domenica 12 aprile 2026

12 Aprile 2008: Juventus - Milan

Siamo in un periodo in cui l' Internazionale Milano domina il calcio italiano. Favoriti dall'uscita di scena della Juventus dal massimo palcoscenico della Serie A per 'colpa' della farsa di Calciopoli, i neroazzurri hanno strada aperta per dominare il football italiano.

Intanto siamo al 12 aprile 2008 Juventus Milan si sfidano in questa gara valevole per la quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A TIM 2007-08. Il tutto si svolge allo 'Stadio Olimpico' di Torino.

Guidati in panchina da Claudio Ranieri e con un Alessandro Del Piero in gran spolvero giocano una gara da ricordare. Una gran bella rimonta per una Juve che si prende tre punti fondamentali per conquistare (alla fine del campionato) un terzo posto dietro all'Inter ed alla Roma.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 2007-2008 - 14 ritorno Torino - Stadio Olimpico Sabato 12 aprile 2008 ore 20.30 JUVENTUS-MILAN 3-2 MARCATORI: Del Piero 12, Inzaghi F. 14, Inzaghi F. 31, Salihamidzic 45, Salihamidzic 80
JUVENTUS: Buffon, Grygera, Legrottaglie (Stendardo 51), Chiellini, Molinaro, Camoranesi (Nocerino 90), Sissoko, Tiago, Salihamidzic, Del Piero, Trezeguet (Iaquinta 78)
Allenatore: Claudio Ranieri
MILAN: Kalac, Bonera, Simic, Maldini P., Favalli, Gattuso (Gilardino 84), Pirlo (Brocchi 89), Ambrosini, Seedorf, Kakà, Inzaghi F. (Cafu 69)
Allenatore: Carlo Ancelotti
ARBITRO: Rocchi ESPULSIONI: Bonera 66 (Milan)



L'editoriale di Juventus-Milan 3-2

Tre punti d'oro che valgono l'Europa. La Juventus batte il Milan 3-2 e fa un passo decisivo verso la conquista di un posto in Champions League, disputando una partita tosta e grintosa, con qualche disattenzione difensiva, ma soprattutto con giocate da manuale del calcio, provenienti dalle doti tecniche dei suoi campioni: Del Piero per l'ennesima volta goleador e per l'ennesima volta uomo partita Sky, Camoranesi assistman per tutti e tre i gol dei bianconeri, Sissoko insormontabile e d'acciaio.
Il match inizia bene per la Juve che passa in vantaggio con Alex Del Piero, ma nel prosieguo della prima frazione di gara il Milan mette sul campo il talento di Seedorf e Kakà a disposizione di Inzaghi, che va in gol per due volte di fila. Agli ultimi minuti utili, i bianconeri riescono a trovare il pari insperato col tap-in di Salihamidzic.
La ripresa inizia in modo più compassato per entrambe le squadre, che provano soprattutto a controllare il gioco. La calma viene interrotta da uno scriteriato intervento di Bonera su Sissoko (in stile Taylor-Eduardo) che costringe il non sempre attento arbitro Rocchi a tirare fuori il rosso diretto. Così, sugli sviluppi di un giusto calcio di punizione a favore dei padroni di casa, Brazzo Salihamidzic fa doppietta regalando punti fondamentali alla propria squadra.

Le pagelle di Juventus-Milan 3-2

JUVENTUS
Buffon 6,5: lavora parecchio sui tiri dalla distanza dei milanisti. Non può nulla sui due gol di Inzaghi, mentre è sempre decisivo nelle uscite alte, propagando calma e tranquillità a tutta la difesa.
Grygera 6,5: interpreta bene il ruolo di terzino. Concentrato in copertura e ficcante nelle incursioni d'attacco, dove trova anche pericolosissimi tiri dai 30 metri.
Legrottaglie 6: fa bene il suo mestiere, finché non è costretto a uscire, in seguito a uno scontro di gioco con Kakà. --> Stendardo 6: mai un errore, anzi una chiusura determinante.
Chiellini 6: come sempre ruvido, ma preciso negli interventi. L'unica disattenzione è sul dribbling di Kakà in occasione del primo gol di Inzaghi.
Molinaro 6: perde meno palloni del solito.
Camoranesi 8: Mister Classe Sopraffina, delizia il palato dei tifosi bianconeri con giocate dall'altissimo tasso tecnico. Salta tutti e sempre a sua volontà, fornendo tutti e tre gli assist per gli altrettanti gol della Juventus. Fenomenale. --> Nocerino sv.
Tiago 5: i senatori della squadra pare abbiano convinto Ranieri ad offrirgli una nuova chance da titolare, ma il portoghese non fa nulla per ripagarli della fiducia. Lento e macchinoso, sbaglia passaggi di 10 metri e si ostina nelle verticalizzazioni. Peggiore in campo.
Sissoko 7,5: il carrarmato maliano continua a confermare di essere uno dei migliori interdittori del mondo. Recupera davvero tantissimi palloni, ma la sua grandezza è nel riuscire a bilanciare la fase di distruzione del gioco con quella di costruzione. Capita spesso, infatti, di vederlo saltare con pallonetti gli avversari a centrocampo o dribblarli sulla fascia. Bonera prova a rovinargli la carriera con un fallo da censura, ma Sissoko, dopo attimi di paura, si rialza e rientra in campo, facendo esplodere tutto lo stadio. Unico.
Salihamidzic 8: decide di diventare protagonista nella partita più importante di questo finale di stagione, realizzando una doppietta storica da centravanti puro. Sorprendente.
Trezeguet 5,5: gli capita una palla delle sue a fine primo tempo, ma David la colpisce di testa mandandola addosso a Kalac. Fortuna che Brazzo è stato pronto a ricacciarla in rete. Involuto. --> Iaquinta sv.
Del Piero 8: il talento c'è sempre stato e lui ha sempre dimostrato di possederne un'infinità. Ma quello che sorprende in questa fantastica stagione del capitano bianconero è la sua forza e freschezza fisica, la sua convinzione di essere imprescindibile per la Juventus. Così, di partita in partita offre saggi di calcio e gol a caterve, con una dedizione alla causa da capitano vero. Il Calcio. Uomo partita.

