lunedì 8 giugno 2026

8 Giugno 1947: Sampdoria - Juventus

Grazie ad internet vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 giugno 1947 e si gioca a Genova la gara di campionato Sampdoria-Juventus valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1946-47.

Del risultato finale (un netto 3-0 per i bianconeri) ben due segnature sono di un giovanotto novarese che di lì negli anni farà la Storia della Nostra Gloriosa Juventus: Giampiero Boniperti.

Saranno i primi di ben 179 reti che per un lunghissimo tratto di tempo (primo dell'avvento di Alessandro Del Piero) rappresenteranno il record di segnature per un giocatore bianconero.

 

sampdoria

Vittorie: 5 Scudetti, 2 Coppa Italia

 

Stagione 1946-1947 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 8 giugno 1947 ore 16.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Boniperti G. 39, Astorri 86, Boniperti G. 89

SAMPDORIA: Bonetti, Piacentini, Zorzi, Fattori, Borrini, Gramaglia, D'Alconzo, Barsanti, Baldini, Fiorini, Frugali
Allenatore : Giovanni Battista Rebuffo

JUVENTUS: Sentimenti L., Vicich, Varglien G., Cauzzo, Parola, Locatelli, Astorri, Vycpalek, Boniperti G., Sentimenti V., Candiani
Allenatore: Renato Cesarini

ARBITRO: Carpani



Juventus - Sampdoria 3-0 le due prime reti di una riservetta di qualità

Questa Juventus è spesso sorprendente anche per chi come noi la conosce da tanti anni e ne stima, le molte virtù. É venuta a Genova per incontrare la Sampdoria, una Sampdoria che prometteva aspra vendetta per la sconfitta patita nel girone d'andata, (eicordate il gol di Magni all'ultimo minuto quando erano in dieci essendo azzoppato Piacentini?) come se il risultato non interessasse. Né punto né poco è venuta con una formazione sperimentale in vista del prossimo campionato lasciando fuori squadra quattro titolari: Depetrini, Korostolev, Magni e Piola ed mettendo due ragazzi, quali Bonieperti e Cauzzo.

Ha corso il rischio subito nei primi minuti di buscare due o tre gol, poi evitati ha preso in direzione del gioco. Si é imposta con sempre maggiore sicurezza ed ha finito per cogliere un successo sonante il tutto senza forzare. Smorzando via via le velità degli avversari convincendoli della inutilità di ogni loro sforzo dando alla folla la sensazione della squadra superiore. Se non sorprendente è una tale Juventus di che dobbiamo meravigliarci ancora eppure ha risultato acquisito non possiamo che riconoscere che gli esordienti hanno fatto un partitone specialmente Boniperti che ad attacco totalmente rivoluzionato a disputato una delle sue migliori gare segnando tre ineccepibili reti e mancandone per un soffio parecchie altre. Lì e che oltre dell’eccellente prova dei giovani hanno capeggiato ancora una volta parecchi anziani Sentimenti IV si é imposto per una serie di spettacolose parati, Parola seppur toccato duro ad una caviglia dopo pochi minuti di gioco ha dominato in campo con la sua classe eccelsa e la sua sbalorditiva sicurezza.

Vicich, Variglien, Locatelli, dopo qualche incertezza iniziale si sono battuti come mastini e all'attacco Vycpalek ha potuto emergere per il suo buon palleggio. Sentimenti III per una giudiziosa azione di rilancio, Candiani ed Astorri per la pericolosità in aria. Proprio l'opposto è accaduto alla Sampdoria che partita fortissimo se smarrita nel corso dell'incontro gli attaccanti, mancate le prime occasioni hanno poi continuato a sbagliare e la mediana ha ceduto. Specialmente al centro perché Borrini non è un costruttore e ieri non ha saputo esserne pure un distruttore. Bisognerebbe ripetere per i cerchiati quel discorso che si è già fatto altre volte alcuni individuità sono ottime la squadra però non è legata. Ma non è moralmente forte.

Si è giocata la gara la Sampdoria in poche battute. S'era cominciato da meno di un minuto quando Baldini sbocco solo palla sul sinistro il suo piede oltre le tensioni bianconeri, gol fatto gol sicuro sicuro. Invece per tirare con tutta corsa il Doriano mandò nettamente alto e fu così marchiato l'errore che lo vedemmo mordersi le mani. Quattro minuti dopo identico occasione offriva Fiorini e Sentimenti evitava il punto gettandosi distrattamente sui piedi. Poche altre battute dopo terzo brivido. Centro di Frugali testa di Baldini respinta di Sentimenti riprese tiro da Alonso ancora parata del portiere. 

