É il 26 Marzo 1972 ed allo Stadio 'Comunale' di Torino si consuma il 'Derby della Mole' tra (appunto) Torinoe Juventus.
Con i bianconeri pronti a festeggiare il 14esimo Scudetto, i cugini granata offrono la loro tenace resistenza come la Storia insegna.
Sará un campionato incerto fino all'ultima giornata. La gara conclusiva della Serie A offre l'ostacolo Lanerossi Vicenza per la Juve. Gara risolta per 2-0; il che fa del tutto inutili le altrettanto vittorie di Milan e Torino.
C’è un weekend, nel corso dell’anno, che risulta essere – per i tifosi di calcio – nettamente il più atteso.
Quello che vede in calendario la partita più attesa, più temuta, più gloriosa.Tutti aggettivi, questi, che trovano il proprio accompagnamento ad una singola parola: derby.
Sono numerosissimi gli aneddoti, i corsi e i ricorsi storici su questa gara, che è una delle partite più rappresentative della nostra Serie A.
Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 8 ritorno Torino - Stadio Comunale domenica 26 marzo 1972 ore 15:00 TORINO-JUVENTUS 2-1 MARCATORI: Anastasi 20, Sala C. 30, Agroppi 64
Anche la capolista protesta Vycpalek: "I rigori non arrivano mai,, Il trainer aggiunge: «Una botta dura, ma ci riprenderemo » Fiducia dei giocatori Haller «sempre a disposizione»
« Saranno coincidenze però alla Juventus, quest'anno, è stato assegnato soltanto un rigore. Fu a Varese, nell'andata. E' poco per una squadra che resiste al comando della classifica da ventitré giornate. Per trovarsi in questa posizione si sarà pure affacciata nell'area degli avversari! Lontano da me l'idea della polemica, faccio una semplice constatazione. Non mi sembra del tutto normale. Avete visto l'ultimo rigore concesso alla Fiorentina? ».
Cestmir Vycpalek non accusa, constata. E lo spunto gli viene offerto, oltre che dal rigore di Firenze, dal braccio di Agroppi inseritosi al momento giusto nella traiettoria del tiro di Savoldi II. Per Angonese non si e trattato di un gesto intenzionale, per Vycpalek e per i giocatori bianconeri era un rigore, un rigore che si sarebbe potuto tramutare per la Juventus in un pari nel derby.
« Saranno coincidenze — ripete Vycpalek — o saranno state le dichiarazioni di Rivera, fatto sta che noi di rigori all'attivo continuiamo ad averne sempre uno solo. L'Inter l'anno scorso ha vinto lo scudetto anche grazie a otto penalties ».
Dopo le divagazioni sui rigori, Vycpalek esamina il derby. La sconfitta ha rimesso in corsa squadre che parevano escluse dalla lotta per il titolo, ma il trainer continua ad avere fiducia:
"II campionato diventerà più sofferto e difficile ma i nostri tifosi non debbono essere pessimisti. Le possibilità sono immutate. A "quota 43" si può vincere e i punti a disposizione sono quattordici. Abbiamo tre incontri con Varese, Sampdoria e Mantova, in cui dovremo imporci. Ci sono ancora parecchi confronti diretti che dovrebbero consentirci di tirare un po' il fiato. Il nostro problema è di assorbire, moralmente, il risultato del derby. Non sarà facile ma ci riusciremo. Domenica sera potremmo avere nuovamente tre lunghezze di vantaggio ».
— Non teme che la Juventus possa ripetere quanto ha fatto il Milan l'anno scorso?
"II calo del Milan si era iniziato a Natale. Non c'è paragone ».
— Il Torino ha concrete possibilità di vincere il titolo?
"Potrebbe averne ma dovrebbe giocare sempre come domenica. Adesso c'è troppa euforia nell'ambiente granata, poi magari subentra un certo rilassamento. Contro di noi il Torino ha confermato il suo valore, ma specie nel primo tempo, non siamo stati inferiori. Sul piano atletico la partita si è conclusa alla pari. Forse ci manca la penetrazione e l'efficacia di un tempo nelle conclusioni. Non andiamo più in gol come prima anche se una rete per partita riusciamo a segnarla».
— Come si può risolvere questo problema?
« Novellini si dà da fare, compie un gran movimento ma non ha molta astuzia ed è un po' leggero. Tanto di cappello invece ad Anastasi che quest'anno sta disputando un ottimo campionato. Splendida la rete che ha fatto nel derby. A parte il problema del gol non sempre c'è spontaneità e scioltezza nel gioco. Savoldi II ha disputato, nel complesso una buona partita, Causio è calato nella ripresa anche pelli ritmo del Torino ».
Tra i giocatori il contraccolpo per la sconfitta si fa sentire, ma c'è spìrito di reazione. Causio sostiene che le speranze sono immutate. Marchetti e della stessa opinione:
"E' presto per chiunque cantar vittoria. Il campionato e ancora lungo. Noi dobbiamo riorganizzarci mentalmente. Chiediamo ai tifosi un po' di pazienza. Andremo avanti giornata per giornata cercando di ragionare ».
