giovedì 30 luglio 2026

17 Febbraio 1991: Sampdoria - Juventus

È il 17 febbraio 1991 e Sampdoria e Juventus  si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni

Dall'altra parte, una Samp che, forte di campioni come Gianluca Vialli, Roberto Mancini ed Attilio Lombardo, al loro apice della carriera, conquisterà uno storico primo Scudetto.

Buona Visione!

 

Samp




Campionato di Serie A 1990-1991 - 4 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 17 febbraio 1991 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Vialli rigore 50

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Lanna, Mikhaijlichenko, Lombardo, Vialli, Mancini, Dossena (Bonetti I. 89)
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Galia, Luppi, Fortunato D. (Di Canio 81), Julio César, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 67), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Amendolia





Parte la Juve, arriva la Samp 
Dossena prende le redini del gioco e ribalta una partita iniziata in bianconero 
A terra Mancini, rigore: e Vialli non sbaglia 

GENOVA DAL NOSTRO INVIATO 

La Juve pressava, cercando di recuperare lo svantaggio provocato dal rigore di Vialli al 51', quando sui muscoli e sui riflessi della Samp è arrivato come un balsamo, un doping psicologico particolare, il gol di Rizzitelli del pareggio romanista. E allora la partita è finita davvero, il ruolo di capolista i blucerchiati lo hanno difeso tenendo il pallone lontano da Pagliuca con contropiede palleggiato. Mentre i bianconeri perdevano un po' di coraggio e si smorzava persino l'agonismo feroce di Schillaci, l'unico a tenere sotto pressione la squadra di Boskov in un pomeriggio che ha «congelato» (faceva freddo anche a Terni durante ItaliaBelgio...) Casiraghi e ha intorpidito i piedi di Baggio il quale ha fallito il tocco al volo all'inizio e alla fine del secondo tempo. 

In una partita giocata a ritmi altissimi, con vigore e correttezza, la Juve ha messo paura alla Samp ammutolendo il pubblico di Marassi per un quarto d'ora, il primo, durante il quale la spinta di Haessler e De Agostini, il movimento di Schillaci, le puntate di Baggio hanno preso il sopravvento pressando i blucerchiati. E' stata però una illusione. La scossa alla Samp l'ha data Mannini che ha avuto grande merito del «congelamento» di Casiraghi, anticipando l'avversario anche sui palloni alti con un eccezionale tempismo nello stacco. Sull'esempio del difensore, Vierchowod ha cominciato a reagire al pressing di Schillaci, Invernizzi ha stretto la marcatura su Haessler obbligando il tedesco ad arretrare. Mikhailichenko cambiando ritmo ha capovolto il rapporto con Fortunato. E poi, chiave del ribaltamento, cominciava la sua strepitosa partita Beppe Dossena, molto abile nel centellinare le forze per riservarle alle partite che più lo stimolano. Mentre Haessler si dannava correndo e faticando molto, il Beppe giocava prima di tutto con il cervello sino a diventare il perno di una squadra che aspettava i suoi lanci (Vialli, Mancini e Lombardo) e i suoi rallentamenti pieni di saggezza (i compagni del centrocampo, che se lo trovavano sempre a fianco). 

Lasciando Branca ancora in panchina, fra lo stupore dei cultori del tutto attacco più convinti dalla formula juventina spiccatamente offensiva, Boskov attaccava la zona bianconera con il movimento dei suoi due avanti di manovra. Dossena era la rampa di lancio per gli inserimenti di Mikhailichenko e Lombardo. La splendida Juventus della fase d'avvio, capace di giocare a pressione sulla difesa avversaria, accusava il cambio di marcia dei rivali, soprattutto la loro convinzione. Fortunato che era parso a molti la chiave di una maggior concretezza della squadra, girava a ritmi bassi tanto che finiva per fermarsi a protezione della difesa lasciando a Julio Cesar il compito di sorreggere la manovra offensiva con qualche inserimento intelligente. Che non bastava però a cambiare una situazione sempre più delineata. Se la Juve dava l'impressione di attaccare più a lungo, le cose più concrete erano della Samp. Una staffilata centrale di Baggio da fuori area (5'), un acrobatico recupero di Mannini su Casiraghi (7') erano i contrappunti concreti della fase di superiorità bianconera. Un colpo di testa appena fuori misura di Vierchowod (15') il segnale della fino della soggezione blucerchiata. Julio Cesar (31') ribatteva in mischia una conclusione rabbiosa di Mikhailichenko, e quattro minuti dopo doveva strattonare tre volte Mancini per frenarne lo slancio. Ultimo contatto in area, ma da parte del brasiliano più spalla che braccio. Amendolia stava nel mezzo, né rigore né simulazione. 