E intanto s'azzoppava Parola e Barzanti sparava regolarmente dopo di avergli pure passato ogni ostacolo. A questo punto era trascorso un quarto d'ora la Juventus prendeva sua volta a giocare e a marcare occasioni prima con Astorri poi con Vicypalek senonché al 37º Sentimenti partiva in profondità scavalcava il portiere ed indirizzava vero la porta incustodita. Gol questo! Macche! Sbucava sulla linea della porta Piacentini a salvare in extremis per ricevere l'abbraccio riconoscente di Bonetti, ma ormai il punto era maturo al trentanovesimo Sentimenti III si spostava tutto a sinistra e centrava. Boniperti era pronto a toccare in modo da battere da vicino il portiere. Gioia salti, baci ed abbracci. Seguivano il primo gol in campionato di questa riservetta di qualità che sarà forse presto un altro campione come vent'anni orsono un certo Giuseppe Meazza. 

Un primo gol da ricordare dunque perché Boniperti promette di iniziare una serie che non sarà breve. Gioco alterno nella prima metà della ripresa. Ottime parata di Sentimenti IV, un paio di Gabbiani a disposizione un gol mancato da Astorri quando sarebbe bastato un semplice tocco per realizzare il pareggio. Sbagliato porta a vuoto da Badanti dopo che il portiere juventino se era tuffato sui piedi di Frugani. 

Finalmente il secondo punto bianconero azione di Candiani, centro botta esatta di Astorri serratosi sottoporta. Si era 6 minuti dalla fine e quella fu per la Sampdoria la mazzata definitiva. 

Subito Astorri e Candiani mancarono altre due occasioni. Ma Boniperti  al quarantacinquesimo su uscita di Bonetti collocò a segno un terzo pallone. 

3 a 0 vittoria bella piena meritata tanto bella che scrosciarono gli applausi.

Luigi Cavallero
tratto da: La Stampa 9 giugno 1947



 










Nasce a Barengo (Novara) il 4 luglio 1928. La Juventus lo preleva dal Momo, squadra dilettantistica del Novarese, nell’immediato secondo dopoguerra e con i mai traditi colori bianconeri, nell’arco di quindici stagioni, disputa 460 partite (444 di campionato, 13 di Coppa Italia e 3 nell’ambito della Coppa dei Campioni) realizzando 179 goals (178 in campionato e 1 in Coppa Italia).

Racconto del suo trasferimento in bianconero: 

«Le trattative furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto sessantamila lire; trentamila furono per il Momo e trenta per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Furono gli amici a “leggermi” la Juve del Quinquennio come se fosse un romanzo d’avventure. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore».

Soprannominato dai suoi avversari “Marisa”, a causa dei suoi boccoli biondi, Boniperti è un centravanti mobilissimo, astuto, dalla tecnica sopraffina e dall’innato senso del goal, Boniperti (che nella seconda parte della carriera, ridimensionato il raggio d’azione, fornirà sempre maggior apporto al centrocampo), nel 1947-48, a meno di venti anni, con 27 reti, si aggiudica la classifica dei marcatori con due goals di vantaggio su Valentino Mazzola capitano del mitico “Grande Torino”.

Da calciatore lega il suo nome agli scudetti 1950 (non nascondendo mai la preferenza per questa squadra, da lui ritenuta la più bella) 1952, 1958, 1960 e 1961 ed alla Coppa Italia nel 1959 e nel 1960. «Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il “Grande Torino”. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: “commendatore”, gli dissi, “sono della Juve, non posso”».

È diventata leggenda la storia dei premi che Gianni Agnelli gli dava per ogni rete segnata; gli veniva regalata una mucca, che lui andava a prendere direttamente nei poderi della famiglia Agnelli. Il fattore, ad un certo punto, si lamentò, dicendo che Giampiero gli portava via le mucche più belle e, per giunta, gravide.

Al termine del campionato 1960-61, disputa la sua ultima partita: è il 10 giugno 1961, ed è un’occasione piuttosto triste per la storia del calcio; gli avversari sono, infatti, i ragazzini dell’Inter, fra i quali Sandro Mazzola, figlio dello scomparso rivale granata Valentino, polemicamente mandati in campo dalla società nerazzurra ed è forse proprio questo il motivo che induce Boniperti a chiudere con il calcio. «Sono per i tagli netti. Mi tolsi le scarpe e le diedi al magazziniere. Mai più messe. Odio le pantomime fra vecchie glorie».

Charles disse: «La perdita di Boniperti, dal punto di vista tecnico, aveva nuociuto in “modo basilare” alla squadra, essendo venuto a mancare il “cervello”, il pilastro del centrocampo, l’uomo che dirige e coordina il lavoro dei compagni, l’uomo indispensabile per una squadra che voglia giocare un calcio moderno a livello nazionale ed internazionale».

Boniperti, con la maglia azzurra, partecipa alle spedizioni mondiali del 1950 in Brasile e del 1954 in Svizzera, colleziona 38 presenze e 8 goals. Un gettone e 2 reti con la rappresentativa B. Il 21 ottobre 1953, l’olandese Lotsy lo seleziona per la gara in programma a “Wembley” fra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa, organizzata per festeggiare il novantesimo anniversario della “Football Association”. Boniperti, l’unico italiano in campo, al fianco dei vari Nordahl, Vukas, Kubala e Zebec, è autore di una prestazione da favola che corona con due splendidi goals: finisce 4 a 4, ma il venticinquenne biondo di Barengo è unanimemente riconosciuto come il migliore in campo.