Interessante il parere di Furino:
"In fondo abbiamo perso in trasferta. Domenica giocheremo in casa e la situazione potrebbe tornare come prima del derby. Non ci saranno ripercussioni dal punto di vista psicologico. Il Torino ha costituito un'autentica sorpresa. Ogni avversario ha i suoi meriti, ma durante il campionato tanti fattori possono influire e condurre una squadra ad un punto di distanza. Penso che la Juventus sia ancora avvantaggiata ».
Furino, ammonito nel derby, rischia la squalifica. Se non dovesse giocare il ruolo di mediano potrebbe essere affidalo a Marchetti, con Longobucco e Roveto terzino. Marchetti ha riportato una forte contusione al ginocchio sinistro. Se non fosse in grado di giocare è pronto Cuccureddu. Vycpalek inoltre potrebbe concedere un turno di riposo a Marini per consentirgli di guarire completamente dall'infortunio all'alluce destro: una decisione verrá presa nei prossimi giorni. Novellini lamenta una leggera contrattura muscolare: andrà due giorni in clinica. Forse sarà disponìbile ma non è detto che venga utilizzato. Qualcuno riaffaccia la candidatura di Haller, che continua ad allenarsi. Il tedesco dice di essere in buone condizioni:
«Giocare non dipende da me. Per quanto riguarda il campionato la lotta è aperta e noi abbiamo le stesse possibilità di prima».
Vycpalek su Haller dice:
«E' sempre a disposizione. Se è in forma si potrebbe anche pensare ad un suo impiego, specie nelle partite interne».
É il 17 Agosto 1999 eMilane Juventussi sfidano in questa gara valevole per il 'Trofeo Luigi Berlusconi 1999'. Il tutto si gioca alloStadio 'Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.
La Juventus é guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Peró una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo piú da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore piú che meritato.
Buona Visione!
Stagione 1999-2000 - Trofeo Luigi Berlusconi - Finale Milano - Stadio Giuseppe Meazza martedì 17 agosto 1999 ore 20:30 MILAN-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Del Piero 27
MILAN (3-4-3): Abbiati, Sala, Costacurta, Maldini P., Ba, Albertini, Gattuso, Tonetto (Ambrosini 63), Leonardo (Bierhoff 46), Weah (Orlandini 63), Shevchenko (Ganz 79) A disposizione: Rossi S., N'Gotty, Sadotti Allenatore: Alberto Zaccheroni
JUVENTUS (3-5-2): Rampulla, Birindelli, Ferrara C., Iuliano, Zambrotta, Conte A., Oliseh, Tacchinardi, Bachini (Zidane 46), Inzaghi (Rigoni 89), Del Piero (Esnaider 68) A disposizione: D'Amico, O'Brien, Scardina, Lavecchia Allenatore: Carlo Ancelotti
A dodici giorni dall'inizio del campionato, i bianconeri conquistano meritatamente il Trofeo Berlusconi
Un gol e tante magie mettono il Milan ko
MILANO A suo rischio e pericolo, la Juventus si aggiudica la nona edizione del Trofeo Berlusconi. In barba alla cabala, Alessandro Del Piero azzanna la notte e, almeno per un tempo, se la porta dietro come un trofeo di caccia. Sigla un gol splendido (27': palla di Bachini, finta e frustata di destro sul tocco di Inzaghi), rincorre i bulloni di Maldini, sollecita i corpo a corpo con quel torello indiavolato di Gattuso, inventa un gioco di gambe da urlo, fra Gattuso e Costacurta; catapulta Inzaghi a tu per tu con Abbiati; picchiato, picchia e si fa ammonire. La Juventus lo segue curiosa, divertita.
Zaccheroni, lui, rinuncia inzialmente a Bierhoff: strano. Shevchenko - atteso e, per questo, emozionato - parte in quarta (colpo di testa a lil di palo, su cross di Ba), ma poi s'imbosca, dimenticato. Si gioca spesso tre contro tre, nelle trincee juventino, Brindelli, Ferrara (un leone) e luliano di qua, Shevchenko, Weah e Leonardo di là. In mezzo al campo, si accendono falò tumultuosi, nessuno stende tappeti, Zambrotta e Bachini coprono e pompano, disturbati da Tonetto e Ba. Le defezioni, importanti, non inficiano il ritmo serrato, l'agonismo selvaggio. Leonardo attaccante è una zavorra, soprattutto a questo punto della stagione: proprio il brasiliano, al 16', si mangia un gol fatto su invito del guizzante Ba. Diciannove giorni di differenza nello gambe non sono uno scherzo: la Juve ha più benzina del Milan, le cui montagne russe, almeno dal 20' in poi, non riescono a ossoro governate da Albertini. Maldini, ecco uno che alterna scalpello a stiletto: al 23', in mischia, sfiora addirittura il pareggio. Il centrocampo di Ancelotti assorbe e propone: Oliseh funge da totem esplosivo, Tacchinardi da chirurgico buttafuori, Conte è il più avanzato e itinerante, Bachini e Zambrotta presidiano le corsie. Non una Juve spettacolare, ma pratica, a tratti seducente, e soltanto alla distanza messa al muro. Davanti, come già emorso dai safari doll'Intertoto, Del Piero e Inzaghi, un po' spento, ribadiscono di non aver smarrito il filo elettrico che li unisco e li esalta.