MILAN
Kalac 6: se poteva fare qualcosina in più sul gol di Del Piero, in occasione delle altre due reti bianconere è impotente. Toglie dal set una bordata di Grygera sparata da 34 metri.
Bonera 5: attento dietro, offre ad Inzaghi un pallone solo da spingere in rete, rendendosi decisivo nel vantaggio milanista. Ma lo sciagurato intervento a gamba tesa sulla tibia di Sissoko avrebbe potuto causare danni enormi alla carriera del maliano. Nel frattempo, con la sua espulsione, ha fatto sì che il Milan giocasse buona parte del secondo tempo in 10 contro 11.
Simic 5: in costante affanno su Del Piero, che lo salta irridendolo più e più volte. Il croato è, così, obbligato a ricorrere ad almeno 4 falli sull'attaccante bianconero, riuscendo però a non farsi mai ammonire.
Maldini 5,5: lui è il Milan e si vede da come porta palla a testa alta e da come è sicuro negli interventi difensivi. Tuttavia, questa sicurezza gli si ritorce contro, quando Del Piero gli sottrae il pallone da sotto le gambe, offrendolo a Camoranesi per il pareggio della Juventus.
Favalli 5,5: poca spinta e molte rincorse, non tutte terminate a buon fine.
Gattuso 6: sta mano mano rientrando in forma, ma la posizione di quasi esterno destro lo limita nella sua capacità di recuperare palla. --> Gilardino sv.
Pirlo 6: nel primo tempo riesce a manovrare la squadra come meglio non gli si può chiedere, poi come tutto il Milan sparisce alla distanza. --> Brocchi sv.
Ambrosini 6,5: il migliore dei centrocampisti difensivi del Milan, recupera molti palloni e ne contende parecchi anche a Sissoko.
Seedorf 6,5: il centro-sinistra non è la sua posizione preferita, ma l'olandese quando si accende è imprendibile.
Kakà 6,5: parte molto bene, facendo ammattire la difesa bianconera e servendo un assist al bacio a Inzaghi per l'1-1. Poi cala vistosamente, soprattutto quando è schierata unica punta.
Inzaghi 7: due palle toccate, due gol. È Inzaghi. --> Cafu 5: commette l'errore fatale di perdere Salihamidzic sul 3-2 finale. Ha esperienza da vendere e non può permettersi simili distrazioni.






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sabato 11 aprile 2026

11 Aprile 2017: Juventus - Barcellona

È l'11 aprile 2017 e Juventus e Barcellona si scontrano in questa partita valevole per la gara di andata dei Quarti di Finale dell'UEFA Champions League 2016-17.

Il tutto si gioca allo Juventus Stadium di Torino.

I Bianconeri, con al timone Massimiliano Allegri , rivincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li peFró si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!



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Stagione 2016-2017 - Champions League - Quarti, andata
Torino - Juventus Stadium
martedì 11 aprile 2017 ore 20:45
JUVENTUS-BARCELLONA 3-0
MARCATORI: Dybala 7, Dybala 22, Chiellini 55

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon, Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic (Barzagli 89), Khedira, Cuadrado (Lemina 73), Dybala (Rincon 81), Mandzukic, Higuain
A disposizione: Neto, Asamoah, Lichtsteiner, Marchisio C. 
Allenatore: Massimiliano Allegri

BARCELLONA (3-4-3): Ter Stegen, Piquè, Umtiti, Mathieu (Andrè Gomes 46), Sergi Roberto, Mascherano, Rakitic, Iniesta, Messi, Suarez L., Neymar
A disposizione: Cilessen, Suarez D., Jordi Alba, Digne, Alena, Paco Alcacer
Allenatore: Luis Enrique

ARBITRO: Marciniak (Polonia)
AMMONIZIONI: Dani Alves 28, Mandzukic 63, Khedira 74, Lemina 90+1 (Juventus); Suarez L. 53, Iniesta 57, Umtiti 90+1 (Barcellona)





Champions, Juventus-Barcellona 3-0: la notte di Dybala, Messi non si vede
La squadra di Allegri domina gli spagnoli e ipoteca la semifinale. Doppietta dell'argentino, in gol anche Chiellini. Il ritorno mercoledì 19 aprile 


TORINO - La perfezione è qualcosa di semplice e rotondo, chiaro e liscio come l'acqua. E la Juventus, appunto, realizza la sua partita perfetta. Tre gol (a zero, soprattutto a zero) al Barcellona potrebbero valere la qualificazione in semifinale e la fine di un'epoca, quella appunto della formidabile squadra catalana, tre Champions vinte in un decennio e un segno profondo, indelebile nella storia del calcio moderno. Scriviamo "potrebbero" solo perché il Barca, all'altro giro, come sanno anche i sassi, ne aveva presi 4 a Parigi ma era stato capace di segnarne 6 al Camp Nou, la tana in cui i bianconeri scenderanno mercoledì prossimo. Ma escluderemmo che la Juve possa fare la fine del Psg. La fine, semmai, è una parola che si può già avvicinare (con cautela, certo) a Barcellona senza apparire blasfemi.






Grazie a una straordinaria prestazione nel primo tempo suggellata dalla doppietta di Dybala e dalla rete su calcio d'angolo di Chiellini nella ripresa, la squadra di Allegri batte 3-0 i blaugrana nell'andata dei quarti di finale di Champions. 

