giovedì 5 febbraio 2026

5 Febbraio 1978: Juventus - Napoli

É il 5 Febbraio 1978 e Juventus e Napoli si sfidano nella seconda giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno puo starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.

Per quanto riguarda i partenopei, gli azzurri acciuffano un posto nelle prossime competizioni europee per i capelli.

Buona Visione! 



juventus


Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 5 febbraio 1978 ore 15:00
JUVENTUS-NAPOLI 1-0
MARCATORI
: Boninsegna 3

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

NAPOLI: Mattolini, Bruscolotti (La Palma 42), Vinazzani, Restelli, Ferrario, Stanzione, Mocellin, Juliano, Savoldi, Pin L., Capone
Allenatore: Gianni Di Marzio

ARBITRO: Lattanzi R.




Le Pagelle dei bianconeri 
Romeo cresce  
ZOFF — Sicurezza assoluta: si dirà che non ha avuto molto da fare, ma alcuni tiri rasoterra non erano agevoli, sbucavano fra compagni ed avversari ed il colpo di testa di Savoldi non era facile... Fortunato sulla traversa di Savoldi, ma l'ha anche costretto ad alzare il tiro andandogli incontro. L'unico a dar l'Impressione di essere in forma piena.  
CUCCUREDDU — Aveva di fronte il più vivace e sostanzioso del Napoli, l'ha patito un poco ma a gioco lungo ha finito per domarlo, anche senza brillare.  
GENTILE — In altra occasione, cosi privo di avversario diretto per il lavoro di copertura affidato da Di Marzio a Restelli, avrebbe fatto sfracelli: si è invece limitato ad una diligente ordinaria amministrazione, con inserimenti validi ma non troppo convinti.  
FURINO — Un primo tempo lucidissimo e sicuro, poi nella ripresa è stato coinvolto anche lui nel marasma generale. Qualche imprecisione, qualche tackle sin troppo rabbioso, ma sempre importante la sua grinta.  
SPINOSI — Due incertezze nella marcatura di Savoldi, potevano costare care, ma ottimo nel gioco di testa. Del resto non è facile giocare cosi poco ed avere il ritmo da campionato. 
SCIREA — Rinvii decisi, ottimi inserimenti in avanti, ma qualche incertezza di posizione: in definitiva è piaciuto di più in avanti che come ultimo baluardo.  
CAUSIO — Qualche sprazzo dei suoi, tanto per dimostrare che la classe non è acqua, e lunghe pause di quasi-assenza dalla partita. Decisiva la sua spinta all'avvio, ma troppo poco sapendo quanto può (e dovrebbe) fare il « barone ».  
TARDELLI — Ha giocato con impegno, a volte anche con rabbia, ma non ha potuto essere all'altezza del suo standard soprattutto a causa della confusione in campo. E' uno dei pochi, comunque, che non da pensieri a Bearzot.  
BONINSEGNA — Il suo rasoterra di destro, dopo tre minuti, vale due punti d'oro; bastano il gol ed i guizzi nel finale a dimostrare che la sua esperienza è ancora preziosa per la Juventus.  
BENETTI — In chiaro miglioramento sul piano dinamico, è partito bene per soffrire poi gli spazi stretti imposti dalla disposizione tattica del Napoli: poteva segnare, non ha avuto fortuna in due conclusioni. 
 
BETTEGA — Ha mancato un gol allo scadere del primo tempo (prodezza di Mattolini) per eccesso di sicurezza, nella ripresa magnifico un suo colpo di testa: troppo poco comunque. Da Bobby, Trapattoni ed i tifosi si aspettano molto di più.  
Bruno Perucca




Fatti e misfatti del campionato: ormai il vertice agonizza mentre divampa la battaglia nei quartieri bassi.
Così, se è troppo presto per sapere chi si salverà, ormai tutti danno per scontato il diciottesimo scudetto della Signora Omicidi. Tutti meno Gianni Brera
L'Arcimatto non crede alla Juve-scudetto