Al 50' il direttore di gara era più deciso vedendo la colpa di Galia nello scontro piede contro piede con Mancini, proiettato in area da un lancio diagonale di Vialli che saliva di tono dopo un primo tempo senza squilli. Dalla tribuna l'aggancio ci è apparso chiaro, i bianconeri a fine gara hanno però sostenuto l'involontarietà del difensore, colpito anzi dal piede dell'avversario. Sul campo, c'era stato un minuto senza proteste comunque, e rete di Vialli. Un bolide dal dischetto alla destra di Tacconi. La reazione della Juve era caparbia, vanificata da una deviazione volante di Baggio oltre la traversa, mentre un colpo di testa di Schillaci era alzato in angolo da Pagliuca. Il contropiede esaltava la Samp. Julio Cesar al 59' abbrancava di nuovo Mancini in fuga, mentre Maifredi avanzava Schillaci e Haessler, sostituendo Casiraghi con il volitivo Corini. Nel finale anche Di Canio al posto di Fortunato. A Baggio (85') l'occasione del pareggio, ma i muscoli del bianconero non rispondevano: fatale l'attimo di ritardo sul cross smarcante di Schillaci. 

Bruno Perucca
tratto da La Stampa 18 febbraio 1991





SAMP SULL'ENTUSIASMO DELLE ALI
FASCIA E RADDOPPΙΑ

Sampdoria-Juventus era stata dipinta, forse con un po' d'eccesso (mancando ancora altre tredici giornate alla conclusione) ma certo con qualche ragione, come una sorta di semifinale scudetto, visto che si trovavano di fronte due delle quattro pretendenti accreditate. Le vicende della partita hanno fatto sì che la vittoria della Samp fosse di stretta misura (almeno nel punteggio) e per di più sigillata dal dischetto. Il rigore c'era, sia chiaro, ma si sa che la massima punizione resta comunque un evento particolare, in qualche modo assurdamente estraneo alle vicende di gioco. In teoria, quindi, chi perde su rigore è generalmente autorizzato a sentirsi un po' meno sconfitto. In questo caso, tuttavia, il discorso è ancora più ozioso di quanto già non appaia: il successo della Sampdoria ha radici più profonde e, certo, precedenti il fallo di Galia su Mancini. 

Un sapiente sfruttamento delle fasce laterali, vuoi con Invernizzi, con Lombardo, con lo straripante Dossena, ha costantemente messo in minoranza il reparto centrale della Juventus, oltre a tutto asfissiato da costanti raddoppi di marcatura in ogni zona del campo. Per contro, i movimenti del centrocampo bianconero erano spesso asincroni e, soprattutto, mai illuminati dal genio inventivo che Baggio, evidentemente, aveva lasciato negli spogliatoi. Uomo contro uomo, zona per zona se preferite, la Sampdoria si è aggiudicata quasi ogni duello, non disdegnando neppure qualche sana ammucchiata difensiva nei momenti in cui la spinta della Juventus, per quanto sempre confusa, si è fatta un po' più pressante. 

Su questo tessuto connettivo, si innestano poi gli episodi: soprattutto due che coinvolgono i rispettivi numeri 10, Mancini e Baggio. Il doriano ha ingranato la marcia giusta sull'autostrada improvvisamente apertasi fra lui e Tacconi; il bianconero, invece, ha cercato la meraviglia con un improbabile tiro a volo mentre era in posizione ancor più favorevole grazie all'unica esitazione difensiva della Samp. È tuttavia lecito chiedersi come mai la montagna della superiorità di Mancini e soci abbia partorito il misero topolino di un gol su rigore. Il perché è semplice: la squadra di Boskov fa le sue cose più belle coralmente e le più utili con iniziative dei singoli, come un coro ben affiatato che però abbia comunque bisogno dell'acuto di un tenore. In pratica la squadra di Mantovani deve vincere le partite due volte: col gioco ci riesce molto spesso, con i gol qualche volta si inceppa, non riuscendo talvolta a far esplodere le splendide munizioni che sa quasi sempre fabbricare. Non si tratta dell'ormai stantia storia dell'immaturità con la quale qualcuno nonostante tutto continua a baloccarsi. La Sampdoria gioca così perché è stata concepita così. Di arretrare Mancini e schierare stabilmente Branca (giocatore con una media di realizzazioni che titolari di altre compagini si sognano), Boskov non ne vuole neppure sentire parlare, nonostante l'attuale vocazione turistica di Mikhailichenko e altre alternative non se ne intravedano. Certo se l'estate scorsa si fosse pagato il debito di riconoscenza con Cerezo con una bella medaglia e si fosse trovato un sostituto; se invece del russo si fosse agganciata una vera punta... 