Uno dei tanti aneddoti. «Ludovico Tubaro. Veniva dal Toro, giocava nel Legnano. Un tronco di stopper. Una domenica, mi entra a catapulta sulla caviglia e rischia di spezzarmela. Esco, mi medicano, rientro. Lo aspetto. Palla sopra la testa e gran botta, gran goal. Lo cerco e gli faccio il gesto dell’ombrello: “Tubaro, tiè”. Mi ha inseguito fin sotto la doccia. Un giorno, che ero ancora europarlamentare, squilla il telefonino. Era lui. Quasi mezzo secolo dopo. Quel pomeriggio, l’avrei ammazzato. Quel giorno, l’avrei abbracciato».

Dopo un decennio trascorso nei quadri dirigenziali, Boniperti il 13 luglio 1971, assume la presidenza della Juventus e la squadra, dopo anni non troppo brillanti torna a volare. Sotto la sua regia, infatti, la squadra bianconera tiranneggia l’Italia, l’Europa ed il Mondo: arrivano scudetti e soprattutto quelle Coppe Europee che in casa Juventus avevano sempre fatto soffrire. «Certo era meglio giocare. Sul campo mi sentivo me stesso, ero forse più vero. Qui, dietro la scrivania, è anche una schermaglia psicologica. Si può dire e non dire, si vorrebbe dire e non si può dire. Il calcio è una materia sempre più difficile».

Quando la Juventus di Parola perse lo scudetto con il Torino, nel campionato 1975-76 Boniperti si presentò a Villar Perosa, per discutere dei contratti con i giocatori. Nella propria borsa, oltre ai contratti, aveva anche un ritaglio di giornale, con la formazione scesa in campo a Perugia giornata di campionato. Sedici maggio 1976, la Juventus perde per 1 a 0 ed il Torino, pareggiando in casa contro il Cesena, può festeggiare il tricolore. Ai giocatori che, mano a mano, entravano nella sua stanza, Boniperti diceva: «Tu c’eri a Perugia ...»

Nessuno ebbe certo il coraggio di rilanciare sul reingaggio. Lui faceva l’interesse della società, ovviamente, ma stimolava i giocatori nell’orgoglio e nel portafoglio.

Rimane in carica fino all’avvento della Triade composta da Moggi, Girando e Bettega; più di trenta anni dietro una scrivania e tante, tantissime vittorie.

Tratto liberamente da tuttojuve.com


 







 

 

 


domenica 7 giugno 2026

7 Giugno 1995: Juventus - Parma

É il 7 Giugno 1995 Juventus Parma si sfidano nella Finale (Gara di Andata) della Coppa Italia 1994-95  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1994-1995 - Coppa Italia - Finale, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 giugno 1995 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Porrini 10

JUVENTUS: Rampulla (Squizzi 70), Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (Fusi 80), Di Livio, Deschamps (Marocchi 61), Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D. (Asprilla 82), Crippa, Zola, Pin G. (Fiore 76)
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Amendolia



Di Livio il sette polmoni 
Orlando, che piacevole riscoperta 
 
RAMPULLA 6. Il modo in cui si proietta fuori porta dà i brividi (al 13' su cross di Zola che crea un'azione da gol, poi catapultandosi in ritardo per due volte sul sardo che per poco non infila la porta vuota). E' nel suo stile di portiere avventuroso, alla sua età non cambia. Ma è bravo a recuperare quando meno l'aspetti. Salva su Branca che gli arriva davanti, solo. Gioca la ripresa con la sinistra fuori uso per uno scontro, esce e dubitiamo che recuperi per il ritorno. 
(Dal 25' st Squizzi 6,5: salva su Branca) 
FERRARA 6,5. Buona prestazione. Conosce Zola quanto suo fratello e se gli capita a tiro lo blocca inesorabilmente. Con Branca la mette sul fisico. Come usano i centrali Lappanti tenta anche il gol di testa su azione dall'angolo, Bucci si trova la palla sui pugni. 
ORLANDO 6,5. Migliora tranne che nella precisione del passaggio lungo. Lancia in verticale, tenta il tiro: ha un sinistro insidioso e lo prova al 35' quando colpisce il palo su punizione. 
TORRICELLI 6,5. Difensore a destra, frena Crippa o Di Chiara, tampona con generosità. 
PORRINI 6,5. Un gol di Coppa, come a Dortmund. Questa volta il colpo di testa gli è più facile perchè Bucci e Dino Baggio lo favoriscono: sfrutta con prontezza. In difesa fa il suo. 
SOUSA 6. Avverte il peso di una stagione logorante come non gli capitava in Portogallo, dove il campionato si decide in 6 partite e il resto è vacanza. Si muove ma non ha più l'intuizione dei mesi scorsi, recupera meno palloni e ne serve con parsimonia. Il gioco della Juve ne risente nel ritmo. 
(Dal 35' st Fusi sv). 
DI LIVIO 7. E' dalla sua parte che il Parma ha più energia e lo prende in mezzo con Crippa (più centrale) e Di Chiara che va in sprint sulla fascia. Salva al 15' della ripresa un gol quasi certo di Crippa. Ha 7 polmoni: li usa tutti per spingere l'azione verso Bucci. 
DESCHAMPS 5,5. Gioca come su una patinoire, scivola che è un piacere cercando il contrasto che ora gli riesce meno. Ha bisogno di riposo. 
(Dal 16' st Marocchi 6) 
VIALLI 6. Roba da fine stagione. Con la lingua penzoloni il Gianlucaccio crea l'occasione migliore al 31' del primo tempo, con mestiere, impegnando Bucci. Che non sia lucido lo dimostra una «ciccata» al volo, come gli capita raramente. 
DEL PIERO 6,5. Il più dinamico del trio, anche il più fresco dal momento che è stato utilizzato meno. Dal suo piede parte il cross dell'1-0, impegna Bucci da lontano, non riesce però a creare pericoli quando scalla puntando l'uomo. La strada per la riproposizione di un nuovo Baggio è lunga. Ma può farcela. 
RAVANELLI 6. Come Vialli, qualcosina meno. Il Grigio e fatto così, se non sente l'impegno fatica a dare il meglio. Aiuta soprattutto in fase difensiva 