Costacurta, Sala, Maldini e chi, a turno, arretra, non possono mai staccare la spina, guai a loro. Alla ripresa, Bierhoff avvicenda Leonardo, afflitto da acciacchi assortiti, e Zidane rileva l'intrepido Bachini. Zambrotta slitta a sinistra, Conte a destra. Un lampo di Shevchenko, una saetta di Albertini: Rampulla è li, marziale. Conte e Zambrotta, a turno, scalano in difesa. Gattuso, una furia, sradica palloni sporchi. Ferrara nuota nell'aria, e nell'area, recuperato ai gloriosi livelli d'antan. Oliseh e Zambrotta, lo scudo o il fioretto, tagliano il Milan. Che sventole, il nigeriano; che faccia tosta, il pupo. C'è meno Del Piero, adesso, e il rilievo non deve far arrossire, considerato tutto quello che ha speso. Zaccheroni mendica forze fresche, fuori Tonetto e Weah, ancora giù di fiato, dentro Ambrosini e Orlandini. Il Milan cerca la testa di Bierhoff, colleziona calci d'angolo, bolge, carambole, si muove in branco, meno brillante e reattivo dogli avversari. E' il 23', quando Ancelotti richiama Del Piero - provato, contuso - e riesuma Esnaider. Un atto dovuto.
Orlandini, intanto, assaggia i riflessi di Rampulla. Zidane, da parte sua, incrementa il minutaggio e lucida l'argenteria. Shevchenko studia in diretta: schemi, appostamenti, tutto. Tacchinardi lo sperona, Zac non rischia e precetta Ganz. Giorno verrà. Il tamburello conclusivo è scandito da un quasi-autogol di Zidane su angolo di Orlandini (ricordate Juve-Parma del '97? quel giorno Zizou ci riuscì), da una rasoiata di Inzaghi, fuori di un palmo, e da una staffilata di Orlandini, pizzicata dal prode Rampulla. Il pareggio non sarebbe stato uno scandalo. Juve, dunque: più squadra perché più in palla e più sciolta del Milan, al quale l'assenza di Boban e i ritardi di Leonardo hanno ridotto ai mniimi termini le scorte di fantasia. Che ci crediate o no, i 58.779 paganti di questa edizione costituiscono il record negativo della manifestazione (limitatamente a Milan e Juve). La scorsa stagione erano stati quasi 75 mila. Strascichi di Ferragosto. D'accordo, chi perde il Berlusconi vince poi lo scudetto, fra Milan e Juve è già successo cinque volte, ma come si fa a prendere sotto gamba il guanto di sfida che Del Piero ha lanciato, da San Siro, in faccia al campionato? Un ritrovato Alex non teme i contrasti anzi sembra volerli sollecitare e rida colpo su colpo Il solido centrocampo alla base del successo dell'undici di Ancelotti.
É il 13 Agosto 2016 e Juventus ed Espanyol si sfidano in questa gara amichevoleallo 'Stadio Alberto Braglia' di Modena.
I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri rivincono ancora il campionato. É il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l allenatore livornese.
ARBITRO: Giacomelli AMMONIZIONI: Mandzukic 31 (Juventus); Victor Sanchez 72, Victor Sanchez 77, Ruben Duarte 79, Alvaro 90 (Espanyol Barcellona) ESPULSIONI: Victor Sanchez 77 (Espanyol Barcellona)
L'argentino subentra ad inizio secondo tempo e cambia volto ai bianconeri di Allegri: suo il gol in extremis che salva la Vecchia Signora dal k.o.
Salvate il soldato Paulo. In attesa del miglior Gonzalo Higuain, la Juventus e Allegri si godono un Dybala già in versione campionato. L'ingresso dell'argentino a inizio ripresa è decisivo e cambia volto ad una squadra apparsa poco in palla nel primo tempo: lui ci mette lo zampino in entrambe le reti dei suoi, salvando i bianconeri dal primo k.o. estivo. Per quanto riguarda il Pipita, invece, il giudizio è ancora lo stesso: rimandato. Qualche movimento in più rispetto a quanto visto contro il West Ham c'è stato, ma la lucidità e il mordente dei giorni migliori ancora latitano.