LA JUVENTUS ha quattro punti di vantaggio e tutti dicono che il campionato è finito. Tutti meno Gianni Brera che lo dice e lo scrive. Dal teleschermo della "Domenica Sportiva" è finito pure sulle pagine di «Sorrisi e canzoni TV». E anche alle lettrici che vanno in brodo di giuggiole per i Matia Bazar ha spiegato che lo scudetto non è ancora della Juventus: 
«Ha navigato come se avesse messi i terzaioli, cioè avendo arrotolato le vele intorno al boma, perché non pigliassero troppo vento. Fuori di metafora, questo si deve dire: che la Juventus ha adesso molte ruggini dovute alle nobilitanti, ma anche dissennate fatiche degli anni scorsi. Non basta. Quest'anno lotta per lo scudetto, ma deve anche difendere il proprio nome in seno alla Coppa dei Campioni d'Europa. Nei quarti di finale le è stato destinato l'Ajax di Amsterdam... L'avvenire sembra insolitamente roseo ai torinisti: effettivamente gli impegni della Juventus sono tali da incoraggiare qualsiasi speranza». 
Brera (che ha appena dato alle stampe "Arcimatto", una raccolta di pezzi pubblicati sul Guerino) è sicuramente più ottimista di Radice. Che dopo la sconfitta di Pescara sembra quasi rassegnato. A proposito di Brera. Negli ambienti della TV si continua a parlare del suo match (mancato) con Rivera. L'onnipotente Aldo De Martino, figlio del leggendario Emilio, ha commentato sul Corriere del Giorno di Taranto: 
«Il Rivera giovane e osannato per classe e longevità avrebbe potuto sorridere senza tenere i denti stretti ed allungare una mano, se non per un patto, per concludere un capitolo. Non l'ha fatto, irreprensibile e nebbioso, mostrando quel lato del carattere che gli ha regalato sofferenze, esprimendo quella sfiducia nei rapporti umani che sa tanto di Zanna Bianca di London». 
Brera domenica, tornando sull'argomento, ha spiegato ad Adriano De Zan che quando arriva in TV è suonato perché ha scritto otto cartelle per il suo giornale, per questo ha offerto tarallucci e vino a Rivera. Essendo "groggy" temeva di finire kappaò come con Bettega. L'esperienza insegna prudenza...

JUVENTUS-NAPOLI 1-0
La "questione" partenopea
"LA JUVENTUS dà 4 a tutti"
ha esultato «Tuttosport», е il vicedirettore Pier Cesare Paretti ha spiegato lo striminzito 1-0 con le parate strepitose di Mattolini al quale ha dato il voto più bello, addirittura 8. Ben diversa la versione della "Gazzetta dello Sport" secondo la quale Zoff ha dovuto impegnarsi più di Mattolini e quindi ha meritato un voto migliore (7) di quello del Napoli (6,5). La "Rosea" è diretta da un partenopeo, Gino Palumbo, e nel suo resoconto Angelo Rovelli non l'ha certo dimenticato: 
«Bella e sfortunata prova del Napoli al Comunale», e nel titolone 
«Gol di Boninsegna, traversa di Savoldi» 
come a dire che un pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Altra tesi sul "Corriere della Sera". 
Ha scritto Gianni de Felice: 
«La vecchia guardia fa volare la Juventus» 
cioè Trapattoni deve ringraziare Boninsegna che ha inventato il gol-partita dopo appena tre minuti. "Sul Corriere dello Sport-Stadio" il direttore ha rinunciato alle tarantelle ma non alla malasorte. Ha scritto Giorgio Tosatti: 
"Ancora una volta il Napoli non è riuscito a scrollarsi di dosSo la maledizione che lo accompagna su questo campo". 
Gli è piaciuto da matti Causio, gli ha dato 8, mentre de Felice non è andato oltre il 6, Rovelli è arrivato a malapena al 6,5 e Baretti si è fermato al 7. Come al solito, l'interessato ha rifiutato di darsi un voto come giocatore, ha accettato invece di giudicarsi come marito e ha risposto senza imbarazzo all'inchiesta che Marta Bellini e Osvaldo Orlandini hanno condotto per il settimanale femminile "Gioia", cioè se sarebbe o no giusto portare anche le mogli ai campionati del mondo. Virginia Causio ha spiegato: 
«Io ci andrei solo perché mi si offrirebbe l'occasione di vedere posti stupendi». 
Ma il marito ha tenuto a precisare: 
"Se è come dico io, sì. Portarla in Argentina per poi non vederla non ha senso. Mia moglie anche in Argentina dovrebbe continuare a essere mia moglie, quindi stare con me, dormire con me eccetera". 
E ha aggiunto: 
«Io come giocatore penso che quello che dicono i sessuologi siano tutte stupidate. Se voglio fare l'amore con mia moglie non ho problemi, anche perche è sempre a mia disposizione. Se ho voglia di farlo, o prima della partita o subito dopo o altri giorni, lo faccio». 
Causio spesso se ne infischia di quello che dice l'allenatore, figuratevi se da retta ai sessuologi.
Nel Napoli era atteso all'opera "Al" Capone l'ex pasticciere di Salerno che ha preso il posto di Chiarugi e che se non avesse fatto il calciatore avrebbe fatto il cantante (parole sue). Capone non ha sciorinato i numeri migliori del suo repertorio perché era piuttosto scocciato con i dirigenti. Il medico sociale dottor Acampora l'ha mandato in ospedale a fare le lastre. Il radiologo gli ha ordinato di togliersi la catenina. Capone ha obbedito ma dopo la radiografia non ha più ritrovato la catenina d'oro con medaglia di Sant'Antonio, valore oltre trecentomila lire. Pretende di essere risarcito dal Napoli ma Ferlaino fa orecchie da mercante. Pin promesso una grande partita da ex col dente avvelenato invece è stato ammirato solo in borghese per la splendida pelliccia di castoro. Però l'informatissimo Antonio Corbo ha rivelato sul "Corriere d'Informazione" che l'ha comprata usata al mercato americano di Ercolano, cinquantamila lire Iva compresa. L' allenatore Di Marzio ha consigliato a tutti di leggersi "Napoli italiana" (editore Einaudi) di Antonio Ghirelli. Vi si trovano frasi come queste: 
"La questione napoletana è più drammatica che mai e non consente facili ottimismi sull'avvenire" 
«una mancata risposta ai problemi di Napoli potrebbe anche riportare sconcerto e turbamento fra le masse». 
Ferlaino è avvisato: da troppo tempo il popolo aspetta lo scudetto.

