domenica 24 maggio 2026

24 Maggio 1981: Juventus - Fiorentina

É il 24 Maggio 1981 e Juventus Fiorentina si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. 

Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee. 

Sará una vittoria per i bianconeri che significa diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione! 


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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 maggio 1981 ore 16:00 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 26

JUVENTUS: (c) Zoff, Brio, Cabrini, Prandelli (Causio 72), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Verza, Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Galli G., Contratto, Ferroni, Orlandini (Novellino 80), Guerrini, Galbiati, Bertoni, Manzo, Fattori, Antognoni, Di Marzio
A disposizione: Pellicanò, Reali, Biasin, Desolati
Allenatore: Giancarlo De Sisti

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Fattori, Bertoni (Fiorentina)




Il presidente bianconero ha fatto la doccia vestito dopo la vittoria 
Boniperti: «Scudetto più sofferto» 

TORINO — 

«Si soffre, ma questo scudetto ha davvero un sapore particolare». 
Cominciava cosi, per Giampiero Boniperti, l'intervista più lunga. Lo spogliatoio della Juventus era un mare di champagne e di folla. Ebbri di gioia, i giocatori, secondo tradizione, l'avevano trascinato, vestito, sotto la doccia: grondante acqua Boniperti sorrideva felice. Li aveva aspettati negli spogliatoi dov'era rimasto barricato per tutto il secondo tempo ascoltando la radio. Non era riuscito a resistere in tribuna d'onore anche se Cabrini, dopo 27minuti, aveva infilato Galli ipotecando il trionfo. Nell'intervallo era andato ad incitare la squadra e non si era più mosso dallo stanzone. Un'ora più tardi era tutto finito e poteva abbandonarsi anche lui all'esultanza. 
«Se avessi segnato di destro, sarebbe stato un capolavoro», 
diceva a Cabrini abbracciandolo. Poi scherzava con Zoff, autore della parata decisiva su Bertoni, si complimentava con Brady, lo straniero che ha permesso alla Juventus un salto di qualità sul piano della classe, e con tutti gli altri protagonisti della bella avventura. Ieri Boniperti ha superato se stesso: come calciatore aveva vinto cinque titoli, come presidente sei ed ha così eguagliato l'ing. Edoardo Agnelli che realizzò la stessa impresa dal 1924 alla stagione '34-35 che chiuse lo storico quinquennio. Boniperti assunse la presidenza nel '71. un decennio esatto costellato di successi. 
«Gli scudetti sono tutti belli ma questo è diverso», 
ripeteva Boniperti. Nello stesso istante, dalle docce i giocatori cantavano 
«Arrivederci Roma» 
e intonavano il coro 
«E nun ce vonno sta» 
e Boniperti s'affrettava a chiudere la porta: 
«E' meglio, altrimenti vengono fuori delle cose...». 
Sulla lavagna, una mano ignota, aveva scritto: 
«Roma scudetto uguale illusione». 
Fuori, su un gigantesco striscione, si leggeva: 
«Campioni contro tutto e contro tutti». 
Ma Boniperti non ne approfittava per polemizzare: 
«Sono i tifosi che tirano queste risultanze, noi no». 
A chi dedica lo scudetto?, chiedeva un cronista. Pronta la risposta di Boniperti: 
«L'abbiamo vinto per noi ed ha un significato particolare. E' un trofeo in più che si aggiunge alla nostra bella bandiera e che premia i nostri tifosi che ci hanno seguito con stile juventino. Li ringrazio. Ma il mio ringraziamento va soprattutto a Trapattoni, ai tecnici ed ai giocatori che sacrificandosi e mettendocela tutta in campo e fuori, si sono dimostrati professionisti eccezionali in un torneo difficile, combattuto. Complimenti al Napoli che con Krol e con una valida organizzazione societaria ha ottenuto un piazzamento bellissimo. E complimenti anche alla Roma di Liedholm che ha disputato un grosso campionato. Mi auguro che il prossimo sia altrettanto combattuto ma con meno odio, con meno astio». 
Boniperti ha vinto tutto meno la Coppa dei Campioni. Sarà la volta buona? 
«Godiamoci lo scudetto, poi se ne parlerà», 
dribblava la domanda. Ed aggirava anche l'ostacolo quando gli chiedevano dei programmi avvenire: 
«E' presto, è presto. Adesso c'è la Coppa Italia». 
Un giornalista della Giordania lo avvicinava per dirgli che il suo paese sarebbe lieto d'invitare una squadra italiana e, in particolare, la Juventus ad un torneo. Boniperti lo ringraziava senza impegnarsi: 
«Parleremo anche di questo». 
Altri trovavano il modo di toccare l'argomento del calcio-scommesse. Senza arrabbiarsi, Boniperti ribatteva: 
«Sappiamo bene come nascono certe storie. L'Italia è fatta di queste cose». 
Il vestito di ricambio, che avevano dovuto andare a prendergli a casa, tardava ad arrivare e Boniperti, suo malgrado, era costretto a sostenere altri botta-riposta mentre attorno a lui regnava un'allegra confusione. Ai microfoni della radio, ripeteva quanto aveva già detto. C'era anche De Sisti. Lo abbracciava dicendogli: 
«Ti auguro, per la prossima stagione, di ripetere la bella serie che hai fatto, ma dopo averci incontrati». 
I due ridevano alla battuta mentre sullo stadio calavano le prime ombre della sera. Boniperti, finalmente rivestito, era fra gli ultimi ad andarsene. Anche a lui i tifosi riservavano una lunga ovazione per uno scudetto che ha davvero un sapore diverso. E sognano il ventesimo, la doppia stella, la Coppa Campioni. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 maggio 1981