DIFFICOLTA' — Dopo l’opaca prova offerta a Londra al cospetto degli Hammers (e le critiche per una forma fisica rivedibile), gli occhi sono tutti puntati su Gonzalo Higuain, titolare assieme a Mandzukic nel 3-5-2 scelto da Massimiliano Allegri. I due, però, fanno fatica a creare pericoli dalle parti di Roberto, complice anche una linea di centrocampo che non dà il giusto supporto: l’unico ad accendere la luce, infatti, è Miralem Pjanic, che dimostra di poter fare cose interessanti anche in cabina di regia. Meno bene, invece, Lemina e Pereyra in versione mezzali: Allegri li inverte spesso ma il risultato, come con gli addendi, non cambia.
“Non volevamo perdere, io sono qua per vincere e voglio continuare a farlo”, dirà Paulo Dybala a fine gara. A giudicare dalla prestazione di stasera, c’è proprio da credergli…
È il12 agosto 1984eNew York Cosmos e Juventuse si sfidano in questa sfida amichevole in vista della stagione 1984-85. Il tutto si svolge nel 'Giants Stadium' di East Rutherford, New York (Stati Uniti d'America).
I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni(coppa che vinceranno nella tragica notte dell'Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente il Veronache dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.
Dall'altra parte c'è la squadra statunitense che dopo i fasti degli anni settanta con varie leggende calcistiche tra le sue fila (Pelé, Beckenbauer, Chinaglia ecc.) adesso vive un momento di stanca che culminerà nel tracollo finanziario che decimerà la sua storia.
Buona Visione!
Stagione 1984-1985- Amichevole East Rutherford (New York) - Giants Stadium domenica 12 agosto 1984 ore 19:00 NEW YORK COSMOS-JUVENTUS 2-1 MARCATORI: Moyers 8, Prandelli 51, Davis rigore 85
NEW YORK COSMOS: Birkenmeier, Zmuda, Di Bernardo (Brocic 84), Eskandarian, De Brito, Neeskens (Gray 72), Bogicevic, Davis, Damiani (Vujovic 57), Moyers (Cabanas 46), Terlecki (Borja 84) Allenatore: Eddie Firmani
ARBITRO: Di Placido (Stati Uniti) RIGORI FALLITI: Boniek 82 (Juventus) ESPULSIONI: Prandelli 88 (Juventus); Borja 88 (New York Cosmos)
JUVENTUS/LA TOURNÉE AMERICANA Vittoriosi a Toronto col Blizzard di Bettega, sconfitti sul turf di New York dai Cosmos di Chinaglia e Damiani, i campioni hanno fatto turismo e rodaggio. Unico problema: Pablito è fermo e in ritardo di condizione Semaforo Rossi
NEW YORK. Sempre rivedendolo, mi chiedo se è stato giusto. Il Canada è un paese nuovo, per noi italiani nuovissimo. Dà immensamente un italiano quaggiù, come operaio o in tutte le altre scale del vivere, ritrova la sua naturalità, e insopprimibile è, non dico la sua facondia, certamente l'operosità, come al truismo. Italiani brava gente. E Bobbigol Bettega, di lui sto parlando?! Gli giova questa permanenza in Nordamerica? Ha fatto bene ad estraniarsi dai fatti italiani, a mettere l'oceano tra la sua famiglia e il suo grande amore? Chi è stato Bettega per il nostro calcio e chi è oggi Bettega? Torinese del '50, nato in una casa della Michelin davanti alle Ferriere Fiat, Roberto Novello di Raimondo e Eleonora, dopo aver condotto Caccia al 13, ricordate?, parti per il Canada, missione di lavoro e di studio, per ragioni di vita, lui disse. 42 presenze in Nazionale, circa 200 gol segnati, alfiere della Juventus ricreata da Giampiero Boniperti secondo schemi di collettivo in campo e fuori, Roberto Bettega appartiene alla storia del paese non dico soltanto al suo sport. Sono nemici della civiltà e del progresso del popolo, quelli che relegano in seconda linea gli sportivi; ritenendosi la parte migliore o che conta, come politici o come letterati. Invece lo sport è cultura ed il calcio è il sale della vita del popolo. E ognuno sia degno del suo ruolo, sia la vocazione sia il senso della vita. Roberto Bettega a trentaquattro anni è l'allefiere della Juventus in Nord America, il professionista universale, civile nei costumi, discreto seppur geniale nella favella, dispensa come campione consolazione alle turbe. Nel Blizzard di Toronto gioca con lo stesso spirito dei suoi inobliabili anni torinesi. Lo lanciò Liedholm, ricordate? Nelle file del Varese, questo ragazzone cominciò subito a svettare sulle parabole, le sue testatone e le sue zampate fecero il vuoto. Così andò presto a svegliarsi torre del gioco di una Juventus alquanto nuova, quella dei Furino, Causio e poi di Zoff, Scirea e Cabrini. Gli scudetti cominciarono ad ornare la sua casa torinese. Cadde malato, tornò più forte di prima.