Elio Domeniconi 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.6






juventus

marco

roberto

juve

juve

juve

juve

juve

giovanni

juventus

napoli

juventus

napoli

maglie












mercoledì 4 febbraio 2026

4 Febbraio 1996: Vicenza - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 4 Febbraio 1996 e VicenzaJuventus si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. 

Dall'altre parte c'é un Vicenza che guidata in panchina da Francesco Guidolin conclude il campionato a metá classifica.

Buona Visione!


vicenza


 

Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
Domenica 4 febbraio 1996 ore 14:30
VICENZA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Otero rigore 18, Murgita 48, Ravanelli 66

VICENZA: Mondini, Mendez, Bjoerklund, Lopez, Grossi (Amerini 78), Rossi (D'Ignazio 68), Viviani, Maini, Lombardini, Otero (Belotti 83), Murgita
Allenatore: Francesco Guidolin

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Lombardo 46), Ferrara C., Carrera M., Pessotto G., Di Livio, Conte A., Jugovic, Del Piero (Peruzzi 89), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Messina
ESPULSIONI: Rampulla 88 (Juventus); Lombardini 82 (Vicenza)




LE PAGELLE 
Conte a tutto cuore 
Ferrara passo indietro 
Murgita il re di assist 

MONDINI 6. Para tiri che paiono calamitati su di lui. 
MENDEZ 6. Un pestone lo fa soffrire presto, anche più di quanto non riesca a Del Piero. 
BJORKLUND 6,5. Il ruolo di respingente gli calza a pennello 
LOPEZ 6,5. Anche lui è ben protetto e sa cosa fare. 
GROSSI 6. Le scarpette rosso-vivo lo distinguono. Discreto il primo tempo. 
(Dal 33' st. Amerinì sv). 
ROSSI 7. Il suo piede destro non sa sempre quello che fa il sinistro, tuttavia squarcia di potenza la copertura di Pessotto. 
(Dal 23' st. D'Ignazio sv). 
VIVIANI 6,5. Tra le maglie più fitte della rete in cui si impiglia la Signora in mezzo al campo. 
MAINI 6,5. Come Viviani, con più dinamismo. Insieme sballano sul gol juventino cercando il bel tocco: l'unico errore. 
LOMBARDINI 6. Si immola per bloccare Lombardo. 
MURGITA 7. Lo ricordavamo più grezzo. Gol a parte, si rivela il miglior sarto di assist sia con la testa che con il piede. 
OTERO 7. Sguscia come una saponetta e come una saponetta sprizza per l'aria, accentuando il contatto con Rampulla. Bravo nel tocco, rapido: un bel rompiballe. 
(Dal 38' st. Belotti sv). 

