beatrice, Frustalupi (Palese 82), Rognoni, Bittolo, Macchi Allenatori : Paolo Ferrario e Aldo Neri ARBITRO: Serafini




Le pagelle bianconere 
I guai dalla difesa 

ZOFF — Per oltre mezz'ora non tocca palla. Una sola volta Macchi, con la complicità di Scirea, lo minaccia da vicino, ma sballa la conclusione. Il primo tiro in porta, in apertura di ripresa, è l'autogol di Morini. Compie una sola parata su «volée » di Macchi e capitola nuovamente, incolpevole, nel finale su una « sberla » all'incrocio dei pali di Palese. 

GENTILE — Un'altra bella prestazione. Anche sa Rognoni lo porta a spasso con un frenetico movimento. Il terzino non smarrisce la lucidità se lavora numerosi cross precisi. Allo scadere del tempo s'infortuna, ma stoicamente stringe i denti e nella ripresa, dopo un avvio in sordina, torna a rendersi molto utile. 

CABRINI — Deve sfruttare l'out sinistro e lo fa puntualmente malgrado nella sua zona si alternino Piangerelli, Rognoni, Bltolo e Ceccarelli. Da un concreto apporto al forcing bianconero confermando le sue ottime qualità di terzino d'attacco. 

FURINO — Nell'ammucchiata a centrocampo non sempre riesce a farsi luce, svirgola qualche pallone, ma combatte. Per troppa generosità nella ricerca del gol, si produce uno stiramento e si deve rientrare negli spogliatoi. Salterà quasi certamente anche il derby, ma potrebbe essere recuperabile con l'Aek di Atene in Coppa Uefa. 

GORI — Subentra a Furino al 41'. Da troppo tempo lontano dal clima di campionato, non ha il ritmo dei compagni e talvolta rallenta l'azione. Comunque si prodiga e fornisce un bel pallone-gol che Bettega non sfrutta. 

MORINI — Non ha molta difficoltà a bloccare Macchi, pesante e goffo, ma Scirea lo inguaia favorendo due pericolose conclusioni dell'unica punta romagnola, una delle quali determina l'autorete dello stopper. 

SCIREA — Un palo di incertezze difensive (ed uno sfortunato rimpallo) contrassegnano e caratterizzano la prova un po' sbiadita di un giocatore che ha sempre fatto il proprio dovere. 

CAUSIO — Ha una partenza brillante, ma esaurisce la sua carica su due sfortunati colpi di testa (Zaniboni sulla linea e Boranga gli negano il gol). Poi insiste troppo nello spunto individuale, favorendo Beatrice. Una prova a corrente alternata. 

TARDELLI — Effettua una notevole mole di lavoro a centrocampo ed anche in fase offensiva cerca di darsi da fare per aggirare lo sbarramento del Cesena e rifornire le punte. 

BONINSEGNA — Riceve due palloni in mezz'ora e Oddi lo anticipa. Effettua un paio di conclusioni che Boranga neutralizza. Non è in giornata di gran vena; appare un po' troppo statico, ma è decisivo il suo apporto al gol di Bettega. 

BENETTI — Due reti eccezionali a coronamento della sua migliore prestazione stagionale. Sarebbero state tre se Boranga, con una tempestiva uscita, non gli avesse impedito il gol. La tribolata vittoria porta la sigla inconfondibile della « tigre ». 

BETTEGA — Divide con Benetti gli applausi riconoscenti del pubblico e i meriti per il successo. Ritrova il poderoso stacco di testa, sfiora due volte il gol, poi ne segna uno splendido che l'arbitro annulla. Inventa il 2-1 e propizia il terzo punto di Benetti con un lancio perfetto. È tornato in gran forma.