AMBASCIATORE. Abbiamo in Canada un ambasciatore di finezze, di comportamenti di virilità, di coraggio atletico, di classe allo stato puro. Bettega argentino fu tra i calciatori più grandi della leggenda azzurra. Come dimenticare le sue ruggenti partite a Mar del Plata contro Francia ed Ungheria? II suo tandem con Rossi fu insuperato. Questo pensavo vedendoli insieme, con maglie diverse, allineati sul prato verdissimo, prima di Toronto Blizzard-Juventus. Il tempo passa crudele, i nostri idoli di ieri sono già lontani... Riuscirà il calcio ad imporsi in Nordamerica? Il cronista se lo chiede, Bettega è ottimista. Smentisce che il pubblico non risponda, precisa che è soltanto questione di tempo. Bettega può avere ragione. Non ha mai sprecato parole, ha sempre saputo interpretare il calcio anche come fenomeno sociale. È forse nato con lui il calciatore non più pedatore, il professionista che si sa gestire, ineffabile addirittura per eloquio e ragionevolezza nei confronti della stampa.
PIVOT. Voglio che i lettori del Guerino ritrovino pure il Bettega calciatore. Contro la «sua» Juve ha giocato da pivot del gioco, ma s'è imbattuto in un tremendo Brio che ci ha rimesso un dente ma non ha mai mollato. La partita all'Arena Varsity fu vissuta dalla Juve con movenze gloriose, Platini giocò alla grande, ispirando la manovra dall'alto della sua classe camaleontica. Era tutto a funzionare, nessuno fuori posto, avvicendamenti, raddoppi, sequenze di gioco collettivo che suscitarono dai diciottomila spettatori applausi entusiastici. Visse la Juve una magica notte sotto il cielo di Toronto alto, ineffabile. Un clima mutevolissimo, prima sole e luce, poi penombra e quindi la sera, un altoparlante scandiva la vicenda, che i pedatori del Blizzard vivevano correndo per linee esterne, fuori da schemi e dentro sogni individuali di potenza agonistica. E capivo che Bettega funge da pioniere o profeta inascoltato, la sua semplicità che è classe riesce astrusa, più forti che tecnici i suoi compagni, anche quelli di colore, lo dimenticano, lo trascurano, lo ignorano. E Bettega vorrebbe addirittura, in attesa di rientrare in Canada per rispettare il contratto fino al termine, giocare anche il nostro campionato, essendo libero dal 6 settembre. Un'illusione? Secondo Boniperti sì.
CENTO CANALI. A proposito di Boniperti, la personalità fatta anche di grinta di questo presidente manager riluceva durante il trasferimento a New York. Raccontava a Tardelli dei suoi giorni calcistici, di come in campo si faceva rispettare. Stringeva la mascella e diceva a Marco:
«Tra me e Benetti sicuramente sarebbe uscito dal campo azzoppato lui».
Chi ha vissuto la straordinaria parabola di Boniperti calciatore, 444 partite e 177 gol, sa che non esagera affatto. Fu un calciatore demiurgo, prima goleador finissimo e straripante, poi regista e organizzatore. E dirigeva anche gli arbitri! Da Toronto a New York, che salto! Non soltanto geografico, di costumi, di mentalità, per tutto! New York è una delle capitali del mondo. Non è una città ma tante città e tanti stati. E un mare di negri dai denti più abbaglianti dei grattacieli. E un mare di italiani grassi e rosei che benedicono la 'Merica. New York è una metropoli che trasuda i vizi e le virtù del mondo. L'uomo di New York è acciottolato di frenesia, soltanto quando è dentro quelle sterminate automobili è placato. La televisione funziona su cento canali e trasmette tutto. Poi, allo Stadio dei giganti, tra tutte quelle poltroncine rosse spalancate nel cielo, capisci anche la grandezza sportiva di questo nostro paese.
«La Juve meriterebbe uno stadio così»,
diceva Boniperti, ammirato. La tournée nordamericana della Juventus ha avuto uno squisito successo. Già la seconda partita allo Stadio dei giganti tra Cosmos e Juventus era emblematica di una sfida mondiale. Il Cosmos, con i suoi De Brito, Eskanderian, Zmuda, Damiani, Neeskens, contro la Juventus di Platini, Rossi, Tardelli e Boniek. Però sul turf. Avvantaggiato nettamente il Cosmos. Io mi godevo l'avvenimento respirando aria pura. Non è che nel mio albergo, tipicamente ne-wyorckese, una stanza rumorosa gremita dal letto e dal televisore, sia stata bene. E qui che sto bene. Ma non divaghiamo. Cosmos-Juventus finì 2 a 1 per la pattuglia nordamericana cara a Giorgio Chinaglia, ma la Juventus condusse niente altro che un allenamento sul turf, con i suoi fuoriclasse, sia Platini che Boniek, onorevolmente impegnati, ed i veterani Scirea soprattutto, ma anche Cabrini, degni del loro blasone. Giocò in modo assai deludente Rossi, che Trapattoni sostituì dal 54' con Koetting, il quale Rossi aveva firmato per un anno il contratto con la Juve e pareva volesse dirci con la sua apatia che un anno passa presto. La formazione del Cosmos, abituata al turf, prevalse anche con la collaborazione dell'arbitro Di Placido, un tipino molto originale, che fischiò due assurdi rigori e comminò ammonizioni a destra e a manca. Però, giocatori come l'eterno Neeskens, il portiere Birkenmeyr (che esce, a differenza di Tacconi, in progresso rispetto a Toronto: ma perché contrariamente agli altri allenatori, Trapattoni lascia sempre inoperoso Bodini; ha paura di sciuparlo?), il regista Bogicevic che di nome fa Vladislav e gioca come un dio, al turf si sono adattati per tempo, come ci si deve adattare a tutto, quando si gioca per mestiere. La Juve di New York contraddisse quella di Toronto, ma succede ad inizio di stagione, quando non si è fatto carburante di fiato.