RAMPULLA 5. Esce in ritardo su Otero e procura il rigore con un po' di ingenuità. Incerto e fuori tempo, i compagni lo guardano spesso come se non si sentissero protetti. Minima colpa sull'espulsione: non ci pare che volesse toccare con la mano. 
TORRICELLI 6. Più o meno regge sulla parte destra, finché non si infortuna. 
(Dal 1'st. Lombardo 5: a Bracciodiferro mancano gli spinaci, in questo momento non è l'uomo capace di ribaltare una situazione anche se per poco non gli riesce sul lancio di Ferrara. Arriva spesso scoordinato) 
FERRARA 5. Cade anche il pezzo più solido del muro difensivo juventino: succede. Dalla rovesciata con il Piacenza al rovescio di ieri la differenza non è nell'ultima sillaba, semmai nell'intesa tra Murgita e Otero che lo mettono in difficoltà. 
CARRERA 5. Stessi problemi di Ferrara, perdipiù scivola nell'azione del raddoppio. 
PESSOTTO 5. Incoraggiante il suo avvio, positivo l'impegno nel forcing finale anche perché Rossi è finito negli spogliatoi. Ma la fase centrale del match è una sofferenza, appena mette il naso in attacco, il contropiede di Rossi lo manda in crisi. 
DI LIVIO 6. Sufficienza di grande comprensione per i problemi di un'aletta sgusciante obbligata a giocare un tempo da terzino. 
CONTE 6. Si riabilita nella ripresa sradicando i palloni che ali mentano la pressione juventina. Prova il tiro, in un caso con pericolosità. 
JUGOVIC 5,5. Per mezz'ora gioca contro la Juventus, tanto da chiedersi che cosa ci stia a fare. Ci piace invece il suo piglio nel secondo tempo ed è decisivo nell'azione del gol: ma non basta a cancellare l'avvio. 
DEL PIERO 5,5. Primo tempo di grande volontà, porta avanti palloni, prova il cross per quanto i piedi non intonino più gli inni celesti. Scompare alla distanza. Esce per l'espulsione di Rampulla. 
(Dal 44' st. Peruzzi sv: costretto dalla febbre alla panchina, fino alla chiamata per forza maggiore). 
VIALLI 5. Tralasciamo la lite con Delle Carbonare, ci sta che saltino i nervi a vedere un ultras libero di agitarsi a bordo campo. Di rado salta il marcatore, tira in porta una volta sola, si procura con il mestiere qualche punizione. Un contributo modesto, per lui. Conoscendolo, il cioccolatino finale non gli ha addolcito la bocca. 
RAVANELLI 6. Primo tempo incerto, se non per come distribuisce la palla. Fionda in gol l'unica occasione decente, tuttavia nel forcing finale non riesce a creare pericoli. 

L'arbitro MESSINA 7. Quel rigore l'avrebbero concesso in tanti, qualche dubbio sull'espulsione di Rampulla che gli viene segnalata dal guardalinee. Comunque dirige decentemente un match difficilissimo per il gran numero di contrasti e di fuorigioco,

Marco Ansaldo





Resa inconcizionata

A Vicenza la Juventus si è dunque scucita lo scudetto dalle  maglie. Ormai Lippi le ha tentate tutte, ma deve arrendersi all'evidenza: non ha più a disposizione la squadra dello scorso anno, quella che aveva costruito il suo scudetto soprattutto in trasferta. Nel passato campionato, infatti, i bianconeri avevano ottenuto ben 11 delle loro 23 vittorie lontano dal Delle Alpi. Questanno, prima dei due terzi del cammino, hanno già cinque sconfitte esterne, un ruolino che non è certo da scudetto. Da quando si è tornati al campionato a 18 squadre (1988-89), chi ha vinto il tricolore non ha mai perso più di quattro partite. In realtà, comunque, era gia proibitivo il divario di otto punti, sia pure con quindici partite ancora da giocare e la vittoria da tre punti: undici sono un macigno che sigilla definitivamente anche il semplice miraggio di un riaggancio. Soprattutto poiché in mezzo ci sono altre squadre. Se, infatti, in via puramente teorica. non è da escludere una resurrezione della Juventus che coincida con una crisi del Milan, è praticamente impossibile che non ne approfittino prima Fiorentina e Parma. Difficile stilare una diagnosi certa e unica: più verosimile pensare a una serie di cause concatenanti. Certo la Juventus si è trovata tagliata fuori troppo presto, e ciò induce a pensare che sia mancata la tenuta psicologica di fronte alle prime avversità. Forse non tutti i giocatori erano pronti per sopportare senza danno lo stress derivante dal doversi confermare al vertice.