 

BUCCI 7. Molto incerto sul gol si riscatta con interventi scenici ma efficaci sui tiri di Vialli, Del Piero e Marocchi. 
MUSSI 6,5. Il Parma si rende pericoloso quando lui scende a destra e Di Chiara lo imita a sinistra. Non trova l'affondo personale in porta come potrebbe. 
DI CHIARA 7. Stesso discorso di Mussi, con più vitalità. MINOTTI 6. Non ha colore questo suo modo di giocare libero, soprattutto se non avanza a tentare il colpaccio, come ieri sera. 
APOLLONI 6. Il colore lui ce l'ha: il rosso fuoco dei capelli. Dicono sia segno di carattere rissoso, un po' ci prova specialmente con Vialli, ma senza esagerare. Non è partita da duri. 
COUTO 6. Lo ricordiamo giganteggiare, nonostante il passivo, in campionato. Questa volta si limita a bloccare gli spazi aerei e a sparacchiare in avanti: un Interceptor poco animoso. 
BRANCA 6,5. Ovunque va, fatica a trovare posto. Eppure ci piace il suo modo di lottare su ogni palla: crea un paio di pericoli, smarca i compagni. Sbaglia però davanti a Rampulla. 
BAGGIO D. 5. Dice il collega Beccantini: sta giocando così male che è pronto per il gol. Esperienza insegna. Invece questa volta non segna, esce tra i fischi. 
(Dal 37' st Asprìlla sv: gioca arretrato, quasi non lo si nota). 
CRIPPA 6,5. Il più odiato dagli juventini è però un motore indispensabile nella spinta del Parma. Rampulla gli nega il gol. 
ZOLA 5,5. Destino amaro nei suoi match con la Juve. Anche questa volta sbarella, con l'aggravante di due occasioni sbagliate a porta vuota (soprattutto nella ripresa) 
PIN 6,5. Buon controllore di Sousa, con il suo passetto rapido 
(Dal 31'st Fiore sv). 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Incerta solo una decisione su Branca in area che ci pare giudichi esattamente Couto lo centra alla testa con un tiracelo poderoso: poi diciamo che i nostri arbitri han la capoccia tenera. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 giugno 1995





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sabato 6 giugno 2026

6 Giugno 1993: Juventus - Lazio

È il 6 giugno 1993 e Juventus Lazio si sfidano nella Diciassettesima (ed ultima) Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Il tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impronta quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile! 

Dall'altra parte c'è una Lazio che festeggia una meritata qualificazione in Coppa UEFA ed il trono di capocannoniere di Giuseppe Signori.

Buona Visione!




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Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 6 giugno 1993 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-1
MARCATORI: Fuser 2, Baggio R. rigore 10, Vialli 15, Baggio R. rigore 31, Di Canio 73

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, De Marchi M., Marocchi, Kohler, Carrera M., Conte A., Platt (Di Canio 46), Vialli, Baggio R., Ravanelli (Giacobbo 60)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Orsi, Bergodi, Favalli (Corino 81), Bacci, Luzardi, Cravero, Fuser, Marcolin, Riedle, Gascoigne (Stroppa 56), Signori
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato




 E Gianluca si sfoga
«Mi sono sacrificato e ci ho rimesso: pochi gol e addio Nazionale 
Se la squadra andava male, tutti davano sempre la colpa a me» 

TORINO. Silenzio, parla Vialli. Finisce il campionato e finisce anche il black out del Gianluca. Più che un'amabile chiacchiera di fine stagione, quello di Vialli è uno sfogo in piena regola, una liberazione nella speranza che il prossimo anno non debbano ripetersi i problemi che hanno contraddistinto la sua annata più balorda. ' Il suo j'accuse assomiglia tanto a quello del dopo Argentina all'ultimo Mondiale. 