AGNELLI E DAMIANI. Umberto Agnelli che assisteva al match disse cose abbastanza intelligenti, com'è suo costume anche se non fa personaggio come il fratello, il quale, appena apre bocca, subito il giornale chiede da 80 a 100 righe. Tra le altre cose Umberto elogiò Boniperti come
«il più grande presidente della storia juventina».
Per me Boniperti rappresenta la giovinezza, ma amo il mio mestiere più di tutto; a 52 anni non mi fa più ombra il sentimento. La grinta di Boniperti è indispensabile perché la squadra non dimentichi di crescere ogni giorno. V'erano 36 mila spettatori tutti italiani e qualcuno lasciò deluso lo stadio dei giganti, meraviglioso impianto, dove avevamo vissuto un avvenimento irripetibile. Pensate, tra due televisori laterali che ci trasmettevano contemporaneamente la stessa partita che avevamo il piacere di vedere dietro scranni comodissimi; ed in cui, ala destra del Cosmos, giocava anche Oscar Flipper Damiani, ormai deciso a chiudere col calcio italiano. Caro Oscar, gli ho detto stringendogli la mano, quanti ricordi di lavoro comune se ne vanno in America con te. New York guadagna un altro tipo umano prezioso per il futuro del calcio, io dico. Anche se il Damiani visto contro la Juve, per un'ora autore di spunti vertiginosi, fosse potuto venir comodo ancora al Milan. Ma Liedholm non ce l'ha voluto e speriamo che non debba rimpiangerlo. Io rimpiangerò per certo, girellando tutte le domeniche per i vecchi, decrepiti stadi italiani, il Giants Stadium. Ma non rimpiangerò il turf ovvero il terreno sintetico che il vero calcio riduce in soccer.
Un'americanata.
Vladimiro Caminiti tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.34
CHINAGLIA RISUSCITA IL COSMOS San Giorgio
NEW YORK.
«Ma allora questo Cosmos è veramente poderoso?»
Han chiesto i colleghi americani al presidente Chinaglia, presente alla partita Cosmos-Juventus, in un impeccabile completo blu e cravatta rossa.
"Volevamo cominciare la gestione in tono positivo e ci siamo riusciti - afferma Giorgio. - La squadra c'è e presto darà ottimi risultati. Certo che battere la Signora del calcio è stato un exploit da annali e questo aiuterà a spingere il calcio verso sfere migliori".
Di questo è convinto anche il New York Times che scrive tra l'altro:
"Piegare la "più grande" del calcio europeo significa avere elementi che non possono essere sottovalutati".
GLI ORIUNDI. Ci son rimasti male gli oriundi venuti in massa alla superpartita dell'anno. Avevano fatto un gran tifo per la Juve, per Rossi, Tardelli, Platini, i cui nomi venivano scanditi sino alla noia, mentre la rete dei bianco-neri era stata salutata da un'interminabile ovazione. Poi la doccia fredda per il rigore mancato da Boniek e la rete di Rick Davis a pochi minuti dalla conclusione.
«Questo Cosmos - mi diceva Trapattoni - mi sembra una legione straniera, e amalgamarla è un lavoro improbo, ma conoscendo la personalità di Chinaglia credo nel Cosmos».
L'innesto di Damiani e del polacco Zmuda è stato felice, anche perché è stato appunto l'ex milanista a «concedere» a Steve Moyers il pallone della prima rete, oltre a creare un gioco veloce, largo, coordinato. Il Cosmos vuole Damiani e Zmuda e Beppe Pinton, vicepresidente del Cosmos, precisa:
«La Nasl potrà dire quel che vuole, ma a noi interessa il futuro della squadra e non quello che dicono nel Minnesota».
