giovedì 19 giugno 2025

19 Giugno 1983: Verona - Juventus

É il 19 Giugno 1983 e Verona e Juventus si sfidano nella Finale di Andata della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo della Roma che vince il suo secondo scudetto. Poi però si rifanno in Coppa Italia - splendida rimonta in finale contro i gialloblu veneti.

Buona Visione!


 

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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 19 giugno 1983 ore 20:30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Penzo 44, Volpati 51

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna (Sella 76), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu (Fedele 89), Penzo (Manueli 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Prandelli (Storgato 73), Bonini, Brio, Scirea, Galderisi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galderisi 41 (Juventus)



"Perché Lo Bello mi ha espulso?"
Galderisi stupito e amareggiato 
Trapattoni accusa la squadra, ma dice: "Mercoledì possiamo ancora farcela"
DAL NOSTRO INVIATO

VERONA - Sapeva di giocarsi tutto in queste ultime partite: stima, riconferma e futuro. Invece ieri sera ha chiuso anzitempo la sua breve avventura in Coppa Italia, con la complicità di Rosario Lo Bello, un arbitro che sente tutto, forse anche le cose che non vengono dette. «Nanu» Galderisi è stato espulso proprio allo scadere del primo tempo, danneggiando cosi - e in modo vistoso - una Juventus già in difficoltà, che quindi si è trovata a giocare la ripresa in inferiorità numerica.
A fine partita, il piccolo attaccante proprio non si capacitava, non riusciva a spiegarsi come Lo Bello avesse potuto cacciarlo. 
"Dopo pochi attimi di partita - spiega - mi ha detto che mi avrebbe sbattuto fuori. Poi ho subito diversi falli e ho cercato di dire all'arbitro che doveva prendersela con chi prendeva a calci me e non il pallone. A questo punto Lo Bello ha estratto il cartellino giallo. Da quel momento io non ho più aperto bocca. Poi, sul finale del tempo, durante un'azione in area, lui mi ha detto per la seconda volta che mi avrebbe mandato via. Io non ho parlato, ho alzato gli occhi al cielo é Lo Bello mi ha cacciato dal campo".
Un finale molto triste, certo non quello che l'attaccante si aspettava. Anche Trapattoni mette in luce come l'uscita di Galderisi sia stata un grave handicap per i suoi: 
"In undici avremmo potuto ristabilire il risultato - sottolinea il tecnico senza correre rischi, senza lasciare troppo spazio a questa squadra che, se ha a disposizione gran parte del campo, si trova a suo perfetto agio. Comunque, non è solo un fatto di uomini in più o in meno. Questa sera, alcuni dei miel proprio non c'erano. Non possiamo lamentarci, potevamo prendere anche più di due gol. Ad ogni modo siamo in grado di ribaltare il risultato nella partita di mercoledi sera, se è il caso con l'aiuto dei supplementari e dei rigori".
Trapattoni mette quindi sotto accusa i suoi. Sul banco degli imputati salgono soprattutto Platini e Rossi. A Paolo proprio non ne va bene una, sta concludendo la sua annata malinconicamente. Il giocatore però non sembra demoralizzato:
"Ho preso, come al solito, tanti calci. E' stata per me una partita particolare perché, dopo l'espulsione, sono rimasto in avanti l'unico punto di riferimento e tutti convergevano su di me. Ho avuto poche possibilità e pochi palloni."
Boniek, che si è prodotto una lussazione all'anulare della mano sinistra, si è intrattenuto a fine partita negli spogliatoi con l'ex compagno Zmuda. Il giocatore non sembra molto convinto che la Juve possa farcela a vincere questa Coppa: 
"E' un risultato brutto per noi - sottolinea - Al ritorno faremo di tutto per attaccare, ma ci potremmo anche esporre al contropiede del veneti, che sono molto forti soprattutto in trasferta."
Platini, nonostante tutto, crede che la Juve possa ancora farcela almeno a vincere la Coppa Italia: 
«I veronesi ci hanno surclassati in questa partita - ammette - Hanno un attacco formidabile, però mi sembrano pluttosto vulnerabili in difesa. In casa, quindi, avremo la possibilità di farcela, anche se rischiamo a nostra velta di prendere dei gol."

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 giugno 1983



COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il risultato di semifinale col Torino nell' incontro di ritorno, gli uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando l'ultimo trofeo di stagione.
Verona sogna

E ADESSO Verona sogna: sul già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile, gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito, poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi. Più lineare, invece, il cammino della Juve, che ha regolato l'Inter in casa per poi chiudere il conto a reti bianche al «Meazza».

IL VERONA. Al primo appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno invaso i muri cittadini fino a fare invi-dia a quelli elettorali, tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di Bagnoli ha affrontato con una carica ed uno smalto tecnico-agonistico che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha risposto col tutto esaurito) è stata per lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu: col brasiliano in cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo, macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei momenti decisivi.

LA JUVENTUS. Per mettere le mani almeno sulle briciole di una stagione-banchetto che avrebbe dovuto essere trionfale e si sta trasformando invece in un impressionante Ramadan, Trapattoni si è trovato a dover risolvere di nuovo l'enigma Verona, che già risultò indigesto in campionato (tre punti su quattro ai gialloblu tra andata e ritorno). Per quanto si è potuto vedere all'andata, i rischi che i bianconeri concludano la stagione con lo stomaco ricolmo solo di desolanti ragnatele sono tutt'altro che remoti. Trapattoni, in vista dell'ultimo atto, ha definitivamente silurato Mágos-chino, sostituendolo con Galderisi, ma proprio il giovane attaccante, dopo le belle prove contro l'Inter, è stato protagonista negativo del match di Verona, facendosi espellere e costringendo i suoi a giocare in dieci per più di un tempo. In più, spazi preoccupanti si aprono in difesa, dove la tenuta di Scirea in fase di chiusura desta qualche perplessità, mentre in avanti Rossi continua a soffrire sia di mali propri (non si spiega altrimenti il rigore fallito contro l'Inter al Comunale) che dell'isolamento cui lo schieramento scelto da Trapattoni lo costringe. Nonostante questo, il cammino della Juve di Coppa Italia era stato finora all'insegna del rullo compressore: ci voleva la finale, secondo il maligno sortilegio che continua a perseguitare i bianconeri di Trapattoni, per far riemergere di colpo tutte le ombre di una squadra che non riesce a brillare proprio nei momenti decisivi. Il ritorno di Torino costituisce l'ultima, disperata carta. Trapattoni tocca ferro: chissà se basterà.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.25





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