Bruno Bernardi




JUVENTUS-CESENA: 3-2
Un occhio al Toro, l'altro all'AEK

LA JUVENTUS ha preso due gol dal Cesena perché l'astuto Trapattoni ha voluto mascherarsi agli occhi del collega '007' Francis Fandroch, il direttore tecnico dell'AEK venuto a Torino per studiare il prossimo avversario di Coppa Uefa. Fandroch, che ha 63 anni ma è ingenuo come un pivello, è tornato ad Atene tutto contento, raccontando: 
"Ho già trovato la mossa vincente per battere la Juventus." 
Trapattoni, invece, non teme l'AEK; è solo preoccupato perché per il derby dovrà fare a meno di capitan Furino. Anche se la medicina fa miracoli, lo strappo rimediato contro il Cesena costringerà il vecchio "Furia" a rimanere in tribuna. Si consolerà con gli hobby che sono tanti, come ha confidato all'autorevole Angelo Rovelli che l'ha intervistato per "Il Monello". Ha detto Furino: 
"Federica è il mio svago, il più dolce, il più ricco di gioie. Federica è mia figlia; ha un anno e mezzo e Irene, mia moglie, ha il suo da fare per presentarmela sempre come un gioiello. Sì, con mia figlia dimentico anche la raccolta dei francobolli. Sicuro, dovete sapere che quello era un vero hobby per me. Francobolli italiani. Che pazienza! Ho continuato la raccolta che aveva mio fratello e adesso con Federica il tempo diminuisce a vista d'occhio: con la mia collezione sono in arretrato, ma pazienza". 
Semmai Furino è amareggiato per non essere arrivato alla laurea. Per il post-calcio ha solo il diploma di perito elettrotecnico: 
"... Poi ho frequentato l'università, mi ero iscritto a matematica, ma allora giocavo a Savona. Parlo di dieci anni fa e facevo fatica a frequentare. Quando sono tornato a Torino, mi sono iscritto a Economia e Commercio, ma intanto dovevo anche svolgere il servizio militare e così a poco a poco ho perso l'abitudine allo studio." 
Ma in fondo non se ne pente. È meglio essere il capitano della Juventus che dottore in economia e commercio alla Fiat Mirafiori.
La Juventus, nonostante la vittoria di misura, ha ricevuto elogi anche su "La Stampa", e con somma sorpresa pure si è letto che l'arbitro Serafino ha sbagliato ad annullare il gol di Bettega che era regolare. La spiegazione è facile: a fare il servizio è stato Bruno Bernardi, che è uno dei pochi tifosi bianconeri del giornale di Agnelli. Il nuovo tema della Juventus è l'accoppiata Bettega-Benetti e sono stati definiti i "gemelli della grinta". Secondo Pier Cesare Baretti, invece, contro il Cesena, la Juventus ha rischiato più del dovuto. Il vicedirettore di "Tuttosport" ha ammonito che 
"... certi sbandamenti, una squadra che ha le ambizioni della Juve, non può proprio concederseli". 
Ma chi dice che Trapattoni non abbia davvero mascherato la Juve per ingannare il vegliardo DT dell'AEK? Il fine, anche nel calcio, giustifica i mezzi: giusto.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.13




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La Stampa 28 marzo 1977

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La Stampa 28 marzo 1977


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La Stampa 28 marzo 1977


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"Juve, mia bella Signora…", cantano così sugli spalti del Comunale i tifosi bianconeri dopo aver sentito alle radioline che il Napoli di Pesaola costringe al pari i campioni d'Italia del Torino. Nuovo sorpasso, quindi, con un torneo che si tinge di emozioni continue. Nella foto: spetta a Bettega il più bel gol della domenica: prima scarta Boranga e poi infila il pallone nella rete incustodita. Il Cesena reagirà, ma i punti andranno alla "zebra".

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Spetta a Romeo Benetti l'onore dell'ouverture: Causio batte una punizione, Boranga respinge di pugno e Benetti indovina l'angolo giusto. Ci sarà poi una reazione rabbiosa del Cesena che approderà anche al pareggio (autogol di Morini). Di Bettega il gol del raddoppio e, ancora dello scatenato Benetti, la rete del 3-1, sfruttando un assist finale di Bettega. Vano l'ultimo disperato intervento del terzino cesenate Benedetti. I romagnoli avranno poi un'altra impennata con la giovanissima ala mancina, Palese. A questo punto i marpioni di casa tireranno i remi in barca, tessendo un'infinità di trame a centrocampo, contenendo così l'esaltazione offensiva degli uomini del duo Neri-Ferrario. Per la Juventus una vittoria importantissima ai fini del rush finale per la conquista del tricolore; per il Cesena la soddisfazione di aver sostenuto una bella prova.

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giovedì 26 marzo 2026

26 Marzo 2014: Juventus - Parma

È il 26 marzo 2014 e Juventus e Parma si sfidano nell'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2013-14 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

È una Juventus tutta record, questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. È la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. 

Pensate che l'Inter (fermatasi ad un onorevole quinto posto) finisca a ben quarantadue (42!) punti di distacco dalla squadra campione d'Italia.

Buona Visione!


 

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Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Mercoledì 26 marzo 2014 ore 20:45
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Tevez 25, Tevez 32, Molinaro 62

JUVENTUS: Buffon, Cáceres, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Isla 70), Vidal, Pirlo (Marchisio C. 66), Pogba, Asamoah, Tevez, Llorente (Quagliarella 73)
Allenatore: Antonio Conte

PARMA: Mirante, Lucarelli A. (Cassani 60), Paletta, Felipe, Biabiany, Parolo, Marchionni (Schelotto 79), Obi (Acquah 61), Molinaro, Amauri, Cassano
Allenatore: Roberto Donadoni

ARBITRO: Banti
ESPULSIONI: Amauri 65 (Parma)