IN COPERTINA/LO SCUDETTO

E' un trionfo in bianco e nero: si salvano Ascoli e Udinese mentre la Signora si appunta il suo diciannovesimo scudetto. Malgrado la fiera opposizione della Roma, un formidabile girone di ritorno (ventisei punti sui trenta disponibili) legittima la conquista della squadra che ha segnato più gol e ne ha subiti meno

Juve. E così sia

TORINO. Sventolano sul campionato i vessilli bianconeri. A Udine e ad Ascoli, per celebrare una salvezza targata Rocambole; a Torino, per salutare il diciannovesimo scudetto di Madama Juventus. E' il settimo gol di Cabrini a cingere del lauro tricolore la fronte della Signora, ma non è un miracolo di Sant' Antonio. La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata, arroccando sotto i colpi di una Fiorentina trascinata dal miglior Bertoni della stagione. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci.

RIMPIANTI. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte (46 gol contro i 43 della Roma e 31 del Napoli) e subito meno di ogni altra (15 gol, contro i 19 delle sue due più fiere oppositrici). Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti (due con la Roma, tre col Napoli) contro i quattro del Napoli (tre con la Roma, uno con la Juve) e i tre della Roma (due con la Juve, uno col Napoli). Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire le retrocessioni (la famosa classifica avulsa) il risultato non sarebbe cambiato.

CARATTERE. In realtà, la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti (sette gol Cabrini e Tardelli, otto Brady) e della preparazione atletica davvero eccezionale del complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacità di tenere in perfetto ordine la sua panchina lunga. Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo, per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli, Prandelli ha surrogato un po' tutti, a turno, con esemplare costanza di rendimento.

LA CONCORRENZA. Eppure la concorrenza è risultata davvero formidabile. La Roma, portando sulla scena un calcio nuovo, coraggioso e furbesco insieme, ha giocato le sue carte con estrema determinazione. Sul vantaggio iniziale ha sapientemente dosato le inevitabili pause. L'impressione di un suo appannamento alla distanza è errata. Liedholm ha conquistato venti punti nel girone di andata e ventidue in quello di ritorno, quindi incrementando la propria velocità di crociera. E' stata la Juve, con i ventisei punti conquistati nella fase discendente, a determinare il sorpasso. Fermiamoci un momento su questo dato: ventisei punti in quindici partite equivalgono a dodici vittorie, due pareggi (entrambi in casa, con Cagliari e Roma) e una sola sconfitta (a Milano con l'Inter). Anche il Napoli, malgrado le due sconfitte consecutive nelle due ultime giornate, è andato più forte nel girone di ritorno che in quello di andata: venti punti contro diciotto.