Buffon decisivo su Iniesta sul punteggio di 1-0

C'è una stella luminosa che brilla sopra il cielo dello Stadium. Un argentino che porta il numero 21 ha nel sinistro la sua arma segreta e si chiama Paulo Dybala. Nella notte più importante, quella che lo vedeva di fronte al suo grande idolo Messi, l'attaccante argentino ha regalato alla Juventus una delle imprese europee più incredibili della sua storia. Due gol per spezzare l'equilibrio e dare il via al trionfo, completato nella ripresa da Chiellini ma portato avanti da tutta la squadra con forza e lucidità. La stesse che ora serviranno alla squadra anche nel ritorno del Camp Nou. Allegri non poteva chiedere di meglio ai suoi ragazzi. E forse nemmeno sperava di riuscire a ottenere tanto. 3 gol segnati, nessuno subito e un avvertimento a tutta l'Europa. La Juventus è forte, pronta, determinata e piena di talento. E se è nella serata giusta può sotterrare anche una squadra piena di campioni, per la verità apparsi quasi annoiati questa sera, come quella di Luis Enrique. Coccolata dall'invincibile entusiasmo del suo fortino - ora sono 23 le partite europee consecutive senza sconfitte allo Stadium - la squadra di Allegri disegna un capolavoro tattico, tecnico e di tenacia, mordendo subito al collo la preda blaugrana, lasciandola sanguinare quasi spaurita in mezzo al campo, stordendola con un fendente mancino dopo una ventina di minuti e gestendo poi il risultato nel secondo tempo. Certo l'allenatore bianconero ha avuto anche la fortuna di incontrare una delle peggiori versioni del Barcellona, paragonabile forse solo a quella dell'andata degli ottavi di finale al Parco dei Principi, e che ora dovrà ripetere l'impresa impossibile (o quasi) della super remontada già realizzata contro il Psg al ritorno. Ma di fronte, questa volta, il Barcellona avrà la maturità di una squadra che di certo, almeno a livello difensivo, non è paragonabile a quella di Emery, e che sarà sicuramente un ostacolo molto più duro da superare. Ovviamente Allegri non sottovaluterà l'appuntamento, ma d'altronde gli basterà fare solo una cosa per passare: giocare da Juve.

Messi? No, Dybala

Allegri manda in campo la formazione più offensiva possibile, con le 5 stelle tutte insieme e i due brasiliani Dani Alves e Alex Sandro sulle fasce in difesa. Luis Enrique risponde con un 4-3-3 che prevede Mathieu a sinistra e Mascherano a centrocampo al posto dello squalificato Busquets. L'obiettivo della Juventus è chiaro sin dai primissimi secondi: aggredire subito il Barcellona, andarsi a prendere il vantaggio e poi compattare le linee in un blocco granitico. Detto, fatto. E in soli 10 minuti. Quelli che ci mette Dybala per trovare lo spazio giusto in area, ricevere da Cuadrado e confezionare, nell'assenza della difesa blaugrana, un sinistro morbido morbido che non lascia scampo a Ter Stegen, infilato sulla sua destra. Delirio, boato, apoteosi bianconera. Meglio così, la partita per Allegri non poteva cominciare. Passata in vantaggio, la Juve passa alla seconda fase del piano anti-Barcellona, chiudendosi a protezione della difesa con Cuadrado e Mandzukic che con grande sacrificio si piazzano in linea con Pjanic e Khedira. La mossa dà i suoi frutti perché i blaugrana tengono palla, avanzano fino ai 60 metri, ma una volta superata la metà del campo non trovano spazio. Solo una magia potrebbe riuscire a bucare una difesa così concentrata come quella bianconera, ma se in campo hai Messi qualcosa prima o poi può sempre accadere. Al 20' infatti l'argentino tira fuori dal cilindro un assist da fantascienza che libera Iniesta a tu per tu con Buffon: destro a giro a colpo sicuro ma il fenomeno la Juve ce l'ha in porta e il numero 1 di Allegri devia in calcio d'angolo emulando la magia da pochi secondi compiuti dalla pulce argentina. Lo Stadium esulta come se Buffon avesse segnato, ma appena 47 secondi più tardi la rete bianconera arriva sul serio e i tifosi possono letteralmente esplodere. È la vecchia legge del calcio mai scritta: gol mancato, gol subito. È ancora il sinistro magico di Dybala a perforare Ter Stegen dopo una grande azione sulla sinistra culminata con l'assist di Mandzukic per la Joya bianconera. Il Barcellona è tramortito, Luis Enrique ha una maschera senza espressione e i giocatori capiscono che se vogliono quantomeno provare a mettere in difficoltà gli avversari devono alzare il ritmo delle loro giocate. Il possesso è sempre a loro favore, ma occasioni non ne arrivano: quello blaugrana è un tiki-taka infinito ma sterline (70% a 30% a favore del Barcellona il dato del possesso palla nel primo tempo) che porta solo a un mezzo colpo di testa di Suarez deviato in angolo da Bonucci, oltre a un'azione fermata per un giusto fuorigioco di Suarez su un recupero palla di Messi, che dopo il triangolo col Pistolero si era ritrovato solo davanti a Buffon. Nel finale la Juve ritira fuori la testa dalla propria metà campo, ma Higuain e Bonucci non riescono a trasformare un grande primo tempo in un trionfo assoluto. Poco male, al riposo siamo 2-0. I tifosi possono sognare.