Massimo Mauro
tratto dal Guerin Sportivo anno 1996






Vicenza

Vicenza


marcelo

vicenza

juventus

vicenza

juve

atillio

maglie



maglie















martedì 3 febbraio 2026

3 Febbraio 1980: Juventus - Milan

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 3 Febbraio 1980 e Juventus e Milan si sfidano nella diciannovesima Giornata del Campionato di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter e con questi due punti contro i rossoneri tengono la fiammella della speranza accesa. 

Al termine del campionato peró sará solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre il Milan (Campione d'Italia in carica) si vede togliere la Serie A da sotto i piedi dopo lo scandalo del Totoscommese.

Buona Visione!


juventus

 

SERIE A 1979/1980 - 19esima Giornata
Torino (Stadio Comunale) 3 Febbraio 1980
JUVENTUS - MILAN 2:1 (0:1)
Marcatori : De Vecchi (10') Maldera (66') aut. Bettega (78')

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Prandelli, Bettega, Cuccureddu, Marocchino (dal 54' Fanna)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Morini, Maldera, De Vecchi, Collovati, Baresi F., Novellino (dal 60' Chiodi), Bruriani, Bigon, Romano, Antonelli.
Allenatore: Massimo Giacomini

Arbitro: D'Elia



Trapattoni ha spiegato le scelte che gli hanno provocato fischi 
Il tecnico bianconero riconosce che la squadra rossonera avrebbe meritato di piú.

TORINO — E' la vittoria dell'orgoglio, il premio alla determinazione. Trapattoni lascia lo spogliatoio per commentare questo importante successo. L'allenatore bianconero è accaldato. In campo, dalla panchina, ha speso ogni residua riserva di ossigeno. Ieri pomeriggio Trapattoni ha rischiato, con una mossa impopolare, di trascorrere un paio di ore fra fischi ed insolenze. Il pubblico si aspettava di vedere in campo Fanna al posto di Brio (e non di Marocchino), il quale Brio, data la carenza di punte nella squadra milanista, appariva come l'uomo superfluo della partita. Trapattoni ha però pronto un dossier, argomenti di difesa. spiegazioni ad un atteggiamento. 

"Quando ho letto la formazione milanista ed ho visto che Chiodi non c'era, ho lasciato ugualmente in campo Brio — esordisce Trapattoni — ho valutato i "prò" e i "contro" ed ho tratto le conclusioni. Brio poteva garantirmi più varianti tattiche, poteva essermi utile nei corner, nelle punizioni e nelle palle inattive. Ma veniamo ai novanta minuti. Mi aspettavo un gran match e c'è stato. Il Milan che pure ha disputato un gran primo tempo, ha segnato solo a causa di un nostro errore. Il Milan ha giocato in modo garibaldino; per le occasioni che ha avuto a disposizione poteva anche pareggiare. Con il trascorrere del tempo noi abbiamo però migliorato la situazione tattica ed abbiamo placato quell'avversario che ci aveva messo in difficoltà all'avvio. Nell'intervallo ci siamo chiarite le idee e nella ripresa i risultati si sono visti. Nei primi venti minuti eravamo impacciati, poi qualcosa è cambiato, e quando è uscito Novellino, noi siamo cresciuti ancora di più». 

Il Milan ha disputato un ottimo primo tempo, comandando il gioco a piacimento. E' apparso più quadrato, più riflessivo, più svelto, più veloce nell'impostare il gioco. Gentile, in visibile crescita di rendimento, non trova difficoltà ad ammettere la bravura dei milanisti, colpevoli, a suo dire, di aver segnato un gol... di meno. 

«Primo tempo condotto da un Milan brillante e nettamente superiore a noi — dice il difensore —; secondo tempo tutto nostro con i risultati che conoscete. Finalmente, un po' di buona sorte anche per noi. Il Milan mi sembrerebbe disonesto non ammetterlo, avrebbe meritato qualcosa di più, ma noi non abbiamo rubato nulla. Dopo gli sbandamenti del primo tempo, siamo riusciti a trovare la posizione sul campo e tutto lia cominciato a correre sui binari da noi voluti."

Zoff passa da un record all'altro. Ieri ha disputato la sua 229 partita consecutiva (231 in serie A) nella Juventus eguagliando il record di Foni (anch 'egli 229 in A e tutte nella Juventus). Dino è prudente nei giudizi anche se categorico nelle conclusioni. 