Insomma, la Juventus non ha raccolto, lungo la strada, i cocci di avversari scoppiati, ma ha superato rivali che andavano a loro volta sprintando. A parte, poi, lo sfortunato esito la Roma ha aperto strade nuove al calcio italiano. Il suo gioco a zona appare destinato, fortunatamente, a trovare imitatori. Già la stessa Juventus, contro la Fiorentina, ha in pratica giocato senza riferimenti fissi, controllondo gli avversari a seconda della posizione di volta in volta occupata sul terreno. Così Bertoni, assegnato a Cabrini, si è trovato opposto a Prandelli, quando retrocedeva a impostare l'azione da centrocampo, o a Brio, quando tentava lo sfondamento frontale. Se il football italiano va lentamente evolvendosi sotto l'aspetto strategico (e nel senso di una maggior concessione allo spettacolo) i meriti pioneristici della Roma non vanno dimenticati.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.22




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sabato 23 maggio 2026

23 Maggio 1999: Juventus - Venezia

É il 23 Maggio 1999 e Juventus Venezia si sfidano nella diciasettesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

In casa bianconera é avvenuta una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto

Dall'altra parte c'é il Venezia che riesce ad evitare la Serie B per un soffio. Sará comunque un impresa considerando l'inizio di stagione!

Buona Visione!


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Stagione 1998-1999 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 23 maggio 1999 ore 16:30 
JUVENTUS-VENEZIA 3-2
MARCATORI: Conte A. 12, Inzaghi 45, Pedone 63, Henry 85, Recoba 90

JUVENTUS: Rampulla, Mirkovic, Tudor, Montero P., Di Livio, (c) Conte A. (Blanchard 59), Tacchinardi (Deschamps 70), Davids, Henry, Amoruso (Perrotta 46), Inzaghi 
A disposizione: De Sanctis, Birindelli, Rigoni, Pessotto G. 
Allenatore: Carlo Ancelotti

VENEZIA: Bandieri, Brioschi, Pavan, Bilica, Carnasciali, Pistone (Pedone 24), Volpi, Poschner, Valtolina (Ballarin 52), Tuta (Luppi 69), Recoba
A disposizione: Taibi, Dal Canto, Miceli, Iachini
Allenatore: Walter Novellino

ARBITRO: Borriello
AMMONIZIONI: Tudor (Juventus); Brioschi, Tuta (Venezia)




Nella vittoria sul Venezia, i brividi maggiori dalla pacifica invasione di una cinquantina di tifosi Juve, la via per l'Europa passa da Udine 
Conte apre la goleada, ma non basta ad evitar lo spareggio Uefa 

TORINO Finisce come previsto, con la vittoria della Juve su un Venezia ormai salvo e privo di stimoli e la certezza che per evitare l'Intertoto e le vacanze ridotte ai mìnimi termini ci vorrà lo spareggio con l'Udinese il 28 e 31 maggio. Del resto non poteva che finire così una stagione che la Juve ha vissuto sempre pericolosamente, sempre in bilico fra la mediocrità e la speranza di acciuffare ancora l'Europa che conta. Dovranno attendere ancora sette giorni i bianconeri e soprattutto dovranno raccogliere le ultime energie fisiche e nervose per battere l'Udinese. Impresa difficile, non impossibile. 

Superare il Venezia che Novellino aveva mandato in campo per scelta senza cinque titolari più Maniero squalificato e aveva schierato con un inedito 3-52 non è stata impresa titanica. La Juve ha sbloccato il risultato subito al 12' con una girata di testa di Conte, già decisivo domenica scorsa a Bari, e in pratica ha chiuso la partita allo scadere del primo tempo quando Inzaghi ha trasformato in gol un cross di Henry. Fra le due prodezze non c'è stato nulla di indimenticabile, ci sono stati errori e piccole incertezze in perfetta sintonia con ciò che i bianconeri hanno fatto vedere negli ultimi mesi. Su tutti ha deluso Amoroso, che ha sciupato l'ennesima occasione per dimostrare che nella Juve che verrà potrebbe esserci un angolino anche per lui. La gente ha sottolineato con i fischi in suoi errori davanti alla porta, Ancelotti gli ha risparmiato il secondo tempo anche perché il centravanti era in condizioni fisiche non buone. 
Al ritorno in campo, nonostante i tre gol segnati prima della fine, non c'è più stata partita. La Juve ha giocato al risparmio, il Venezia si è adattato al tran-tran. Ancelotti ne ha approfittato per concedere la passerella l'inalo a Blanchard, i tifosi della curva per sgattaiolare giù dalle gradinate e sfondare un cancello di quelli che immettono al terreno di gioco. E proprio mentre una cinquantina si scalmanati vinceva la resistenza della polizia, Pedone andava in gol nell'indifferenza generale. Un piccolo brivido in più, anche se si vedeva che il Venezia non aveva alcuna intenzione di andare all'arrembaggio. 