Discorsi validi, ma eventualmente l'anno prossimo. Ventuno giornate sono trascorse e quasi ognuna ha suggerito o fatto immaginare una fuga che il turno successivo si è altrettanto puntualmente incaricato di smentire, quasi sempre per sciagurato autolesionismo. Ci riprova la Samp da un trampolino di prestigio, come sempre è una vittoria sulla Juve: che sia la volta buona? 




Sampdoria. Il gol: 50': Mancini si infila in una maglia troppo larga della difesa in linea bianconera: si accentra, ma Galia gli estirpa il destro pronto al tiro. Rigore che Vialli trasforma.

Cosa funziona: Praticamente tutta l'orchestra, con un superlativo Dossena che, come zona, ha scelto (e dominato) l'intero campo. L'importantissimo successo è maturato soprattutto nella zona centrale del campo, dove i blucerchiati hanno vinto ogni duello, nonostante il pesante tributo causato da un Mikhailichenko ancora in versione turista che sverna in riviera.

Cosa c'è da fare: Continuare sulla strada intrapresa sperando che questa sia la volta, anzi la fuga buona, dopo i moltissimi tentativi (non solo della Samp) quasi immediatamente abortiti di questo strambo campionato.

Juventus. Cosa non funziona: La difesa, nei momenti in cui si fa trovare in linea (e accade molto spesso), appare molto perforabile, comunque ai limiti della ricorrente insicurezza. Il continuo interscambio di ruoli a centrocampo, poi, finisce per far saltare anche le geometrie più elementari: a momenti di furioso intasamento nei pressi dell'area avversaria, si succedono fasi in cui le punte paiono abbandonate al loro destino. Eccessivi, comunque, i tentativi centrali, che facilitano il lavoro delle difese avversarie, specialmente quelle che schierano un libero fisso.

Cosa c'è da fare: Sottomettersi a una maggior disciplina tattica, almeno fino a quando i tanti fantasisti della Juve non ritrovano il vertice della condizione e della resa.

Alfredo Maria Rossi
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8






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martedì 28 luglio 2026

9 Settembre 1990: Parma - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 9 Settembre 1990 e ParmaJuventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Ennio Tardini' di Parma.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni

Dall'altra parte un Parma (all'esordio assoluto in Serie A) che dopo aver disputato un campionato eccellente si rtirova in Coppa UEFA.

Buona Visione!



parma



 

Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 1 andata
Parma - Stadio Ennio Tardini
Domenica 9 settembre 1990 ore 16.00
PARMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Napoli N. 23, Baggio R. rigore 62, Melli rigore 88

PARMA: Taffarel, Gambaro, Grun, Minotti, Apolloni, De Marco (Mannari 73), Melli, Zoratto, Osio, Catanese, Brolin (Sorce 47)
Allenatore: Nevio Scala

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Fortunato D. (Luppi 85), De Marchi M., De Agostini, Galia, Marocchi, Di Canio (Bonetti D. 78), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Lanese



Domenica nove settembre 1990. Una data segnata in grassetto, da tramandare e mandare a memoria, nella secolare storia Crociata.

Quel giorno il Parma Calcio disputò la sua prima partita nella Serie A a girone unico.

Si giocò a Parma, in uno stadio Ennio Tardini che si stava pian piano rinnovando e che presentò per la prima volta i Distinti con la parte superiore in ponteggi, ma ancora senza copertura.

Il destino volle che l’avversario fosse la Juventus, allenata dal tecnico emergente Luigi Maifredi con l’estro di Roberto Baggio, il potenziale offensivo di Totò Schillaci, Pierluigi Casiraghi e Paolo Di Canio, il portiere Stefano Tacconi e la coppia straniera Julio Cesar (difensore brasiliano) e Thomas Hasler (centrocampista tedesco).

La Vecchia Signora del calcio italiano si manifestò con la nuova divisa da trasferta completamente nera.