Difesa e terzo gol

La ripresa comincia con la mossa di Luis Enrique che passa alla difesa a 3, levando Matthieu e inserendo Andre Gomes, piazzato a centrocampo al posto di Mascherano arretrato al fianco di Umtiti e Piqué. Oltre alla novità tattica, la squadra blaugrana comunque sembra essere animata da tutta un'altra determinazione, soprattutto nel pressing offensivo e nelle verticalizzazioni, che ora arrivano sempre più frequenti. Il risultato sono almeno 4 occasioni, non clamorose per la verità, arrivate tutte con conclusioni da fuori e di Messi, due volte Iniesta e Neymar. La Juve non sembra in difficoltà, ma un piccolo allarme comincia a risuonare nell'aria. E allora la soluzione è una sola, andare a cercare subito il terzo gol, senza paura. Ci prova per due volte Higuain, ma Ter Stegen è bravissimo a respingere prima una conclusione dai 16 metri poi un destro a botta sicura scagliato a pochi metri dal portiere tedesco. E allora dove non arriva il Pipita ci pensa incredibilmente Chiellini, che su un angolo dalla destra riesce ad avere la meglio di Mascherano e a indirizzare la palla sul palo e poi in rete per la definitiva apoteosi bianconera. Il Barcellona è sotto 3-0. La buona notizia, inoltre, è che i giocatori di Luis Enrique continuano ad avere difficoltà nell'arrivare all'interno dell'area della Juve con palloni giocabili per gli attaccanti, anche se passaggio dopo passaggio al 67' Messi trova la seconda grande giocata della sua partita regalando a Suarez la possibilità di calciare dall'interno dell'area: la palla, colpita non benissimo, esce sbilenca dal destro dell'uruguaiano e si spegne sul fondo. Allegri capisce che Cuadrado non ne ha più e mette Lemina al suo posto, poi concede la standing ovation a Dybala che lascia il campo a Rincon. Anche perché ora c'è solo da difendere il 3-0. La Juventus lo fa con calma e giudizio, concedendo come sempre il possesso al Barcellona, ma rischiando solo su una punizione dal limite che però Messi spara addosso alla barriera. Non è serata per il fenomeno Blaugrana, il Dio del calcio ha evidentemente deciso che oggi allo Stadium solo un argentino debba prendersi tutta la scena. E allora al fischio finale la Joya è tutta e solo bianconera. Il primo ostacolo è stato superato, ora non resta che completare l'opera il 19 aprile al Camp Nou. Questa Juve di certo non è il Psg, almeno a livello difensivo, e le imprese impossibili non sempre possono riuscire. Allegri lo sa, sospira, ma intanto si gode la serata perfetta dei suoi ragazzi. La Champions è sempre di più casa sua. 

LE CURIOSITÀ STATISTICHE DELLA PARTITA

-La Juventus ha vinto tutte le ultime 16 gare allo Stadium ed è imbattuta in casa da 48 partite ufficiali (42V, 6N): l’ultima sconfitta interna è arrivata contro l’Udinese nell’agosto del 2015.

-La Juventus non aveva mai segnato 3 gol (e vinto con più di un gol di scarto) contro il Barcellona.

-La Juve è la quinta squadra ad aver subito solo due gol dopo 9 partite in una stagione di Champions League: tutte le precedenti quattro hanno raggiunto la finale.

-Quarto gol stagionale di Chiellini: non segna di più, in una singola stagione, dal 2009/10 (cinque reti).

-Juve a segno in tutte le ultime 33 gare ufficiali disputate: è la striscia più lunga per i bianconeri da marzo 2006.

-Solo una volta prima d'ora il Barcellona si è trovato sotto di due gol dopo meno tempo in Champions: nel 2005, contro il Chelsea, 0-3 dopo 19 minuti.

-L'ultima doppietta di uno juventino in Champions fu firmata da Tevez nel marzo 2015 contro il Borussia Dortmund.

-13 dei 15 gol stagionali di Dybala sono arrivati allo Stadium

-Per la prima volta Dybala ha segno in due gare di fila in Champions League.

Redazione Sky Sport Italia
tratto da Champions, Juve-Barcellona 3-0: Dybala fa il Messi



 



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venerdì 10 aprile 2026

10 Aprile 1996: Juventus - Udinese

È il 10 aprile 1996 e Juventus Udinese si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 

Dall'altra parte i friulani disputano un campionato nelle attese e terminano il campionato a metà classifica.

Buona Visione!




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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 9 ritorno

Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 10 aprile 1996 ore 20:30
JUVENTUS-UDINESE 2-1
MARCATORI: Stroppa 15, Ravanelli 27, Vierchowod 84

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Ferrara C., Porrini (Paulo Sousa 32), Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Vierchowod 74), Vialli (Padovano 67), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

UDINESE: Battistini G., Pellegrini (Ametrano 82), Matrecano, Calori, Bertotto, Helveg, Rossitto, Giannichedda, Desideri (Shalimov 64), Stroppa (Poggi 87), Bierhoff
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
ESPULSIONI: Torricelli 61 (Juventus)





Nel finale i bianconeri (in dieci) superano l'Udinese in vantaggio con Stroppa 
Juve, l'orgoglio della rimonta 
Viercbowod dà la sesta vittoria consecutiva 

TORINO. Una vittoria probabilmente inutile, la sesta consecutiva, visto il successo del Milan a Cagliari, ma «bella» per come la Juventus l'ha cercata e voluta. Sotto di un gol (Stroppa, ex Milan...), in dieci per mezz'ora (Torricelli espulso), altri si sarebbero arresi. Non i campioni d'Italia. Le reti di Ravanelli e Vierchowod gonfiano le statistiche (25 punti su 27 nelle ultime nove partite) e infliggono la quarta sconfitta di fila a un'Udinese bravina nel controgioco, ma assolutamente greve e impacciata nel gestire la superiorità numerica. 
Lo sciopero, questa volta, lo fanno i tifosi: soprattutto gli abbonati. L'arena è semideserta. Il ritmo, blando. L'epurazione di Zaccheroni colpisce Oregon, Ria (squalificato), Ametrano, Shalimov e Poggi. Fra i pali c'è Battistini. Al fianco di Calori, Matrecano. Poi S. Pellegrini stilla fascia destra, in coppia con Helveg, là dove operano Pessotto e Del Piero. Quindi Giannichedda (classe 1974) a centrocampo, fra Rossitto e Desideri, molto largo, a sinistra. E Stroppa, il pendolo intorno al quale oscilla il modulo (4-4-2, 4-5-1). 