Appena sbrigate le pratiche, questi due elementi (che costeranno pochissimo al Cosmos n.d.r.) entreranno nelle file, mentre per Dirceu, che ha problemi in sospeso col Napoli, se riuscirà a risolverli verrà subito preso in considerazione dal presidente. Il quale, aggiungiamo noi, sta facendo il braccio di ferro con la Nasl, e sicuramente scuoterà le acque stagnanti che i dirigenti hanno creato, rischiando di affondare il piroscafo del calcio. Intanto il Cosmos questo inverno parteciperà al torneo indoor della Misl, la federazione rivale, e questo è già un passo positivo. Poi, come diceva Morini, per lanciare il calcio in USA dovranno disputare questo torneo indoor che veramente piace alla massa, poi dovranno puntare su incontri internazionali ad alto livello, quindi dovranno curare i giovani numerosissimi nelle università che rappresentano la linfa del futuro. Dunque comincia con la Juventus il «nuovo corso» dei Cosmos di Chinaglia. Oltre 45 mila fan in gran parte italiani ne sono una conferma, e altri 50 mila unità di varie nazionalità saranno in tribuna se Chinaglia saprà ripulire la crosta accumulatasi dopo anni di inerzia dovuta a incapacità e apatia.
Attraverso ilcanale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'11 agosto 2012 eJuventus e Napoli si affrontano nellaSupercoppa Italiana 2012 (in gara unica). Il tutto si svolge al 'Beijing National Stadium - Bird's Nest' di Pechino (Cina).
È una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio proprio sul Napoli di Rafa Benítez.
Buona Visione!
Stagione 2012-2013 - Supercoppa Italiana - Finale Pechino, campo neutro - Beijing National Stadium - Bird's Nest sabato 11 agosto 2012 ore 20:00 JUVENTUS-NAPOLI 4-2 - Dopo i tempi supplementari MARCATORI: Cavani 27, Asamoah 37, Pandev 41, Vidal rigore 74, Maggio autorete 97, Vucinic 101
JUVENTUS: (c) Buffon; Lucio, Bonucci, Barzagli; Lichtsteiner (Padoin 89), Vidal, Pirlo, Marchisio C., Asamoah; Matri (Vucinic 46), Giovinco S. (Giaccherini 116) A disposizione: Storari, De Ceglie, Marrone, Quagliarella Allenatore: Antonio Conte
NAPOLI: De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro P. (Fernandez 62), Britos; Maggio, Behrami, Inler (Dossena 106), Hamsik (Gargano 68), Zuniga; Pandev; Cavani A disposizione: Rosati, Aronica, Vargas, Insigne Allenatore: Walter Mazzarri
Fa caldo, a Pechino, d’estate. Caldissimo. Non basta la pioggia che cade fortissimo, perché quel giorno è l’11 agosto, e quasi non si respira.
Non importa, però: sono tantissimi i tifosi sugli spalti dello stadio “Bird’s nest”, il monumentale impianto che solo 4 anni prima, proprio in quegli stessi giorni, ha animato i Giochi Olimpici e ospitato i trionfi dell’Uomo Fulmine, Usain Bolt.
Tutto è pronto per una grande passerella per il calcio italiano, che qui, a migliaia di chilometri da casa, assegna il primo trofeo della stagione, la Supercoppa. Di fronte, la Juve, che ha vinto lo Scudetto, il primo dopo anni, quello degli Imbattibili, e il Napoli, che proprio quegli Imbattibili è stato capace di superare, meno di tre mesi prima, il 20 maggio, a Roma, in finale secca di Coppa Italia.
Ecco perché Juve-Napoli è l’antipasto migliore che la nuova stagione possa presentare: una stagione in cui dovranno essere protagoniste proprio queste due squadre, chiamate ognuna a confermare quello che di buono si è visto finora.
Ecco perché ci si aspetta spettacolo dalla sfida cinese, e così infatti è.
NON SI SCHERZA
Passano 25 minuti in cui le squadre sono lì, a capire come gestire le forze in questa stagione che il via non lo ha ancora preso, come fronteggiare caldo e pioggia che minano la concentrazione. Poi, al 27’, il flash: Behrami trova l’imbucata che taglia via tutta la difesa bianconera e lancia Cavani.
Il primo tentativo, a tu per tu con Buffon, è neutralizzato da Super Gigi, ma poi il sette in maglia azzurra trova lo spazio per calciare a rete, in una porta rimasta ovviamente sguarnita. Napoli avanti, Juve che deve rincorrere.
Non è una cosa, la rimonta, cui ci si abitua facilmente, specie dopo un campionato come quello appena vinto. E dopo una Finale di Coppa Italia come quella appena persa. Da Cavani a Cavani, da Roma a Pechino, il fantasma potrebbe materializzarsi, ma così non è, perché al minuto 37 ci pensa Asamoah a tirar fuori dal cilindro un gol spettacolare.
Per Asa non è una gara come le altre: è l’esordio in bianconero juventino, dopo 4 anni in bianconero a Udine. Si dice un gran bene di lui, e oggi, fra il dire e il fare, c’è la gran botta al volo sul cross di Vidal da destra a sinistra, che dal limite fulmina De Sanctis, rimbalzando proprio davanti a lui. Uno a uno, si riparte.
MA PIOVE, PIOVE...
Ma piove, a Pechino. Piove sulla festa della Juve che dura solo 4 minuti. Pandev, al 41’ ruba un pallone sulla tre quarti bianconera, vola verso Buffon e batte tutti, Gigi e difesa, con un tocco sotto che significa 2-1 per il Napoli: tutto da rifare, ancora.