Quella domenica, davanti a 18.333 spettatori (13.188 abbonati e 5.145 paganti per un incasso di 801.504 Lire) il Parma perse onorevolmente (1-2), ma già al termine di quel campionato la neopromossa squadra Crociata giunse sesta, un gradino più in alto della Juve, e si qualificò per la sua prima partecipazione alla Coppa Uefa.

Principio di un decennio di trionfi (otto) in Italia e in Europa e di alcune finali perse, a cui per un soffio mancò per due volte soltanto lo Scudetto tricolore di Campioni d’Italia.

Un incipit battezzato da quella sconfitta da applausi contro Madama Juventus.

Con il gol di sinistro da distanza ravvicinata del terzino juventino Nicolò Napoli (24’), i rigori trasformati da Baggio ‘Il Divin Codino’ (62’) colpo del mercato estivo e di Alessandro Melli (88’), le incursioni sino alla fine pericolose del fluidificante volante Enzo Gambaro, di Lorenzo Minotti e dello stesso Melli.

Domenica 9 Settembre 1990, Parma-Juventus allo stadio Tardini. Fu l’aurora di un’avventura che in Serie A durò ininterrottamente per diciotto consecutive stagioni.

tratto da: STORIA CROCIATA – 09/09/1990, IL DEBUTTO IN A SCONFITTI DI MISURA DALLA JUVE. CON UN PROFETICO “NE FAREMO DI TUTTI I COLORI” DEL TARDINI



Maifredi chiede tempo
"E' una vittoria dei singoli
bisogna ancora lavorare molto"

PARMA
DAL NOSTRO INVIATO

Esordio positivo per il vicepresidente esecutivo Montezemolo, venuto in elicottero al Tardini dopo aver trepidato via radio per la Ferrari. Il neoacquisto della Juventus dice: 
"Mi fa piacere per i ragazzi e per Maifredi. E bello essere subito primi. C'è ancora molto da lavorare, ma è un risultato, questo che fa morale. In certi momenti si è vista una bella Juve, anche spettacolare, in altri s'è notata una certa lentezza. E' stata sicuramente importante la batosta di Napoli"
Montezemolo abbraccia idealmente Parma che ha accolto la Juve nel migliore dei modi nonostante i problemi legati a uno stadio dalla capienza ridotta: 
«La Juve non ha quasi mai steccato all'esordio in campionato, è stato bello che sia riuscita a vincere qui, davanti a un pubblico fantastico che ha festeggiato con calore il debutto in A." 
E mette sullo stesso piano Ferrari e Juventus: 
«Entrambe avrebbero bisogno del piede destro a tavoletta di Senna. La maglia nera ci ha portato bene, Julio Cesar in nero era ancora piu elegante".
Il presidente Chiusano, finalmente raggiante: 
«Ho visto una discreta Juve, a volte anche buona. Siamo sulla strada giusta. La difesa, si sa, è il reparto con maggiori problemi ma si comincia a ingranare. Fisicamente ho trovato tutti migliorati rispetto a Napoli: Baggio ottimo, bravo Fortunato, mi è piaciuta la sua disinvoltura, De Agostini, uno che gioca sempre bene". 
Il tecnico Maifredi asserisce: 
"Siamo confortati da questa vittoria, ma sappiamo di dover ancora lavorare molte. In quanto a qualità si migliora prima anche se penso ci manchi un mese per arrivare ai necessari sincronismi e automatismi". 
E' una Juve che ha rischiato pochissimo: 
«Fino al 2-0 si, abbiamo lasciato poco spazio al Parma. Con il doppio vantaggio ci siamo un po adagiati e la squadra di Scala ha saputo lottare fino all'ultimo minuto. Sapevamo che avrebbero buttato la partita sul piano del ritmo, qualche volta noi abbiamo accelerato, nel finale abbiamo un po' tirato il fiato. C'è da considerare che è stata la prima uscita di pomeriggio dopo una serie di notturne, con il fresco". 

Un Parma un po' presuntuo so? 
"No, aveva di fronte una Juventus che non è ancora in linea con i progetti, che deve sicuramente migliorare e restare con i piedi per terra ma ha dalla sua una caratura tecnica superiore. Loro erano già collaudati, noi avevamo buoni giocatori".

Che vittoria è, infine? 
"E' ancora la vittoria dei singoli più che dei collettivo. Ma del resto è chiaro, quando si affronta una squadra più in forma e collaudata. Noi stiamo cambiando schemi e mentalità, ed è faticoso. Seguendo la strada vecchia sarebbe stato più facile, ma noi più che all'immediato guardiamo a un futuro roseo".