Un tiro di Desideri, alto. Un'intesa Ravanelli-Dei Piero, sventata in tuffo da Battistini. E al 16', improvviso, il gol dell'Udinese. Da Stroppa a Bierhoff, difensori svagati, cross del tedesco, rinvio sghembo di un «pretoriano» e tranciarne di Stroppa dal limite. La Juve entra in partita piano piano. Le fasce sono intasate (Pellegrini Helveg contro Pessotto-Del Piero a destra, Bertotto-Desideri contro Torricelli-Di Livio a sinistra), lo stesso dicasi del centro, alla luce del generoso prodigarsi di Rossitto e Giannichedda nella zona di Conte e Deschamps. A Madama non resta che un'arma: la velocità, il pressing. Detto fatto. 

Il pareggio è frutto, al 27', di un'azione Vialli-Di Livio e di uno splendido controllo-girata di Ravanelli dal cuore dell'area. L'Udinese barcolla. Ferrara di testa, sfiora la traversa e reclama il rigore. Vialli, su lancio di Ferrara, si scrolla di dosso Calori e timbra un palo clamoroso (31'). Lippi avvicenda Porrini, nervosetto? acciaccato?, retrocede Deschamps e propone Sousa. La Juve, adesso, preme in forze, con forza. Helveg e Pellegrini, ammoniti, ne sono la prova. Il danese, da lontano, stuzzica Rampolla. Fioccano i calci d'angolo: e su uno di questi, calibrato da Pinturicchio, Ferrara si mangia un gol fatto. Poco ci manca che la nemesi, stizzita, non punisca tanta prodigalità. Sbaglia Pessotto, e su Pellegrini assalitore solitario rimedia Rampulla, in extremis. 

Ravanelli e Vialli, su cui si affaccendano Calori e Matrecano, impegnano Battistini. Alla ripresa, la Juve palesa, qui e là, una censurabile foga. Attacca, si scopre, rischia. Nel giro di un minuto, dal 15' al 16', Battistini recupera su Ravanelli e salva su Di Livio, smarcato in diagonale da Sousa. La tensione gioca un brutto scherzo a Torricelli, espulso, al 18', per aver accompagnato la richiesta di una rimessa laterale con il gesto di voler scagliare la palla addosso al guardalinee (il signor Fiori di Ravenna), il tutto condito, probabilmente, da qualche vaffa fuori ordinanza. 

La Juve schiuma di rabbia. Shalimov sostituisce Desideri (spento), Padovano, a sorpresa, rileva Vialli. E poco dopo esce pure Del Piero, rimpiazzato da Vierchowod, Padovano e Rava nelli costringono Battistini a spericolate acrobazie. Un'incursione di Sousa semina il panico. La notizia del secondo gol del Milan, una coltellata al cuo re, gela il popolo, ma non disar ma i campioni. Fa poco, l'Udinese, per trarre profitto dal l'uomo in più. Molto poco. Troppo poco. Madama non si dà per vinta. Ha un sussulto. E al 39', mentre Rossitto, a terra, viene ammonito per simulazio ne, raddoppia. Così: angolo di Pessotto, incornata di Vierchowod. Sette minuti di recupero e finale allo spasimo: da una parte, traversa di Shalimov ed erroraccio di Bierhoff; dall'altra, tuffo di Conte e paratissima di Battistini. I tifosi tornano a ruggire. Finito è il campionato non la Juve. 

Roberto Beccantini





Il gol di Stroppa avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque, ma non a questa Juve. La reazione è veemente e viene coronata dal ritrovato Ravanelli e dall'antico guerriero Vierchowod. Ma nel frattempo, vinceva anche il Milan...

Riecco Penna Bianca

Dopo quasi due mesi (l'ultima volta a Napoli il 18 febbraio) Ravanelli ha potuto procedere al suo particolare rito: coprirsi la faccia con la maglia dopo il gol. Non è stato un periodo semplice, oltre a tutto con la paura di doversi sottoporre a un'operazione, ma il gol ha scacciato gli incubi. Un gol comunque importante, per dimostrare che questa Juve non si arrende.

tratto da "Il Film del Campionato - Guerin Sportivo" stagione 1995-96






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Il gol di Ravanelli (che nasconde il pallone con il corpo) consente il momentaneo pareggio alla Juventus con l'Udinese


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giovedì 9 aprile 2026

9 Aprile 1980: Arsenal - Juventus

È il 9 aprile 1980 e ArsenalJuventus si sfidano nella gara di andata della Semifinale di Coppa delle Coppe 1979-80 allo Stadio 'Highbury' di Londra.

Mentre in campionato i ragazzi in bianconero contendono all'Inter la palma di 'Campione d'Italia', la marcia in Coppa delle Coppe è arrivata quasi all'epilogo. La Juventus pareggiando questa gara insidiosa contro i temibili Gunners sembrerebbe ad un passo dalla finale di coppa. Però nel ritorno a Torino succedde l'impensabile.

Buona Visione! 



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Coppa delle Coppe 1979-1980 - Semifinali, andata
Londra - Stadio Highbury
Mercoledì 9 aprile 1980 ore 19.30
ARSENAL-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Cabrini 11, Bettega autorete 85

ARSENAL: Jennings, Devine (Vaessen 84), Walford, Talbot, O'Leary (Rice 24), Young, Brady, Sunderland, Stapleton, Price, Rix
Allenatore : Terry Neill

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Gentile, Marocchino (Fanna 46)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Corver (Olanda)
RIGORI FALLITI: Cabrini 11 (Juventus)
ESPULSIONI: Tardelli 33 (Juventus)