Nel secondo tempo in campo c’è Vucinic, e il suo peso sulla partita lo fa sentire subito, dopo 4 minuti, quando il suo mancino scalda i guantoni di De Sanctis e si stampa sulla traversa. La Juve c’è, non molla e cerca il pari, ci va vicino anche Pirlo, su punizione, ma niente, lo score non si muove.
Occhio però, che il Napoli è li, non molla e aspetta il momento in cui potrebbe colpire per regalarsi il KO e pensare ad alzare la Coppa: un momento che, sebbene sembri materializzarsi con Hamsik e Cavani, non arriva.
Arriva invece, e siamo al 77’, il fallo in area di Fernández proprio su Vucinic: rigore. Lo batte Vidal, palla a destra, portiere a sinistra. Gol. Due a due, e si avvicina il 90’.
Se guarderete quella partita su Juventus Tv a questo punto sentirete un: «E adesso andiamo a vincerla, ragazzi». Un grido che è più di un incoraggiamento, è una dichiarazione. E i ragazzi, a qualche decina di metri, sembrano sentirlo, questo grido: la partita cambia, definitivamente.
ANDIAMO A VINCERLA, RAGAZZI.
La Juve nei supplementari aggredisce un Napoli rimasto in 10 prima e in 9 poi, e dopo 7 minuti nei supplementari un cross di Pirlo da destra costringe De Sanctis all’uscita ad anticipare Bonucci. La palla però non la prende nessuno dei due, perché la deviazione decisiva, nella (sua) porta, è di Maggio. Il sorpasso si è concretizzato, la Supercoppa si avvicina, ma non è ancora vinta.
Tutto fantastico è quello che succede a un minuto dalla fine del primo overtime: Marchisio doma una palla dalla tre quarti con un tocco da Principino, un appoggio al volo per Vucinic, che conclude l’azione come è iniziata: con la bellezza. Palla morbida, che nella pioggia non prende peso e leggera si insacca, per un 4-2 che significa Coppa.
Piove ancora, a Pechino, ma sul primo trofeo della stagione bianconera è spuntato un sole bellissimo.
La Supercoppa è della Juve, Napoli ko 4-2 tra le polemiche.
A Pechino i bianconeri battono Cavani e compagni ai tempi supplementari. Gli azzurri chiudono in 9 per le espulsioni di Pandev e Zuniga nel finale del secondo tempo. Rosso anche per Mazzarri
Il primo trofeo della nuova stagione è della Juventus. I bianconeri battono in rimonta, sotto una pioggia battente a Pechino, 4-2 ai supplementari, nella Supercoppa italiana il Napoli. La nuova stagione inizierà però probabilmente tra le polemiche. La doppia espulsione, Pandev e Zuniga, nel finale del secondo tempo che ha lasciato gli azzurri in 9 difficilmente non avrà un seguito. Nonostante l’esordio dei 6 arbitri, la prestazione di Mazzoleni, platealmente criticata da Mazzarri - anche lui espulso -, sarà probabilmente al centro delle critiche di parte azzurra.
Il Napoli, due volte in vantaggio con Cavani e Pandev, ha dovuto però fare i conti con l’orgoglio della Juve. Privi del loro condottiero in panchina, sostituito da Carrera, i bianconeri hanno avuto il merito di reagire anche nei momenti difficili, nonostante una difesa tutt’altro che sicura. Il 4-2 finale premia la Juve che comincia così la nuova stagione con un trofeo. Quella Supercoppa italiana che mancava nella bacheca bianconera da 9 anni.
I Campioni d'Italia conquistano il primo trofeo stagionale ai supplementari. Il Napoli finisce in 9
La Juventus conquista il primo trofeo della stagione. Sotto la pioggia di Pechino, i bianconeri, sotto la guida di Massimo Carrera dopo la squalifica di Antonio Conte, rimontano per due volte e poi dilagano nei tempi supplementari. Finisce 4-2 con il Napoli furioso per l'arbitraggio di Mazzoleni: contestati il rigore del 2-2 e le due espulsioni, una per proteste e l'altra per doppia ammonizione.
Il Napoli non partecipa alla premiazione
Napoli furioso: in segno di protesta contro l'arbitraggio di Mazzoleni, gli azzurri hanno deciso di non prendere parte alla cerimonia di premiazione al termine della finale di Supercoppa Italiana vinta dalla Juventus. Premiati quindi, come vuole il cerimoniale, solo gli arbitri e la Juventus.
Marotta: "La vittoria di Conte"
Il direttore generale della Juventus, Beppe Marotti, commenta soddisfatto la vittoria della sua Juventus: "Questa è una vittoria di Conte perché ha preparato la partita in modo impeccabile ed è anche una vittoria per Conte contro un Napoli che era un avversario impegnativo, ma che abbiamo legittimamente battuto".