Allora disse: 

«Avevano un puledro e l'hanno utilizzato come un mulo».

Questa volta non usa paragoni equini, ma manda messaggi precisi, avvertimenti sulla linea dell'utente desiderato. Attacca dall'ultimo sfogo, quello della Domenica Sportiva: 

«Mi spiace che i tifosi, con i quali ho sempre avuto un rapporto splendido, mi abbiano frainteso o forse mi sono spiegato male. Ho detto che non ero contento di come mi avevano utilizzato nella Juventus e che per il tipo di gioco preferivo quella della Sampdoria, non che volevo ritornare alla Samp. Potevo dire Real Madrid e Barcellona e non cambiava nulla. A Genova mi sono trovato bene, ma fa parte del mio passato».
 

E' un fiume in piena. Prosegue: 

«Quest'anno avrei potuto fare di più, ma mi sono sacrificato molto per non rovinare certi equilibri. Così ho pagato due volte: non ho più trovato il gol e ho perso la Nazionale. Resta la Coppa Uefa, ma io penso al futuro e spero che le cose cambino per me, perché mi devo realizzare professionalmente. Non si tratta di correre o non correre, non ci sono in ballo gelosie. Sono uno che in carriera ha segnato 200 gol giocando in un certo modo».

Ma perché ha deciso di vuotare il sacco soltanto adesso? Vialli ha risposte pronte per ogni esigenza: 

«Potevo parlare sei mesi fa, ma avrei creato inutili polemiche. La verità è che non sono contento, non sono realizzato, non sono felice. Soltanto negli ultimi due mesi si è rivisto il Vialli più vero, anche perché ad un certo punto mi sono chiesto chi me lo faceva fare di continuare così. Infatti la situazione è cambiata e sono arrivate anche vittorie davvero importanti».

Il grosso rammarico resta sempre la maglia azzurra. Insiste Vialli: 

«Mi spiace per la Nazionale, ma soprattutto mi secca che se dovessi continuare a giocare così, non indosserei mai più quella maglia. La speranza è che le cose siano cambiate davvero e che in futuro non si ripetano certi problemi».

Ma il momento più difficile quando è stato? Il Gianluca non deve fare sforzi di memoria: 

«Quando la squadra andava male e le colpe erano quasi tutte mie. Le vittorie erano di tutti, le sconfitte dei soliti due o tre. Ma qualcuno si è divertito a scaricare tutto su di me. E queste sono cose che non andavano fatte». 

tratto da: La Stampa 7 giugno 1993






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venerdì 5 giugno 2026

5 Giugno 1960: Palermo - Juventus

É il 5 Giugno 1960 e Palermo e Juventus si sfidano nella diciassettesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1959-60 allo Stadio 'La Favorita' di Palermo.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabiglia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Dall'altra parte c'é un Palermo che dopo una battaglia fino all'ultima partita deve salutare la massima divisione e scendere di categoria. Davvero un altro calcio - non meno affascinante di questo moderno! Anzi!

Buona Visione!

 



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Stagione 1959-1960 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Palermo - Stadio La Favorita
domenica 5 giugno 1960 ore 16.00
PALERMO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Sivori 37, Greatti 53

PALERMO: Anzolin, De Bellis, Sereni, Benedetti, Grevi, Malavasi, Vernazza, Carpanesi, Arce, Bernini, Greatti
Allenatore: Cestmir Vycpalek

JUVENTUS: Vavassori, Garzena, Sarti B., Emoli, Cervato, Colombo U., Nicolè, Boniperti G., Charles, Sivori, Stacchini
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Jonni
ESPULSIONI: Arce 88 (Palermo)



L'undicesimo scudetto ai bianconeri, la promozione ai granata
Juventus e Torino terminano in testa i campionati di calcio di serie A e B
Il Novara, salvandosi dalla C, completa l'affermazione del football piemontese.
Arrivederci per Genoa, Alessandria e Palermo 
Un nome nuovo, il Lecco, ed il Catania risalgono insieme ai granata


L'ultima giornata del campionato non ha risolto molti problemi che la classifica  proponeva, ma quel lo che rimane  e, in fondo, cosa di poco conto. Non resta che designare la terza squadra da retrocedere dalla Serie B  a quella inferiore e sarà disputato a questo scopo uno spareggio che non intralcerá però lo svolgimento dell' utimo mese dello stagione dedicato agli incontri internazionali. 

Pensiamo che la Lega fará iniziare immediatamente i tornei fra Simmenthal, Venezia e Taranto per sgombrare il terreno da quest'ultimo residuo. Sono gli ultimi sussulti del campionato, insignificanti per noi, ma ricchi di tifo e di passione per le cittá che vi sono interessate.