Nella prima semifinale della Coppa Coppe gagliarda prova dei giocatori bianconeri 
La Juve, in dieci, pareggia a Londra: 1-1 
All'11 l'Arsenal subisce un rigore per fallo su Bettega: Cabrini tira, il portiere respinge ed il terzino segna 
Lo stopper O'Leary fuori campo un minuto dopo per un calcione di Bettega
Espulso Tardelli al 33' dopo due ammonizioni 
Il gol degli inglesi, realizzato da Stapleton, a cinque minuti dalla fine 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE LONDRA — Sessantamila spettatori, al completo il vecchio stadio di Highbury, cori e grida ben prima che le squadre entrassero in campo: Arsenal e Juventus sono partite; al segnale dell'arbitro olandese Corver, in un clima da grande sfida internazionale. In tribuna d'onore fra tecnici e personalità anche Ron Greenwood, commissario tecnico della nazionale inglese, che non ha perso l'occasione di vedere in azione l'ossatura della squadra del collega Bearzot per il campionato d'Europa che si avvicina. Confermata la formazione della Juventus, minimo ritocco a quella dell'Arsenal. Terry Neil ha recuperato cinque dei sei titolari assenti lunedì nel derby, il portiere Jennings, i centrocampisti Price e Rix, la coppia d'attacco Stapleton-Sunderland. Per aver tenuto a riposo giocatori non infortunati nel match con il Tottenham, l'Arsenal è stato intanto multato dalla federazione inglese di 500 sterline, un milione di lire. Se c'è maggior serietà nel calcio britannico (non totale, l'assoluto non esiste), è anche perché i dirigenti sanno far sentire il loro pugno. Le prime battute di gioco hanno consentito di vedere una Juventus affatto timorosa, disposta a giocare a tutto campo, pur puntando gran parte delle controffensive soltanto su Marocchino, al quale però si aggiungevano rapidamente Bettega, Causio e Cabrini, il più pronto a venir fuori dalle retrovie. Marcature da parte bianconera secondo previsione: Cuccureddu contro Sunderland, Brio addòsso a Stapleton, Cabrini ad aspettare Price in zona, Furino sulla strada di Talbot e Tardelli a marcare stretto Brady, il quale per un lungo periodò non è riuscito a mettersi in luce deludendo il suo pùbblico. 

Sospinti dal vento —i rilanci di Zoff giungevano sino in area di rigore avversaria — i bianconeri hanno frenato intelligentemente, rallentando il gioco e «accorciando» la squadra il prevedibile assalto iniziale dell'Arsenal. Marocchino, al 5', è stato fermato sul filo del fuorigioco, poi Gentile si è beccato i primi fischi per un intervento troppo deciso, al 9', su Rix. Dal 10' l'Arsenal ha cominciato a spingere, ma la Juventus l'ha colpito in contropiede con freddezza. Lungo rinvio della difesa verso Marocchino, errore di Devine, il quale ha sbucciato la palla tentando di colpirla di testa, probabilmente ingannato dal vento. Sulla sfera, deviata all'indietro verso il centro, si è inserito con decisione Bettega e Talbot in recupero, non hanno potuto far altro che agganciare il centravanti bianconero due metri dentro l'area. Rigore, affidato a Cabrini. Il terzino ha calciato debolmente sulla destra del portiere Jennings, il quale non si aspettava neppure il regalo e non ha trattenuto la sfera, e Cabrini, dopo un attimo di incertezza, è stato prontissimo ad avventarsi sulla stessa e a calciarla in rete sotto la traversa. La prevedibile reazione dell'Arsenal non ha trovato sbocchi per le marcature attente dei bianconeri, che gli uomini di Neill soffrivano chiaramente. 

Al 17' Bettega, entrando a gamba tesa su O'Leary, ha fatto un brutto servizio a se stesso e alla Juventus. Il pubblico inglese e gli arbitri stranieri non tolleravano questo genere di intervento. Tanto più che O'Leary dopo alcuni minuti di cure è stato trasportato ai bordi del campo e non è più rientrato, sostituito al 23' da Rice. Nel frattempo Bettega era stato ammonito, e pure Tardelli per proteste. Con una Juve frastornata dalle decisioni arbitrali, l'Arsenal poteva spingere maggiormente, portarsi in avanti, ma senza riuscire a impensierire Zoff che con tiri da fuori neppure difficili di Rix e Talbot. Al 33' si accendeva una mischia paurosa, che Zoff cercava di risolvere in uscita senza allontanare troppo la palla, sulla quale si avventava Sunderland ostacolato duramente da Tardelli,in acrobazia. Interveniva l'arbitro Corver ed inaspettatamente alzava il cartellino rosso per Tardelli già ammonito in precedenza. 

Espulso il centrocampista, ammonito anche Causio per proteste. Juventus in dieci per i restanti 57 minuti. L'Arsenal si proiettava in avanti ed il finale del primo tempo era un calvario per la difesa bianconera. Tentava al volo Brady al 41' su tocco di Sunderland, Zoff era bravissimo a distendersi in tuffo sulla sua sinistra per deviare in angolo il bolide. L'assalto continuava con Sunderland, il quale incuneatosi in area batteva Zoff con una botta sotto traversa, scoccata però da posizione di fuorigioco per cui l'arbitro annullava. Allo scadere, del tempo centrava Rix, di testa colpiva Talbot e Zoff bloccava al centro della porta. Il pericolo maggiore arrivava al 44' quando ancora Stapleton riusciva a districarsi in dribbling in posizione centrale e dal dischetto batteva rasoterra: Zoff era bravissimo a respingere la botta radente con i piedi. La Juventus ha cominciato la ripresa con Fanna al posto di Marocchino, che si era dannato su tutto l'arco dell'attacco per tutto il primo tempo. Prevedibilmente, l'Arsenal si è portato subito nella metà del campo bianconera per stabilirvisi praticamente, sospinto da Brady, il quale, stando alle spalle dei compagni nel ruolo di playmaker, poteva cominciare a far vedere le sue qualità in qualche occasione. La Juventus comunque si difendeva con ordine, Scirea giocava praticamente sull'uomo, lasciando a Bettega il ruolo di secondo libero, ruolo che il centravanti sosteneva con grande efficacia affiancando Brio nelle respinte di testa sui palloni alti, quando non era Zoff ad arrivarci con splendida scelta di tempo. 