A ristabilire le distanze provvedeva sul finire della partita Henry, fra i più brillanti della Juve, con un tiro senza troppe pretese che incocciava nella gamba di Volpi e finiva in rete. Quasi nei minuti di recupero, un ultimo sussulto del Venezia: fuga di Recoba, rimasto in campo nonostante guai muscolari, e gran sventola che batteva Rampulla. Poi anche per la squadra di Novellino arrivava la certezza di poter puntare all'Europa spareggiando con il Bari. Un piccolo prodigio per una squadra che sembrava condannata alla retrocessione. 

Fabio Vergnano 






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venerdì 22 maggio 2026

22 Maggio 1996: Juventus - Ajax

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 22 Maggio 1996 Juventus ed Ajax Amsterdam si sfidano nella Finale (a gara unica ed in campo neutro) della UEFA Champions League 1995-96 allo Stadio 'Olimpico' di Roma

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League. Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. 

Dall'altre parte c'é un Ajax che da Campione d'Europa in carica incute timore e si rispettare fino all'ultimo tiro in porta.

Buona Visione! 



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Stagione 1995-1996 - Champions League - Finale
Roma, campo neutro - Stadio Olimpico
mercoledì 22 maggio 1996 ore 20:30 
AJAX-JUVENTUS 1-1 - Dopo i calci di rigore (2-4)
MARCATORI: Ravanelli 12, Litmanen 41
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Davids (parato), Ferrara C. (gol), Litmanen (gol), Pessotto G. (gol), Scholten (gol), Padovano (gol), Silooy (parato), Jugovic (gol)

AJAX: Van der Sar, Silooy, Blind, De Boer F. (Scholten 69), Bogarde, De Boer R. (Wooter 91), Finidi, Davids, Kanu, Litmanen, Musampa (Kluivert 46)
A disposizione: Grim, Van den Bergh
Allenatore: Louis Van Gaal

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Pessotto G., Torricelli, Vierchowod, Paulo Sousa (Di Livio 57), Deschamps, Conte A. (Jugovic 44), (c) Vialli, Del Piero, Ravanelli (Padovano 77)
A disposizione: Rampulla, Porrini
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Diaz Vega (Spagna)
AMMONIZIONI: Jugovic 50, Deschamps 86, Torricelli 102, Di Livio 106 (Juventus); Finidi 22, Blind 83, Wooter 92 (Ajax)





I bianconeri contro l'Ajax conquistavano la finale di Roma ai rigori: Jugovic decisivo, con Vialli che avrebbe dovuto battere il quinto penalty. 


La Juventus, quasi tre decenni fa, alzava la sua ultima Champions League. Una gioia datata, quindi, 22 maggio 1996. Con Gianluca Vialli, capitano di quella squadra, a sollevare la coppa dalle grandi orecchie al cielo di Roma. 

Una gioia incredibile per la Signora, caratterizzata dalle idee di Marcello Lippi. Un innovatore, a tratti visionario, con un carattere schivo e riservato. Insomma, perfetto per il mondo bianconero. Lo stesso che ha avuto modo di amarlo alla follia.  

Una rosa qualitativamente eccelsa, impreziosita dalle linee guida stilate dal tecnico viareggino, sbarcato all'ombra della Mole nell'estate del 1994. Primo anno nel capoluogo piemontese, subito tricolore; che mancava da quelle parti dal 1986. Insomma, mai scelta fu più azzeccata, con Madama a toccare l'apice all'Olimpico, imponendosi sui Lancieri.

Può capitare che una finale di Champions possa finire ai rigori. Dunque, occorre pianificare tutto al minimo dettaglio: undici metri, ovviamente, compresi. E la storia narra che, proprio grazie ai penalty, la Juve sia riuscita a superare l'ostica formazione guidata da Louis Van Gaal.
Un aspro duello fino alla fine. Aperto da Fabrizio Ravanelli, pareggiato da Jari Litmanen. A proposito del finlandese, giocatore di livello assoluto, ecco le parole di Sergio Porrini, in panchina in quella partita:

"Era senza dubbio il più pericoloso, era in un momento in cui se toccava palla faceva goal. E infatti lo fece. Erano molto bravi anche gli esterni di quel 4-3-3, l’olandese Kiki Musampa e il nigeriano Finidi George, che potevano far male in attacco ma allo stesso tempo concedere molto dietro".