Il resto riguarda la Juventus, adornata dal suo undicesimo scudetto, capolista del calcio nazionale, una scuola di gioco un modello di organizazione. Il campionato é un'avventura solamente per le squadre disorganizzate. Per lo altre è semplicemente uno svolgimento di un'impresa in cui l'imprevisto viene ridotto al minimo, all'episodio casuale. Vi concorana in giusta distribuzione delle forze, in continuitá della forma, il crescendo della efficienza quindi, per gran parte, un problema di organizazione, tecnico e agonistico insieme, amministrativo e logistica. Le grandi società sono degli organismi pressoché perfetti, in cui tutte le ruote girano con ritmi uguali. Il problema del gioco costituisce naturalmente il fattore prominente, con soluzioni che variano a seconda della diversa levatura tecnica delle varie formazioni, della diversa intelligenza dei singoli, del loro diverso temperamento.

La preparazione di una squadra si basa su basi scientifiche. In scuola calcistica ha moduli e traf tati, gli allenatori non basta più che siano degli ex gincatori ma ad essi si richiede una grande capacitá didattica, una conoscenza profonda delle premesse teoriche del gioco, una notevole capacitá di assimilazione di tutto quanto viene matuando nel mondo del calcio. Le grandi squadre sono quindi il risultato di una variazione graduale e continua, volta alla ricerca del prodosto finito, passato attraverso tutti i collaudi, temprato alla fiamma delle prove piú dure. Esse richiedono, quindi grandi mezzi, u disponibilitá finanziaria solida, la possibilità di svolgere un lavoro progressivo, metodicamente e razionalmente, lungo un ciclo di anni. É un impresa enorme.

A questo tipo appartiene la Juventus. Essa é fatta non su misura nazionale, ma europea. Il suo valore ha quotazione in tutte le borse calcistiche d'Europa, il suo nome é iscritto nell'albo della grande aristocrazia calcistica continentale, fa parte di quelle grandi famiglie che costituiscono il nucleo centrale, in veritá non troppo numerosa, di un attivitá che trascende ormai il suo significato sportivo per acquistare un importanza sociale e politica. Questa sua undicesima vittoria non é quindi il felice risultato di un avventura ma il compimento di un impresa diligimente studiata sulla grande mappa della nostra organizazzione calcistica, guidata con perizia da una pattuglia di piloti e condotta a termine col passo sicuro di chi conosce la strada e sa dove vuole giungere.

Diverse, naturalmente, la figura, la situazione, la marcia del Torino. Giudicatela come volete la stagione della squadra granata resta sempre il fatto che essa é finita con la conquista di quel traguardo che costituisce il solo grande impegno assunto dai nuovi dirigenti giocatori e tifosi potevano giá dire di aver concluso la loro lunga e involta tempostosa lotta per la rinascita.

Il Torino era salito al comando del grione alla sedicesima giornata con la vittoria in trasferta sul Messina, il 10 gennaio scorso. Al primo posto é rimasto per venti domeniche ed é stato scavalcato dal Lecco proprio nel giorno in cui conquistava il diritto alla promozione. Per due domeniche la squadra granata a tallonato la giovane e valorosa avversaria e proprio sul filo di lana essa é risalita al posto che le competeva di diritto per splendore di passato e dignitá di blasone.

Il Torino ha avuto giornate di difficoltá, sono scoppiati dissidi fra i dirigenti, in formazione della squadra é apparsa in certi momenti un rebus di difficile soluzione, ora bisognatener conto del lavoro arduo di riorginazziazone resosi necessario dopo la disastrosa stagione passata quando a molti parve perfino che il vessillo sociale dovesse venire ripiegato per sempre. Una squadra da rimettere in piedi, un bilancio senza fondamenta da riassestare, un consiglio direttivo da rifare, tutta una organizazzione societaria da impiantare, un'impresa immane, come chi lavori fra le macerie di un disastro. Si sono commessi errori, ma non sappiamo chi avrebbe potuto evitarli. C'era tutta una esperienza da rifare, uomini nuovi da portare, una continuitá tecnica di gioco da ricreare, un nome glorioso da risollevare dall'umiliazione del tracollo.

Non ci sembrava quindi il caso di sopravvalutare i dissidi. La Societá ordinata e senza grane sono quelle in cui un unico mecenate comanda e dispone. Le altre tirano avanti in una polemica continua perché chiunqu concorra a puntellare il bilancio ha qualcosa da dire, e lo dice. Ora tutto é finito, il traguardo é raggiunto. Questi dirigenti che hanno trascorso un'annata tremenda, poco accorti spesso, impulsivi a tratti purtroppo, hanno tuttavia dato prova di generositá, di uno spirito di sacrificio, di una buona fede che faceva perdonare le loro impennate e meritano quindi lode anch'essi nel momento in cui tutte le fronti si spianano e gli animi si placano. Un compito anche piú arduo attende ora il Torino. La squadra torna in cantiere, i lavori di riparazione e di potenziamento si iniziano, attendiamo con fiducia il nuovo varo.