«Viviamo un momento favorevole — dice — la squadra reagisce bene. Dopo aver subito il gol del Milan si è ripresa con buon profitto. Il Milan è ottimo ed è fra le migliori squadre del campionato. Il nostro obiettivo è la zona Uefa, ma non sono tranquillo perché le nostre antagoniste sono tutte là». 

Causio è in fondo allo spogliatoio, appoggiato ad una parete. Si aggiusta la cravatta, mentre risponde alle domande dei giornalisti che gli fanno corona. 

"Un tempo a noi ed uno a loro: la Juve ha concluso di più ed il gioco è fatto. Mi sembra tutto estremamente matematico. Il Milan. comunque, è una bella squadra: la Juve ha voluto la vittoria fino alla fine ed il Milan ha forse creduto improbabile una sua rimonta, che puntualmente si è verificata. Il secondo posto, che ormai e più che mai è il nostro obiettivo, è sempre più vicino. Anche se sarà difficile ottenerlo data la spietata concorrenza di chi ci precede." 

Una voce gli annuncia l'incidente di Novellino, fortemente contuso al ginocchio destro per un suo takle. 

«Si è trattato di un normale intervento — conclude il "barone"— durante una partita se ne vedono a centinaia."

L'infermeria scrive nei suoi bollettini due bianconeri: il primo é Furino che ha riportato una forte contusione (per un colpo di anca di Chiodi) allo zigomo ed alla tempia sinistra. Con una buona dormita dimenticherà tutto. L'altro bianconero è Scirea che lamenta un infortunio ben più serio: distorsione, anche se lieve, al ginocchio destro. Ieri sera non poteva distendere completamente la gamba sulla coscia. Il massaggiatore Luciano De Maria rincuora tutti dichiarandosi convinto che Scirea, per la trasferta di Udine, sarà regolarmente disponibile. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 4 febbraio 1980




juve

Per 67' il Milan accorcia di un punto il suo distacco dall' Inter: all'11', infatti, Scirea buca » un rinvio e De Vecchi batte Zoff . Al 67' però, la Juventus pareggia: Fanna serve Bettega il cui destro (deviato da Maldera) inganna il portiere rossonero. Al 79', poi, concede il bis: BobbyGol servito da Furino, ruba il tempo a Morini e firma il 2-1. Infine, la rabbia inutile del Diavolo: il colpo di testa di Bigon spiazza Zoff, ma Brio respinge sulla linea di porta

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

milan

juventus
milan

juve








lunedì 2 febbraio 2026

2 Febbraio 1997: Cagliari - Juventus

É il 2 Febbraio 1996 e Cagliari Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre il Cagliari lotta sempre per non scendere fra i cadetti. 

A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta) mentre gli isolani terminano la propria stagione in quart'ultima posizione, troppo in basso per evitare la retrocessione.

Buona Visione! 



cagliari


Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 2 febbraio 1997 ore 14:30 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Sterchele, Pancaro, Villa, Minotti, Scugugia, Bettarini (Dario Silva 46), Muzzi (Loenstrup 90+3), Berretta, Sanna, O'Neill, Tovalieri (Cozza 85)
A disposizione: Abate, Tinkler, Taccola, Bressan
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Porrini, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugovic, Del Piero (Vieri C. 80), Padovano (Amoruso 69)
A disposizione: Rampulla, Pessotto G., Iuliano, Lombardo, Tacchinardi
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Tovalieri, Minotti, O'Neill (Cagliari)
ESPULSIONI: Montero P. 35 (Juventus)




Le barricate del Cagliari fermano la Juventus, in dieci dal 34' per l'espulsione di Montero 
Una dolce Signora ritira gli artigli 
Del Piero scompare subito, il più vivace è Di Livio
 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Partite come questa, sono foglie che il vento nasconde al cuore della gente e, per fortuna, trascina alla periferia estrema della memoria. Il Cagliari non ha coraggio, la Juventus è troppo dolce. Il pareggio che riassume il polveroso sferragliare delle squadre, altro non è che la logica conseguenza di una contesa avara e sordida, orientata da un paradosso di fondo: il Cagliari gioca meglio in undici contro undici; Madama, dopo l'espulsione di Montero. 