Ai londinesi, sempre più nervosi con il trascorrere dei minuti, particolarmente Sunderland, il quale vanamente cercava il rigore gettandosi a terra in area in ogni occasione, restavano soltanto alcuni tiri da lontano. Uno fiacco di Brady subito al 3' parato da Zoff, uno al 5' di Talbot, finito fuori di poco, poi, con l'intervallo di un'ammonizione a Sunderland per uno sciocco fallo su Gentile tentava anche Rix e Zoff fermava con sicurezza. Al 18' si sviluppava un contropiede bianconero, la palla viaggiava da Gentile a Causio, il quale la controllava con sicurezza e lanciava Fanna, la cui botta centrale era parata da Jennings. Una parentesi, si rovesciava nuovamente l'Arsenal davanti alla porta di Zoff, collezionando vanamente calci d'angolo, poi si ripeteva Fanna, il quale al 21' approfittava di un errato rinvio di Young per partire in dribbling ed impegnare Jennings con un bolide centrale che il portiere inglese neutralizzava a stento. Riprendevano il discorso offensivo i biancorossi, al 23' Sunderland, solo davanti a Zoff, si allargava con la sfera anziché calciare direttamente. Cinque minuti dopo tentava da lontano Devine, ma la palla si perdeva sul fondo. Con uno Zoff grandissimo, pronto ad uscire su tutti i palloni alti che spiovevano nella sua area, la Juventus ha reso a lungo vani gli sforzi dell'Arsenal. Al 37' dopo un calcio d'angolo il portiere bianconero è stato colpito e sballottato in area, Gentile sulla linea ha anticipato Price evitando il pareggio. Come sempre, l'Arsenal non si è dato per vinto, malgrado il trascorrere dei minuti, e al 40', dopo che Zoff eseguendo una rimessa dal fondo era stato colpito al capo da un oggetto lanciato dalla curva, i londinesi pareggiavano. Calciava una punizione dalla destra Brady, la palla spioveva sul secondo palo dove il lungo Young la deviava al centro per Stapleton: Zoff era tagliato fuori, il centravanti deviava in rete a contatto con Bettega, la palla faceva quasi una carambola fra i due e finiva in porta. Intanto l'Arsenal aveva sostituito Devine con Vaessen. I bianconeri, sul pareggio, anziché accettare le ultime folate offensive degli avversari si portavano a loro volta in avanti e Fanna e Causio in tandem impegnavano prima Jennings con una forte botta e poi si vedevano respinto il secondo tiro.

L'ultimo rabbioso affondo era ancora dell'Arsenal, su un cross di Talbot dalla destra si proiettava all'assalto ancora Young, ma il suo colpo di testa lambiva il montante alla destra di Zoff e si perdeva sul fondo. L'urlo di delusione del pubblico si mischiava con il fischio di chiusura dell'arbitro Cover. I bianconeri alzavano le braccia in segno di giubilo, 1-1 vale una garanzia, se non la sicurezza assoluta del passaggio in finale. Delusi i giocatori dell'Arsenal, ma in realtà con il loro gioco monotono, senza fantasia, fatto soltanto di cross alti, non sono riusciti ad impensierire seriamente la Juventus se non in alcune occasioni nelle quali hanno imposto una maggiore potenza atletica. I bianconeri comunque sono sempre riusciti, sia pure pressati, a rispondere con sporadici ma efficaci contropiedi alla superiorità degli avversari. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 10 aprile 1980

 

 


L'impresa della Juventus sul terreno dell'Arsenal in Coppa delle Coppe ha assunto, per la speculazione inglese su un fallo di Bettega, il significato di una campagna anti-italiana che introduce « Europa 80 »
Prova d'orchestra

LONDRA

«Amico, siamo proprio così cattivi?». 

L'italiano che mi rivolgeva questa domanda il giorno dopo Arsenal-Juventus non nascondeva la speranza che io gli rispondessi: 

"Sì, siamo selvaggi, criminali, tigri, belve", 

perché una conferma del genere l'avrebbe inorgoglito. 

"Ci fanno passare tanto spesso per carogne aggiungeva per spiegare il suo atteggiamento così poco da gentleman che varrebbe la pena d'esserlo sul serio." 

La poco amabile conversazione verteva sul tema:

"Bettega è o no un criminale?" 

A leggere i quotidiani inglesi (tutti, tranne il serio e distaccato "Times" che puntualizzava: 

"Le speranze dell'Arsenal cominciano a vacillare" 

sul terreno di Highbury non era passata una squadra, la Juventus, ma una forma di vandali, guidati non dal famoso Bobby-Gol 

("Il più inglese degli italiani", annunciavano alla vigilia i "Daily" popolari) 

ma da un Attila assetato di sangue. E fortuna che Brian Glanville era andato a vedersi Nottingham Forest-Ajax... 

«Era da tempo," 

continuava il nostro interlocutore, 

"che non si registrava un cosi violento rigurgito di astio anti-italiano. Non se la sono presa tanto con noi neppure per il rapimento di Schild. E non capisco perché..." 

In effetti, giovedì mattina i londinesi, imburrando il toast e preparandosi un caffè macchiato, hanno divorato con ansia le pagine dei giornali per scoprire quale fosse il fattaccio del giorno: la decapitazione della principessa saudita da parte del boia di re Khaled o... L'amputazione della gamba di David O'Leary da parte di Roberto Bettega? Molto salomonicamente, la principessa decapitata occupava la prima pagina, il calciatore malcapitato l'ultima, ma i titoli più feroci erano tutti per Bettega, «criminale» e «selvaggio». Inutile spiegarvi cosa fosse successo ad Highbury: sapete tutto del fallaccio (inspiegabile) commesso dal big juventino ai danni di O'Leary e delle polemiche successive: sta di fatto che il buon David dato da più parti come condannato all'immobilità permanente il sabato successivo ha giocato contro il Liverpool, e piuttosto bene, stando alle cronache, che naturalmente hanno precisato: 

«Prima si è tolto dalla caviglia i frammenti dei tacchetti di Bettega, poi si è riempito di pillole e antibiotici, infine si è messo un bel parastinchi ed è andato a giocare». 