I bianconeri battono anche i ducali e conquistano il primato assoluto di vittorie interne: 15. Decide una doppietta dell'argentino. Nella ripresa accorcia le distanze Molinaro, che, all'89', sfiora il pari. I ducali protestano per un intervento in area su Parolo non sanzionato

TORINO – La Juve dei record non poteva fallire l’appuntamento con il primato assoluto di vittorie interne di fila: batte 2-1 il Parma e arriva a quota 15 staccando anche il Torino 1975-76. Un altro intarsio prezioso all’interno di una stagione che verrà ricordata a lungo negli annali. Una vittoria meritata, però, è arrivata con qualche patema di troppo. Specie dopo aver chiuso in scioltezza il primo tempo sul 2-0. 
GIALLO NEL FINALE – La squadra di Conte ha tremato due volte nel finale quando uno dei tanti ex di turno, Molinaro, è andato vicino alla doppietta impegnando severamente Buffon e poi, sulla susseguente respinta, Bonucci ha rischiato grosso intervenendo da dietro in maniera scomposta su Parolo, pronto al tap-in da due passi. Un episodio sul quale Banti ha preferito, con più di un dubbio, sorvolare. 
UNA VITTORIA MERITATA – Giallo a parte, non si può non riconoscere che la squadra bianconera ha, ancora una volta, vinto con grande personalità esaltando la classe e la forza dei suoi grandi solisti. È facilmente andata sul 2-0, trascinata dal solito Tevez e poi, anche dopo il 2-1, ha mantenuto costantemente l’iniziativa, sciupando almeno altre due limpide occasioni per chiudere anzitempo i conti, con Llorente e con lo stesso centravanti argentino. Insomma, il 2-2 sarebbe stato una beffa. 
PARMA SCONFITTO MA A TESTA ALTA – Il Parma esce dal campo a testa alta, orgoglioso di aver lottato fino in fondo per evitare di capitolare dopo 17 risultati utili. È stato bravo a non mollare dopo aver chiuso male il primo tempo. Ha avuto la forza di riaprire la sfida e, nel finale, ha comunque cercato fino in fondo l’impresa malgrado Amauri l’abbia costretto a giocare con l’handicap di un uomo in meno per una sciocca gomitata ai danni di Chiellini. Oggettivamente, era più difficile chiedere ai ducali. 
CONTE NON FA SCONTI – Determinatissimo a non lasciare neppure le briciole sul piatto, Conte ha schierato la migliore formazione possibile, eccezione fatta per l’infortunato Barzagli. E questo in barba agli imminenti impegni con Napoli e Lione. Donadoni, dal canto suo, ha provato ad opporsi modificando il 4-3-3 in 3-5-2 con Felipe preferito  a Cassani in difesa, Obi al posto di Acquah a centrocampo e Biabiany e Molinaro a presidiare le fasce. 
TEVEZ, UNO-DUE MICIDIALE – La Juve ha lasciato sfogare i ducali in avvio ma dopo aver corso un pericolo (destro ravvicinato di Molinaro addosso a Buffon su cross dalla destra di Lucarelli), ha alzato i ritmi e in 7’ ha piazzato un uno-due micidiale che ha steso il Parma: tutto merito di Tevez che si è inventato al 25’ l’1-0 con una bella accelerazione che ha lasciato sul posto Paletta e ha beffato Mirante e poi, al 32’, ha ideato e poi concluso l’azione del 2-0, riprendendo una corta respinta del portiere gialloblu su un diagonale di Vidal. 
MOLINARO RIAPRE LA SFIDA – Il Parma ha atteso la ripresa per rialzarsi. E alla prima occasione, al 62’, è riuscito a tornare in partita. Merito di Molinaro che, riprendendo una corta respinta di Cáceres su un cross del subentrato Cassani, ha trafitto Buffon con un gran sinistro di controbalzo da fuori area. Neppure il tempo di esultare che i gialloblu si sono ritrovati in 10, traditi da Amauri che ha sferrato un colpo allo zigomo con il gomito a Chiellini. 
TEVEZ, NIENTE NAPOLI – Donadoni ha cercato comunque di pareggiare rimodellando la squadra con il 4-3-2, inserendo prima Acquah e poi Schelotto, ma la Juve non ha tremato, mantenendo l’iniziativa. La pecca dei bianconeri è stata quella di non riuscire, con Llorente, Quagliarella e, infine, Tevez, a chiudere i conti. Ha tenuto vivo il Parma che, alla seconda azione della ripresa, all’89’, per poco non ha pareggiato con la suddetta duplice occasione capitata a Molinaro e a Parolo. Conte tira, così, un sospiro di sollievo. L’unica amarezza arriva dal pensiero che contro il Napoli non avrà Tevez che, diffidato, ha rimediato un’ammonizione evitabile. Poco male, visti i 14 punti di vantaggio sulla Roma: lo ritroverà più fresco contro il Lione.

Jacopo Manfredi




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