Raccontare sfumature è un esercizio precario. Scottato da ardenti tizzoni, Mazzone si cautela, sfoderando un 5-4-1 che ha in Minotti il libero, Villa e Scugugia i carabinieri deputati alla guardia di Del Piero e Padovano, Pancaro e Bettarini i lembi esterni di una coperta super-imbottita. Una sola punta, Tovalieri. E tutti gli altri, da Muzzi a Berretta, da Sanna a O'Neill, a ostruire valichi e seminare mine sui sentieri di Jugovic, Zidane, Deschamps e Di Livio. La Juve si offre con una sicumera per lo meno discutibile. Non morde, non aggredisce, si sposta in branco. Languida e fredda come i capezzoli di una strega. Spalle alla porta, Del Piero scompare subito, Padovano quasi. Spazi intasati e ritmo mieloso creano grossolani ingorghi, anche perché sono pochi i giovanotti che si smarcano o hanno la fiamma ossidrica di un Boksic. Non sarà facile, visto com'è arroccato il Cagliari, ma tanto valeva provarci con un po' più di spavalderia. 

Il primo tempo di Pancaro e Muzzi merita l'applauso. Il Cagliari imperversa sul fianco sinistro della Juve, là dove un incerto Porrmi, precettato d'urgenza al posto del febbricitante Pessotto, e uno svagato Jugovic patiscono gli uno-due, stretti e ficcanti, che portano Muzzi, Pancaro e O'Neill, quando si allarga, a pericolosi cross: e non a caso, su uno di questi, firmato dall'uruguagio, Tovalieri incorna a fil di palo. I campioni del Mondo gigioneggiano. Un lancio di Di Livio per Jugovic, anticipato da Sterchele, un assolo di Zidane, suggellato da uno scarabocchio, qualche rasoiata di Monterò a scavalcare il centro campo. Nient'altro. 

Cagliari e Juventus si annusano in sordina, senza stanarsi. E quando, al 34', Montero si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Muzzi, l'arroganza tattica spinge Lippi a lasciare le cose così come sono, non un difensore in più e un attaccante in meno come consigliano i sacri testi, ma il varo di un estemporaneo e temerario 3-4-2. Se il risultato ne frena la marcia, alla luce, soprattutto, dell'abbuffata della Sampdoria chez Arrigo, l'intreccio della ripresa ne conforterà l'ardire. 

Torricelli, Ferrara e Porrini stringono al centro. L'inesauribile Di Livio viene dirottato a sinistra, sulle orme di Muzzi, con Jugovic a destra. Mazzone richiama Bettarini e sguinzaglia Silva.

Una punta in più contro un avversario ridotto in dieci: elementare, Watson. Ma Silva è Silva, la parodia del bomber. Piuttosto, nei panni di don Carlo, avremmo lasciato Pancaro dov'era, a destra. Il dirottamento sul versante opposto si risolve in un colpo di freno, e non di frusta. Il secondo tempo è noioso e velleitario. Del Piero e Padovano sono soffocati. Zidane, ogni tanto, alza la testa. La Juve controlla le operazioni con un agio fin lì sconosciuto. Attenzione, però: tiri nello specchio, zero; emozioni, idem. Le staffette tra Padovano e Amoruso, e fra Del Piero e Vieri, seguono il mesto corso degli eventi. Di Livio e Deschamps non tollerano intrusi. La Juve non può sempre andare ai cento all'ora: e quando non ci va, per un motivo o per l'altro, eccola costretta a scendere a patti. Il Cagliari se ne infischia delle lingue di fuoco che sprigionano dalla sua terrificante classifica, e si adegua alle paciose scaramucce. 

La palla buona capita, in flagrante contropiede, proprio a Silva: il meno indicato, il più imbranato. Gli ingressi di Cozza e Lonstrup sanno di drittate rubasecondi. Sembra, la Juve, un gattone sazio dei tanti topi divorati. Un gattone che fa la siesta, e non una tigre in agguato, famelica, onnivora. Quanto basta per far paura ai tremebondi soldatini di Mazzone, ma non ai fieri e implacabili corsari di Eriksson. 