Novită importante. Ha parlato l'arbitro. Lanese non è sceso in particolari, fino a giovedi almeno non può. Sui rigori ha fatto capire che c'erano interventi ostruzionistici ai danni di Baggio e Osio. 

«Più importante, aggiunge, è stata la collaborazione con i guardalinee per stabilire i fuorigioco, abbiamo cercato di applicare al meglio la nuova regola, non è facile. Una buona partita, un bel pubblico".



Le Pagelle Bianconere

6,5 TACCONI

Para a terra un tiro di Gambaro, sfuggito ai difensori e presentatosi troppo solo davanti a lui. Svolge sempre un lavoro attento, come quando esce sui piedi di Melli invano rincorso da De Agostini. Piace in particolare la sua decisione nei momenti nevralgici.

7 NAPOLI

Firma con un sinistro al volo da goleador di razza il primo gol in campionato della Juve spettacolo. Anche questo è un segno importante della partecipazione dei difensori al gioco corale della squadra, avviata verso una completa crescita.

6 JULIO CESAR

Ancora un po' impacciato, quando gli spazi si allargano perde un po' il senso della misura, e cosi vengono a galla certi limiti in fatto di velocità. Ma sullo stretto difficilmente gli attaccanti gli sfuggono. Sa anche ricorrere alle maniere forti.

6,5 FORTUNATO

Svolge una diligente prova al servizio del collettivo. Non è ancora al cento per cento, ma gradualmente sta meritando la fiducia riposta in lui da Maifredi. É più essenziale che bello, conta anche questo però. 

Dall'83' lo sosituisce Luppi (s. v.).

6 DE MARCHI

Bravo negli stacchi aerei, gli difetta un po' di grinta nei momenti difficili. É innegabile che abbia senso della posizione, deve ancora eccelere in fatto di personalità. E poi Bonetti avrá da fare per riconquistare il posto da titolare al centro della difesa

6,5 DE AGOSTINI

Solita prova di grande carattere. É il primo a spaventare con un'incursione profonda e un tiro appena fuori la difesa del Parma, a il primo a flettere le gambe per spezzare le azioni avversarie. La fascia sinistra è sempre terreno minato per gli avversari.

6 GALIA

Un lavoro dignitoso e puntuale, una continua spola tra difesa e attacco. Pronto negli inserimenti, ma anche abile a farsi trovare al momento giusto sulla linea bianca per evitare un quasi gol del Parma. Più confusionario quando deve appoggiare l'azione.

6,5 MAROCCHI

Nervoso (si fa anche ammomire), fatica a dare continuitá alla sua azione di spinta, comunque é sempre un tassello a cui è impossibile rinunciare. Detta il pressing del centrocampo e si batte per due aggiungendo come sempre una grinta notevole.

6 DI CANIO

Si impegna ma si vede che gli manca un po il ritmo partita. Sbaglia al 40' una grande occasione per raddoppiare. Raggiunge la sufficienza in pagella soltanto a prezzo di grande sacrificio, ed è una bella cosa per un fantasista della sua razza.

7 BAGGIO

Ottima prova, tutta al servizio della squadra. Pennella il corner dal quale nasce il vantaggio bianconero, impegna Taffarel in una difficile paraa su punizione, la trafigge come solo lui sa fare con un bellissimo penalty che va a procurarsi ostinatamente.

6,5 SCHILLACI

Non è ancora mister gol, ma con umiltà e abnegazione cerca di dare il contributo necessario. Sua la deviazione di testa che sbatte sulla traversa e viene rimandata in gol da Napoli. Dalla sua insistenza nasce l'azione del raddoppio per rigore su Baggio.

Arbitro - 6 LANESE

Il signor Lanese, in maglia rossa, ringiovanisce e riacquista di colpo la personalità smarrita un po nello scorso campionato. Assegna senza dubbi il rigore per fallo di Gambaro su Baggio e quello a favore del Parma per intervento di Luppi su Osio. 


 




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giovedì 23 luglio 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il Canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. É il 28 ottobre 1990 e JuventusInter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quéi tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e dal quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie da una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era cadute nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire ad impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio, Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccata. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuro scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approssimazione di gioco dei mesi scorsi sia ormai superata in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 Ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espedi­ente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona. La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. E la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona. La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare. Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio al Delle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione al-le semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter ne resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato, Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita da elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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