La Serie A perde due squadre di grande passato: Genoa e Alessandria. É un distacco doloroso, ma vedrete che risaliranno presto. E tornerá a brillare anche la stella del Genoa che sta passando un dei periodi piú tristi della sua esistenza.

Salgono col Torino al massimo girone, un nome nuovo il Lecco ed uno giá noto il Catania. Il calcio sta rinfrescando i suoi ranghi. Cagliari e Modena discendono in Serie C e una terza squadra li seguirá fra non molto. Dalla Serie C avanza invece una vecchia conoscenza: la Pro Patria che va a rinforzare il girone dei cadetti. La squadra bustese ebbe giá il suo periodo d'oro anni orsono quando fece parte del gruppo delle elette. Discese col Novara alla fine della stagione 1955-56 per una discesa lunga. Ora comincia a risalire e, con essa salgono Prato e Foggia nomi nuovi, virgulti giovani.

Il Novara ha cancellato del tutto domenica la sua crisi che l'aveva posta sull'orlo della retrocessione. Alla 35esima giornata era ancora al penultimoposto, alla 38esima ha seminato sette squadre alle sue spalle. Piú che una riscossa é stato uno scatto da purosange

Ettore Berra
tratto da: La Stampa 6 giugno 1960



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giovedì 4 giugno 2026

4 Giugno 1983: Roma - Juventus

É il 4 Giugno 1983 Roma Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo proprio della Roma che vince il suo secondo scudetto. 

Poi però si rifanno nella coppa nazionale - sbattuti via proprio i giallorossi, i biancoeri vincono il trofeo in finale contro l' Hellas Verona. Il tutto dopo due gare da thriller ed una rimonta spettacolare.

Buona Visione!



roma







Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Roma - Stadio Olimpico
sabato 4 giugno 1983 ore 18:30 
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Tardelli 49, Boniek 53

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Di Bartolomei, Nela, Chierico (Valigi 80), Prohaska, Iorio (Faccini 80), Ancelotti, Conti
A disposizione: Superchi, Lucci, Giovannelli
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Prandelli 55), Marocchino (Galderisi 20), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Carraro, Storgato, Furino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Prohaska 42 (Roma)
AMMONIZIONI: Cabrini 80 (Juventus); Nela, Vierchowod 43 (Roma)