STERCHELE 6,5. Si guadagna la pagnotta nascondendo per ben due volte la porta all'arrembante Jugovic. 
PANCARO 6,5. Nel primo tempo, sembra un intercity. Nel secondo, un «locale». Anche perché Mazzone lo trasferisce da destra a sinistra. 
VILLA 6,5. Si occupa, a turno, di Del Piero e Padovano, Vieri e Amoruso. Li limita entrambi, in capo a un'opposizione molto «inglese». 
MINOTTI 6. Ora in linea, ora staccato, un libero concreto e malizioso. 
SCUGUGIA 6. Dalla fitta boscaglia che è la difesa del Cagliari, emerge il suo ruvido machete. Del Piero, Padovano: non è giornata. 
BETTARINI 5,5. Al guinzaglio di Di Livio, il migliore della Juve. 
(Dal 1' st Silva 4. Doveva essere l'uomo in più. Doveva). 
MUZZI 7. La Juventus lo eccita. Gioca a tutto campo e sfodera una partitona. Procura anche l'espulsione di Montero. Soltanto Di Livio, nel finale, riesce a placarne l'impeto. 
(Dal 48' st Loenstrup sv. Giusto un assaggino). 
BERRETTA 6. Tiene d'occhio Zidane, dà una mano sulla fascia. Prezioso. 
SANNA 6. Non è facile sradicare palloni dalle fauci di Deschamps Ci prova, e, ogni tanto, ci riesce. 
O'NEILL 6,5. Sprazzi ardenti, inclusa una morbida parabola per la testa di Tovalieri. Impari a essere più continuo. 
TOVALIERI 5. Una velenosissima incornata, e stop. Troppo poco, per un Cobra. 
(Dal 40' st Cozza sv. Aderisce di buon grado all'armistizio). 

 

PERUZZI 6. Visto che gli avversari non lo stuzzicano, si diverte a fare il libero: di testa, di piede. Una pacchia. 
TORRICELLI 6. Esterno destro, diligente e, qui e là, provvidenziale. 
FERRARA 6. Lo sculettante Tovalieri ne mette a durissima prova nervi e tentacoli. Così così. 
MONTERO 5. Aveva cominciato con apprezzabile vigore. Sorpreso da Muzzi (ma non solo lui: anche Ferrara e Torricelli), non si fida di Peruzzi e si immola di persona. 
PORRINI 5,5. Sostituisce Pessotto, afflitto da problemi intestinali. La fascia sinistra non è il suo pane. Soffre le accelerate di Pancaro. Meglio nella ripresa, quando slitta al centro. 
DI LIVIO 7. Il suo timbro e la sua duttilità lo segnalano fra i più incisivi. Un tempo a destra, l'altro a sinistra. Gran palla a Jugovic. E quando va su Muzzi, Muzzi stacca la spina. 
DESCHAMPS 6,5. Non sempre ispirato, ma sempre roccioso. 
ZIDANE 6,5. Alterna tocchi felpati e sapienti a momenti di sommo impaccio. Il francese crea e spreca un'occasione di rara bellezza. Non al massimo, ma quasi mai al minimo. 
JUGOVIC 6. A sinistra, poi a destra. E' il solo juventino a presentarsi davanti a Sterchele. 
PADOVANO 5. Accerchiato e soverchiato, non centra mai la porta. E per una volta, più che Gabetto, ricorda Geppetto. 
(Dal 24' st Amoruso sv. Segue la corrente, senza lampi). 
DEL PIERO 4,5. Vuole il Pallone d'Oro? Pedali. Non ci siamo. 
(Dal 36' st Vieri sv. Fa il pivot, a fuochi spenti).


L'arbitro BOGGI 6,5. Il cartellino rosso che ha mostrato a Montero è ineccepibile. Per il resto, un po' fiscale, ma mai negligente.


Roberto Beccantini
brani tratti da
: La Stampa 3 febbraio 1997




alessandro

"La Juve Campione d'Europa e del Mondo si presentò al Sant'Elia contro un Cagliari impegnato in una disperata lotta per non retrocedere. Giovanni Trapattoni (doppio ex presente in tribuna) assegnò quel giorno la vittoria di partita e scudetto alla Juve, auspicando però un pareggio per l'amico Mazzone, tecnico dei rossoblù. E proprio il pareggio venne fuori. Montero si fece espellere nel primo tempo per fallo da ultimo uomo su Muzzi, lasciando i suoi in 10 per buona parte della gara. Una gara di grande sofferenza, con il Cagliari capace di contenere gli assalti bianconeri e di pungere in contropiede, sfiorando il gol in alcune occasioni. Anche la Juve andò vicina a segnare nonostante l'inferiorità, ma tanto Zidane, quanto Jugovic sprecarono malamente. A questi si aggiunsero anche Del Piero e Padovano veramente opachi e spenti. E così maturò lo 0-0 finale. La Juve non riuscì a scrollarsi Parma e Samp, cosa che riuscì comunque a realizzare a fine stagione conquistando lo scudetto numero 24, mentre il Cagliari non riuscì a mantenere la categoria scendendo in B."

tratto da: Pagina Facebook: Alé Goeba 


cagliari

cagliari

cagliari

cagliari

juventus

cagliari

juve

cagliari
 
juventus

maglie