Gli aneddoti a distanza di anni si sprecano, vedi quello svelato da Vialli al 'Corriere della Sera':
"Io dovevo tirare il quinto o il sesto. Fu un sollievo infinito. All’Olimpico avevo sbagliato un rigore al Mondiale del '90 contro gli Stati Uniti, e mi ero rotto un piede tirandone un altro contro la Roma. Quella notte sapevo che era la mia ultima occasione per vincere la Champions. Pensi gli incubi, se no".

L'uomo di Cremona, appunto, non è arrivato a tirarlo. Compito affidato ai piedi di Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic. Tutti a segno. Tutti chirurgicamente a segno, nonostante gli sforzi di Van der Sar.

Eroe tra gli eroi, ovviamente, Jugovic. Il pallone posizionato meticolosamente, lo sguardo rivolto all'estremo difensore olandese, tiro a incrociare e poi...delirio bianconero: 4-2.

"Sono felice e orgoglioso di essere nella storia della Juve e nel cuore dei tifosi. Non ero nemmeno il quinto rigorista, ma è capitato comunque a me: evidentemente qualcuno dall’alto mi ha regalato l’emozione che conserverò sempre".

Resta la fotografia di un giovane Alex Del Piero in formato campione d'Europa, con una curiosità raccontata da Marcello Lippi in chiave Mondale 2006: 

"Quando a Berlino dovevamo tirare i rigori, si fece avanti Del Piero per calciare il quarto: “l’ho fatto già alla finale di Champions contro l’Ajax e fui decisivo”, mi disse. E io: ma che dici, Alessandro, tu non l’hai nemmeno tirato a Roma”.

Romeo Agresti
tratto da: 22 maggio 1996, la Juve trionfa in Champions: la storia dei rigoristi





La Juve piega l'Ajax dal dischetto
mercoledì 22 maggio 1996
AFC Ajax - Juventus 1-1, la Juve vince 4-2 dcr

Vladimir Jugović trasforma il rigore decisivo per i Bianconeri dopo le parate di Angelo Peruzzi su Edgar Davids e Sonny Silooy.

"Abbiamo atteso a lungo questo momento. Quella del 1985 non l'abbiamo mai considerata una vera vittoria a causa dell'Heysel". 

Il dirigente della Juventus Roberto Bettega non ha dubbi sul significato della conquista della UEFA Champions League 1995/96. A Roma, contro l'AFC Ajax, i bianconeri possono finalmente festeggiare una “vera” vittoria, ma solo al termine di una gara combattuta.

La partita si mette subito bene per i bianconeri, complice un avvio di gara all'insegna dei tanti errori da parte della giovane formazione campione in carica. Al 12', Frank de Boer giudica male un colpo di testa, permettendo a Fabrizio Ravanelli di inserirsi tra lui e Edwin van der Sar e di insaccare da posizione molto defilata.

Il gol ha l'effetto di distendere i nervi dell'Ajax, sconfitto soltanto una volta nelle ultime 20 partite del torneo. I lancieri iniziano a premere, risultando insidiosi sui calci da fermo. Un grande intervento di Angelo Peruzzi nega il gol a Nwankwo Kanu sugli sviluppi di un corner. Al 40', i bianconeri non riescono ad allontanare il pallone dalla zona di pericolo e vengono puniti.

Danny Blind si apposta per battere di destro una punizione che invece calcia a sorpresa Frank de Boer di sinistro. Peruzzi può soltanto respingere verso l'area affollata, dove Litmanen è il più lesto a ribadire in rete. La Juventus riprende in mano le redini del gioco e potrebbe imporsi già nei tempi regolamentari, ma Gianluca Vialli calcia sull'esterno della rete da buona posizione.

La sfida si allunga ai supplementari, dove succede poco. Sfida a senso unico dal dischetto. Gli olandesi sbagliano con Edgar Davids e Sonny Silooy, mentre la squadra di Marcelo Lippi ne trasforma quattro su quattro. Il rigore decisivo è di Vladimir Jugović, campione d'Europa con l'FK Crvena zvezda nel 1991, che fissa il 4-2. In casa juventina possono finalmente iniziare i  festeggiamenti.

tratto dal sito UEFA.com 



 



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