Juve e Inter si ritrovano in semifinale 
COPPA ITALIA I bianconeri hanno battuto la Roma per la quarta volta nella stagione del mancato scudetto 
La squadra di Trapattoni si è imposta all'Olimpico con reti di Tardelli e Boniek 
Bodini ha parato anche un rigore di Prohaska 
Zoff in tribuna applauditissimo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE ROMA — Neppure al quarto assalto, in uno stadio completamente esaurito (record d'incasso per la Coppa Italia), la Roma campione è riuscita a superare la Juventus. Erano venuti in 70 mila per questo, se ne sono tornati tutti a casa ancora una volta delusi. La Juventus ha vinto con pieno merito, per 2 a 0, reti di Tardelli e Boniek ed il successo non è stato mai in dubbio malgrado la Roma avesse tentato all'inizio di sorprendere i bianconeri con manovre decise e a tratti pure cattive. La Juventus ha atteso paziente, ha controllato il gioco, ha colpito in contropiede i rivali, che hanno chiuso l'incontro in ginocchio. 
Nella Roma mancava Falcao, è vero, ma l'assenza del brasiliano, pur importante, non può giustificare una cosi chiara sconfitta. La verità è una sola, ribadita dai fatti: malgrado abbia perduto lo scudetto, la Juventus è superiore alla Roma. Il risultato dell'andata naturalmente ha influito sull'atteggiamento tattico delle due squadre, ma non ha per questo limitato la tensione della partita, ricca di combattività e anche più specie da parte della Roma, estremamente nervosa e in vena di rissa. Per un quarto d'ora c'è stato poco o niente in campo, poi le ostilità sono state aperte da Bruno Conti, abile nel tiro di sinistro dopo una lunga preparazione: Bodini, molto bravo ieri, ha bloccato a terra. Il portiere bianconero nel primo tempo è stato autore di grandi parate. Al 39' è volato come un gatto per deviare un destro di Prohaska dall'altezza del dischetto e al 42', addirittura, ha fermato a terra un calcio di rigore di Prohaska. L'austriaco ha calciato molle di piatto, ma Bodini è stato molto intelligente ad intuire la direzione. 
Zoff, applauditissimo in tribuna, era sicuro della parata di Bodini. Il fallo, si fa per dire, era stato di Gentile su Ancelotti. L'arbitro Lo Bello, nell'occasione, non è parso felice nella decisione, però va detto che un minuto prima Iorio era finito a terra in area a contatto con Scirea senza che il direttore di gara fischiasse il rigore: una specie di strana legge di compensazione, anche più assurda visto che in nessuna delle due occasioni i falli parevano cosi gravi da giustificare il rigore. Gli episodi riguardanti la Roma, tuttavia, non devono trarre in inganno. Malgrado un'indubbia superiorità territoriale (piuttosto sterile) della squadra campione, è stata invece la Juventus a creare le occasioni migliori. I bianconeri, approfittando dello sbilanciamento in avanti degli avversari (che applicavano sistematicamente la trappola del fuorigioco), sono arrivati vicinissimi al gol al 22' con una punizione di Platini, bloccata a fatica da Tancredi, ed hanno replicato al 28' con una splendida azione personale di Boniek, atterrato con un gran calclone da Nela mentre volava solo verso la porta di Tancredi. Boniek aveva superato in velocità tre avversari, Nela, ovviamente, è stato ammonito. Più tardi è finito sul libretto nero dell'arbitro anche il nome di Vierchowod, reo di un brutto fallo su Rossi (43'). Ancelotti, autore di un'entrata altrettanto cattiva su Brio (44'), è stato perdonato dal signor Lo Bello. 
La superiorità della Juventus ha colto comunque i suoi frutti nella ripresa. Ed é stato logico, tanta era migliore la disposizione tattica e psicologica della squadra di Trapattoni. Il primo gol è arrivato al 49'. Boniek ha approfittato di un errore della Roma nell'applicare la tattica del fuorigioco ed ha lanciato sulla destra Tardelli, in posizione regolarissima. Il centrocampista ha fatto mezzo campo al galoppo, è entrato in area infilando la porta. La Roma, a questo punto, si è sciolta, neve al sole, e la Juventus ha raddoppiato con estrema facilità. Platini ha lanciato Boniek al 53' ed il polacco, miglior uomo in campo, ha beffato Tancredi con un tocco di esterno destro. Più o meno come mercoledì scorso, soltanto che a Torino Boniek aveva usato il sinistro. Il resto è stata pura routine per i bianconeri, persino superflua da raccontare. Bastano un paio di azioni, tanto per concludere la giornata. Galderisi, al 79', ha scartato tutti e ha tirato addosso a Tancredi, all'80' Cabrini è stato ammonito per proteste e all'83' Bodini è volato a deviare sul palo una punizione ad effetto di Conti. 
E intanto i tifosi giallorossi continuavano imperterriti con applausi e canti di gioia: contenti loro.... 

Carlo Coscia


 



Poker di lusso per le semifinali, a cui accedono Inter, Juventus, Torino e Verona. Dopo la magra di Atene, incendiario risveglio dei bianconeri, che si sono scatenati contro la Roma-scudetto
Madama s'è desta

JUVENTUS. Perso il campionato, persa la Coppacampioni, perso il morale, perso per-fino Zoff, che poteva restare agli uomini di Trapattoni? Gli stimoli giallorossi di una stagione all'insegna degli eterni secondi e, perché no, anche la tradizione favorevole che si sta ormai consolidando nei confronti dei neo-campioni d'Italia. Col successo dell'Olimpico, infatti, sono ben cinque le vittorie consecutive di Madama negli ultimi incontri con la Roma, tre dei quali in casa giallorossa: ce n'è abbastanza per creare una cabala favorevole a futura memoria e anche per suturare qualche ferita lacero-contusa del già citato morale. Nell'incontro dell'andata, il leone miagolante di Atene ha preso a ruggire secondo possibilità e s'è abbattuto come un ciclone sui giallorossi, privati sin dai primi minuti di Maldera e di Pruzzo. Platini aveva dentro scoppiettante il sacro fuoco dei giorni migliori, sicché, dopo aver raddoppiato con una prodezza di testa il gol di Cabrini, s'è concesso uno dei suoi lussi da cineteca del calcio, recuperando un pallone impossibile e pescando col telecomando Boniek, che ha chiuso il colpo a rete con una toccata (senza fuga) d'esterno. Nel match di ritorno il pubblico ha regalato alla Roma il record assoluto di incassi per la Coppa Italia (quasi 870 milioni), ma non c'è stato niente da fare: agli attacchi a percussione dei capitolini (privi questa volta anche di Falcao) la Signora ha replicato con micidiali contropiede, e ha risolto la partita nella ripresa, nel giro di quattro minuti: la prima volta Boniek ha tranciato il campo con un pallo-ne-meteorite che Tardelli ha provveduto a sparare alle spalle di Tancredi; la seconda ci ha pensato Platini a servire sulla mensa del polacco un piatto da gran gala, da cui Boniek ha sbozzato il capolavoro di un pallonetto irresistibile. Prima del magico uno-due, c'era stato il momento di gloria di Luciano Bodini, che, davanti agli occhi (un po' lucidi) di Zoff in tribuna, ha neutralizzato un rigore di Prohaska che avrebbe potuto cambiare i connotati al match.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.23





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