La principessa no: lei è rimasta interprete di una paurosa storia che in breve vi spieghiamo per chiarire il singolare rapporto che la sua vicenda ha con quella di O'Leary. Mercoledì sera infatti - mentre la BBC trasmetteva Arsenal-Juventus, la ITV (canale commerciale) mandava in onda una ricostruzione filmata della decapitazione della principessa Misha, condannata a questa triste fine per un banale adulterio. E giovedì mattina, mentre Boniperti e Trapattoni venivano investiti da un fiume di contumelie, re Kalheb, incavolatissimo con gli inglesi per... l'affronto cinematografico, otteneva le sentite scuse del ministro degli esteri Lord Carrington. Il fatto, secondo un'interpretazione politica, dice della grande considerazione... petrolifera in cui sono tenuti gli arabi, ormai re di Londra, e della scarsissima considerazione di cui godono i camerieri italiani.

EUROPA 80. È chiaro, tuttavia, che la campagna di stampa grossolanamente montata dopo Arsenal-Juventus rappresenta soprattutto la prova generale di quel che si prepara per gli «Europei». Non si vuole qui giustificare il fallo di Bettega, che anzi va condannato energicamente, ma è chiaro che altrettanto energicamente bisogna respingere la provocazione di un manipolo di critici in malafede. L'arbitro Charles Corver (interpellato dal «Daily Mail» che ha definito "horror-tackle" il fallo del juventino) ha precisato: 

«Ho rivisto l'incidente in televisione e sono convinto di avere agito bene: non ho creduto neppure per un istante che Bettega avesse commesso il fallo intenzionalmente: lo conosco bene e so che è uno dei calciatori italiani più corretti. E questo ho scritto nel mio rapporto: «un brutto fallo che però non meritava l'espulsione». 

Ma la gazzarra anti-italiana è continuata e si è ingigantita con l'entrata in campo dei giornali della domenica, molto sensazionalisti; uno di questi, il popolarissimo «News of The World», ha rotto gli indugi e ha mostrato dove andasse veramente a parare tutta la chiassosa campagna giornalistica: 

"A Torino sarà l'inferno! L'indignazione della stampa inglese chiamerà vendetta da parte dei tifosi non solo per la partita di ritorno Juventus-Arsenal ma anche per il confronto fra Italia e Inghilterra. È inutile che Greenwood getti acqua sul fuoco, questa è la realtà...». 

Come dicevo, siamo alle prove generali di Europa 80, alla ricerca anticipata di alibi a per l'Arsenal, che in realtà deve solo rimproverarsi di avere ceduto il dominio territoriale a una squadra ridotta in dieci (se non in nove, per l'assenza... tecnica di un altro giocatore) e per la nazionale inglese, che in realtà si presenterà a Torino il 15 giugno prossimo a giocare con l'Italia godendo dei favori del pronostico.

BONIPERTI. Pur avendo l'attenuante della provocazione, ha sbagliato Boniperti (lui solitamente cosi prudente, anche quando potrebbe parlar fuori dei denti) a rintuzzare con rabbia le accuse inglesi, in particolare quelle del tecnico dell'Arsenal, Neill, e farà bene, in vista del match di ritorno, ad invitare la tifoseria bianconera ad esser corretta come lo è stata quella londinese (va precisato, una volta di più, che molto spesso i tifosi sono migliori di chi il rappresenta, dirigenti e giornalisti compresi). Il clima di nervosismo che la critica inglese vuol creare potrebbe recar danno soprattutto ai bianconeri, autori a Londra di una partita eccezionale per concentrazione, freddezza e determinazione.

Si è parlato molto di Juventus coraggiosa, ma il coraggio a nostro avviso ha poco a che vedere con l'impresa dell'Highbury: i ragazzi di Trapattoni hanno badato soprattutto al gioco, ad approfittare dello slancio parrocchiale dei cannonieri di Neill, incapaci di tramutare gli illuminanti suggerimenti dell'ottimo Brady e la spinta gene rosa di Talbot in gol. Sarà comunque il caso di rammentare alla Juventus che il secondo tempo di Highbury potrebbe ripetersi pari pari a Torino, con grossi pericoli, gli stessi corsi a Londra.

ZOFF. Per l'occasione, la Juve dovrà contare una volta di più sullo straordinario Zoff di Londra, sottoposto da Sunderland, Stapleton e compagni ad un vero e proprio cannoneggiamento. La sua esibizione conferma che il nostro grande portiere si è presto ripreso dalle incertezze argentine, cancellando dubbi e timori sul suo impiego in azzurro. Il suo finale di campionato, le sue prove in Coppa lo dicono fra i migliori calciatori italiani in senso assoluto; il prossimo impegno con la Polonia, i restanti tre incontri di campionato, il ritorno con l' Arsenal e (auguriamocelo) la finale della Coppa delle Coppe dovrebbero consegnarlo a Bearzot in splendida forma per interpretare egregiamente l'Europeo. L'antico Zoff (secondo solo a Facchetti per le presenze in azzurro, 477 volte in campo in campionato con 239 partite giocate consecutivamente) merita il plauso degli sportivi non solo per le sue imprese di calciatore ma anche per le sue qualità umane. Ad Highbury qualcuno ha visto cadergli vicino ai piedi un coltello che, col passare delle ore, nei discorsi del dopopartita, da temperino che stava diventando scimitarra. Lui l'ha raccolto e l'ha gettato via. E il giorno dopo, mentre infuriava la tempesta polenica, ha detto soltanto: 

"Pensiamo a giocare." 

Già, ragazzi: pensate a giocare. A far fumo e chiasso ci pensano già gli inglesi...

Italo Cucci 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.16




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